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Papa Francesco: Non è Giubileo se non arriva alle tasche per aiutare i poveri

© Antoine Mekary / ALETEIA

Radio Vaticana - pubblicato il 10/02/16

Così il pontefice durante l'udienza generale

di Alessandro De Carolis

“Se il Giubileo non arriva alle tasche non è un vero Giubileo”. Lo ha affermato Papa Francesco che ha dedicato la catechesi dell’udienza generale del primo giorno di Quaresima al significato del Giubileo, un periodo che nella Bibbia favoriva un ritorno all’uguaglianza e alla solidarietà reciproca. Invitando a usare con generosità dei propri beni, il Papa ha pregato perché il Giubileo cancelli il ricorso all’usura”, “un peccato – ha detto – che grida al cospetto di Dio”.

Un periodo di addestramento alla fraternità, ecco la vera natura di un Giubileo. Non basta passare una Porta Santa se il messaggio di questo anno speciale non passa per il cuore e non smuove vecchie indolenze e generosità assopite per cui si sta a posto con un segno di croce e una svelta elemosina.

Lo Spirito vi faccia generosi
Papa Francesco non fa sconti al Giubileo e lo ripropone in tutta la sua rivoluzionaria forza biblica. Per gli Ebrei antichi, spiega all’inizio della catechesi, il 50.mo anno era sacro perché aveva un enorme impatto sulla vita sociale. Funzionava, spiega, come un “condono generale” in cui sperequazioni e ingiustizie venivano livellate da una nuova stagione di uguaglianza. I debitori vedevano cancellati i propri debiti, i ricchi davano ai poveri, i senza terra tornavano alle loro proprietà:

“L’idea centrale è che la terra appartiene originariamente a Dio ed è stata affidata agli uomini e perciò nessuno può arrogarsene il possesso esclusivo, creando situazioni di disuguaglianza. Questo, oggi, possiamo pensarlo e ripensarlo. Ognuno nel suo cuore pensi se ha troppe cose: ma perché non lasciare a quelli che non hanno niente? Il 10%, il 50%… Io dico: che lo Spirito Santo ispiri ognuno di voi”.

Il Giubileo arrivi alle “tasche”
Se allora funzionava, perché non può essere così anche oggi il Giubileo?, è la domanda sottintesa di Francesco. Che ricorda come circa l’80% della ricchezza oggi sia in mano al 20% delle persone. Cifre che non raccontano di una società basata sulla “solidarietà”. Ma è lì, afferma con forza il Papa, che si deve arrivare altrimenti è tutta finzione:

“Se il Giubileo non arriva alle tasche non è un vero Giubileo. Avete capito? E questo è nella Bibbia, eh! Non lo inventa questo Papa: è nella Bibbia. Il fine – come ho detto – era una società basata sull’uguaglianza e la solidarietà, dove la libertà, la terra e il denaro diventavano un bene per tutti e non per alcuni (…) Possiamo dire che il Giubileo biblico era un ‘Giubileo di misericordia’, perché vissuto nella ricerca sincera del bene del fratello bisognoso”.

Donare una primizia
Proprio per favorire una “relativa uguaglianza”, la legge biblica, ricorda Francesco, prescriveva di versare le “decime” – cioè la decima parte del raccolto o dei guadagni – a poveri, orfani e vedove, e ai leviti, gli incaricati del culto che non possedevano la terra. Oppure di donare le “primizie”, la prima parte dei raccolti, e anche oggi – esclama Francesco – quanto si potrebbe fare con le primizie “del lavoro, degli stipendi, dei risparmi”, che “si possiedono e a volte si sprecano”:

“Questo succede anche oggi! Nell’Elemosineria Apostolica arrivano tante lettere con un po’ di denaro, poca cosa o non da poco (con scritto): ‘Questa è una parte del mio stipendio per aiutare altri’… E questo è bello: aiutare gli altri, le istituzioni di beneficenza, gli ospedali, le case di riposo… E le decime, dare anche ai forestieri, quelli che sono stranieri e sono di passaggio. Gesù è stato di passaggio in Egitto”.

“L’usura è un peccato grave”
Inoltre, prosegue Francesco, lo spirito del Giubileo è in antitesi con i “calcoli meschini” e gli “interessi impossibili” che spesso accompagnano la concessione di prestiti. Prestiti che non di rado si trasformano in usura. “Quante famiglie sono sulla strada”, vittime di questa piaga, ha osservato con amarezza il Papa, che ha chiesto di pregare “perché in questo Giubileo il Signore tolga dal cuore di tutti noi questa voglia di avere di più”:

“Quanti uomini si suicidano perché non ce la fanno e non hanno la speranza. Non hanno la mano tesa che li aiuti, soltanto la mano che viene a fargli pagare gli interessi. È un grave peccato l’usura, è un peccato che grida al cospetto di Dio. Il Signore invece ha promesso la sua benedizione a chi apre la mano per dare con larghezza. Lui ti darà il doppio, forse non in soldi ma in altre cose, ma il Signore ti darà sempre il doppio”.

Concrete opere di carità
Al momento dei saluti, Papa Francesco ne ha rivolti alcuni particolari, tra gli altri, ai  direttori diocesani delle Pontificie Opere Missionarie, alle religiose Francescane dell’Immacolata Concezione di Lipari e ai membri dell’Associazione Mani tese. Siate tutti, ha concluso, “testimoni dell’amore del Signore con concrete opere di carità”.

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
corruzionepapa francescoudienza generaleudienza giubilare
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