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Spiritualità
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10 consigli per sentire la presenza di Dio nella preghiera

© Ruggiero Scardigno / Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 10/02/16

4. Sei in un altro livello di preghiera, in cui il Signore ti chiede di far tacere le labbra, di aprire il tuo cuore e di ascoltarlo

Non credo che tu abbia perso la capacità di pregare, anzi, penso che tu sia in un altro livello di preghiera. Il Signore ti chiede soltanto di far tacere le labbra, di aprire il tuo cuore e di ascoltarlo. È un tempo di “adorazione” dinanzi al Santissimo, dove sei con lui in una comunione di amore unica, personale e amorevole. È così che il Signore vuole che noi ci troviamo alla Sua presenza. Rivolgiti allo Spirito Santo e concentrati sull’adorazione, contemplalo, lasciati andare alla Sua dolcezza, dagli la tua vita, il tuo cuore… “senza parole”, e alla fine ti renderai conto che, al termine di questo meraviglioso tempo passato esclusivamente con Lui, non potrai immaginare quanto tempo tu abbia trascorso nel silenzio dell’amore.

Alice Rendón


5. La chiave è riconoscere la nostra miseria e abbandonarsi alla Misericordia infinita di Dio

È meraviglioso che Dio Nostro Signore ti abbia permesso di avere la “grazia” di sentire la Sua presenza in ogni preghiera; è una benedizione che non sempre, e non tutti, possiamo ottenere. Io non sono la persona giusta per guidare alcuno, dato che anche io sono in una lotta costante per fare ammenda di tante continue mancanze. È meraviglioso sentire un grande amore tanto grande per colui in cui tutti crediamo e che ha dato la sua vita per la nostra salvezza. E so bene che “perderlo” (apparentemente) è un grande dolore. Ricordate prima di tutto, come ha detto il nostro amato San Francesco di Sales, di “non perdere la pace”. Qualunque cosa accada, non perdere la pace. Metti la tua fiducia nella misericordia infinita del Signore, affidagli la tua miseria e dì: “Signore, io non posso, ma tu sì”. Dio spesso ci permette di attraversare il deserto delle prove e dell’amarezza, ma forse Cristo non ha avuto sofferenze, tra cui le tentazioni nel deserto? Forse Cristo non ha sentito la paura, il dolore e l’angoscia? Certo, ma lui ha messo la sua fiducia piena e completa nel Padre, senza riguardo. No, non è facile, ma almeno prova a farlo in Cristo, con l’aiuto della nostra Madre Santissima – la Mediatrice di tutte le grazie – e dì come San Pietro, con umiltà: “Signore, tu sai che ti amo”.

Il merito non è nell’essere santi da noi stessi, mai potremmo esserlo! Piuttosto il nostro merito è di riconoscere la nostra miseria e abbandonarci alla Misericordia infinita di Dio. Questo non è un qualcosa di negativo per la tua spiritualità, purché non rinneghi Gesù ma, al contrario, ti innamori ancora di più di Lui. Ricorda che il diavolo cerca di disturbarti e renderti infelice ma, restando saldo in Dio, ricordati che non si muove foglia che Dio non voglia. Ricordati che non è merito nostro amare Dio, perché Egli ci ha amati per primi. Abbandonati quindi a Lui, e chiedi la forza per diventare vincitore nel Suo nome. Non dimenticare i sacramenti della Riconciliazione e della Santa Comunione. E abbi fiducia, confida in Dio, e ricordati: Dio non ci invia alcuna prova senza darci prima gli strumenti per uscirne vittoriosi. Coraggio! E se ti può aiutare, ricordati che non sono io che parla, ma è lo Spirito Santo.

Maryaff Ichthus


6. Ammira Dio nel silenzio

La prima cosa che posso fare è congratularmi perché la tua preoccupazione per questa situazione dimostra un forte impegno a voler fare la volontà di Dio e a essere unito con Lui in stretta comunicazione, al punto di sentirti allarmato in questa fase del tuo cammino di fede. A questo proposito devo dirti che non si tratta di un periodo negativo della tua vita, e non è successo solo a te. Molti, nella cammino personale verso la Croce, ci sono passati. Posso citare un esempio di santità del nostro tempo, Madre Teresa di Calcutta. Dalle sue lettere possiamo conoscere la profonda crisi spirituale che ha attraversato, quanto ha sofferto nel provare il silenzio di Dio (che conosce il senso di abbandono). Similmente al nostro Signore sulla Croce, quando esclamò: “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?” Ma né Nostro Signore né Madre Teresa (o uno qualsiasi dei molti santi nella storia della nostra Chiesa che hanno sperimentato l’aridità spirituale) sono finiti col fare un passo indietro. Al contrario, sono rimasti fermi e questo è l’esempio migliore per noi.

