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Quando la religione sfila nei sambodromi…

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Il sincretismo ha mischiato Maria con sacerdotesse, riti tribali e dee pagane in nome della “pace tra le religioni”

Maria piena di volti

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La scuola di samba di San Paolo Águia de Ouro ha presentato la sfilata “Ave Maria piena di volti”, il cui obiettivo era “omaggiare il senso della femminilità e della maternità” partendo da figure religiose femminili.

Anche se il titolo dava a intendere che la Madonna era la protagonista, quello che si è visto è stato un confuso sincretismo che fa saltare da Maria alle dee pagane, passando per sacerdotesse ed elementi tribali. Già all’inizio della sfilata, del resto, le sacerdotesse realizzavano un rituale intorno a un calderone nel quale si ergeva… la Madonna.

Uno dei carri allegorici rappresentava un tempio egizio e si proponeva di tracciare un parallelismo tra gli dei Iside e Osiride e la Sacra Famiglia di Nazareth. Non è chiaro di che tipo di parallelismo si trattasse. Sono state poi unite all’accozzaglia divinità pagane della mitologia greco-romana, sottolineando “la forza matriarcale”.

In mezzo alla “licenza poetica” della scuola paulista nel presentare i “volti” della donna nella storia delle religioni, c’è stata di fatto una sottolineatura almeno “quantitativa” di Maria, con menzioni dell’Immacolata Concezione, dell’Annunciazione e della Passione di Cristo. Non sono mancate la Pietà e Nostra Signora Aparecida, che ha chiuso la sfilata.

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Su richiesta della Chiesa, la scuola non ha presentato componenti nudi.

Sfilata di Carnevale

Sempre a San Paolo, gli Acadêmicos do Tucuruvi hanno portato in scena una “processione” di religiosità popolare brasiliana, celebrando le grandi feste di fede del Paese: il Cero di Nazareth, dello Stato del Pará; i pellegrinaggi di Padre Cícero, dello Stato del Ceará; la devozione a Nostra Signora Aparecida, patrona di tutti i brasiliani.

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Come l’Águia de Ouro, anche questa scuola ha mescolato elementi della fede cattolica a ingredienti eterodossi come stregoni, rituali indigeni di passaggio e tradizioni afro-brasiliane.

Hanno “partecipato” alla processione anche San Giovanni, Sant’Antonio e San Pietro, e il guerriero San Giorgio tra nastri e simboli di devozione.

Intolleranza religiosa

A Rio de Janeiro, la scuola Viradouro ha affrontato l’intolleranza religiosa mediante un’interpretazione carnevalesca dell’opera O Alabê de Jerusalém, di Altay Veloso, che narra la storia di un africano nato duemila anni fa e diventato seguace di Gesù Cristo – Gesù stesso è stato rappresentato in uno dei carri allegorici da un attore di Rede Globo.

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Il protagonista dell’opera di Veloso è l’africano Ogundana, nato nell’attuale Nigeria e che ha lasciato la sua tribù a 12 anni, viaggiando alla volta del Nordafrica e conoscendo popoli e Nazioni diversi, tra i quali ha sviluppato il potere della guarigione. L’opera racconta la sua amicizia con Gesù e la sua passione per Giuditta, cugina di Maria Maddalena. Duemila anni dopo, Ogundana finisce in Brasile.

La scuola di samba ha trattato l’intolleranza religiosa enfatizzando la storia di Kayllane Coelho, di 11 anni, che nel giugno 2015 è stata vittima di un gesto deplorevole: le è stata scagliata addosso una pietra mentre usciva da una cerimonia di candomblé [religione afro-brasiliana, n.d.t.].

Come promuovere la pace tra le religioni?

La presenza della religiosità nelle sfilate si è guadagnata sia lodi che critiche: lodi per la proposta di convivenza pacifica tra le religioni, critiche per la diluizione dell’identità di ogni religione in nome di un pacifismo superficiale, proprio per questo più capace di infiammare gli animi che di promuovere la concordia.

Sarebbe forse il caso di chiedersi se il modo migliore di difendere la pace tra le religioni sia proprio l’insistenza nell’“interpretarle” a partire dai propri criteri anziché avere la buona volontà di conoscerle seriamente prima di farne una caricatura.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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