Non si tratta di cercare in Dio un modo di fare riconducibile ai nostri e pensare: “Se non lo sento, se è andato via, è perché ho fatto qualcosa di sbagliato”. Anche se il silenzio è certamente adatto ad intraprendere un auto valutazione, in questa fase della tua vita consiste in un invito ad ammirare Dio nella sua misteriosa grandezza, frutto del silenzio contemplativo. Allora sarà il silenzio a permetterti di riscoprire ciò che è sempre stato ovvio: che in mezzo alla sofferenza e al dubbio Gesù è la risposta, che sulla fede non si deve ragionare.

Coraggio! Questo non è il momento di essere triste, ma per ammirare Dio nel silenzio. Madre Teresa diceva: “Il frutto del silenzio è la preghiera”. Approfitta di questa fase per ammirare il mistero dell’Eucaristia e soprattutto per lasciare che Lui ti affascini e ti attiri di più a Lui.

Benedizioni.

Fabiola Andreina


7. Non avere paura e non essere triste. Molti dei grandi santi e dottori della Chiesa ci sono passati

Caro amico! Prima di tutto, grazie per la fiducia e la sincerità mostrata nei miei confronti. Coraggio! Non avere paura e non essere triste. Molti dei grandi santi e dottori della Chiesa sono passati in quello che abbiamo vissuto sia io che te. Cioè che Dio ci abbandona, che tace, che è assente o semplicemente che non vuole rispondere. E la domanda che ci si pone è: perché Dio mi tratta in questo modo? Ho fatto qualcosa per meritare questo?

Ti dico la verità, non ho la risposta alla tua domanda (che in alcuni casi mi sono posto anche io). Mentirei se dicessi il contrario. Però ti racconto un po’ di quello che so. Grandi personaggi sono passati attraverso la stessa “prova” che stai attraversando. San Pietro, San Paolo, San Giacomo Apostolo, anche Sant’Ignazio di Loyola, Santa Teresa d’Avila, Santa Faustina Kowalska e mille ancora. Forse San Giovanni della Croce può dire esattamente ciò che si prova, quando dice nel suo poema “La notte oscura dell’anima”: ‘Dove ti sei nascosto, oh Amato, lasciandomi nel dolore? Sei fuggito come il cervo dopo essere stato ferito; sono venuto per chiamarti, ma tu sei andato via’ (ti consiglio di leggerlo a fondo e di meditarlo). Sai, il profeta Geremia si chiedeva la stessa cosa che ti chiedi tu: non sarà Dio soltanto un miraggio? (Geremia 15:15-18) Un prodotto della mente? La risposta a questa domanda è: no! Dio non è un prodotto della nostra immaginazione o delle nostre necessità. Santa Teresa d’Avila, grande riformatrice, che aveva passato più di 14 anni di aridità spirituale, sentì in modo incontrovertibile che Dio, quel Dio a cui aveva dedicato la sua vita, l’aveva abbandonata. Ma non è stato così, Dio fu con lei in quei 14 anni, ogni giorno con lei, in silenzio. L’amore di Dio si manifesta anche in silenzio, ma solo pochi possono realmente accoglierlo, molti altri non capiscono questo principio.

Attualmente stai attraversando un deserto. Nell’Antico Testamento il deserto ha un significato forte e bello, significa purificazione. L’hai detto tu: la preghiera è un dono, come la fede. Fidarsi di lui, credere in lui e, soprattutto, credere a Lui, è difficile e richiede un sacco di amore. Per raggiungere questo è necessario pregare molto. Come ha detto padre Ignacio Larrañaga (esperto nella preghiera e fondatore dei Circoli di preghiera e di vita), “per questo dialogo non è necessario che si incontrino le parole (siano mentali o verbali), ma solo le coscienze. Sappiate che il buio non lo nasconde, né le distanze lo separano”. Lui è là. Dio è un Dio personale, è interessato a te come una creatura unica e irripetibile, sa quello che stai passando in questo momento e ti ama così tanto che si adatterà, come dice Padre Larrañaga, al tuo entusiasmo o alla tua aridità. Cristo stesso sentì la solitudine e l’aridità, quando disse: “Padre, perché mi hai abbandonato?” (Matteo 27:46). Riesci a crederci? Lo stesso Padre che abbandona il suo Figlio. Ma Dio era lì, in silenzio, pronto a riceverlo a braccia aperte. E così, mentre sulla terra il silenzio di Dio regnò per la morte del suo Figlio diletto, Dio (lo stesso che era in silenzio) ha aperto il cielo per ricevere Cristo, suo amato figlio. Si tratta di un paradosso, ma la nostra fede non ne è forse piena? Una Vergine dà alla luce un figlio, colui che è morto – umiliato nella croce – resuscita glorificato, il Dio che tace parla nel silenzio. Fidati! Dio non ti ha abbandonato nella preghiera. Abbi fede in Lui.

Angélica Vieyra

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Tags:
preghiera
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