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Avere figli è una cosa da folli?

© SHUTTERSTOCK
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di Garrett Johnson

A prima vista, l’idea di diventare genitori è piuttosto folle. La genitorialità è esigente. Dal momento del concepimento fino alla morte, e soprattutto fin quando non sono usciti di casa, la vostra vita è nelle mani dei vostri figli. Preparatevi a effondere molto amore.

Per i “principianti”:

1. La pulizia della casa va in fumo.
2. Le preziose ore di sonno, così come i momenti di intimità, subiscono continue interruzioni.
3. I saloni delle case vengono trasformate in campi minati di mattoncini Lego.
4. Ci sono ben pochi momenti di tranquillità: non si sa mai quale sarà la prossima mossa dei propri figli.

Nonostante tutto, da un punto di vista cristiano, la vita stessa è un dono. Se quelli che vogliono e scelgono di avere figli sono dei folli, Dio è stato il primo folle di tutti. Se abbiamo ricevuto la vita come un dono, ha senso rendere la propria vita un dono. O è un discorso da pazzi?

L’esperienza di gioia ha l’apparenza di follia per coloro che non hanno gli occhi per vederla. È la celebrazione della vita, insieme alla felicità e alla gratitudine, anche nei momenti di prova e di sacrificio. È la gioia di una vita realizzata nel donarsi per amore. Lungi dal provocare crepe nel rapporto (ci saranno sicuramente momenti di difficoltà e tensione, com’è inevitabile in ogni relazione), è la colla che permette ai veri legami di formarsi e di consolidarsi.

Questa, tuttavia, non è la visione più diffusa della vita di famiglia che spesso viene trasmessa. Per molte persone, la vita familiare è un inferno. Solo per darvi un’idea, guardiamo questo spot diffuso dalla Durex, un’azienda produttrice di contraccettivi (ovviamente condividiamo questo video con l’unico obiettivo di formare un giudizio critico al riguardo).

Nel secondo video, “Proteggiti”, la vita con i figli viene presentata come un incubo costante in cui qualsiasi tentativo di ottenere pace, relax e piacere viene distrutto da cataclismi provocati dai bambini, perché secondo chi è dietro il video:

1. Annullano il piacere tra moglie e marito.
2. Sotto il loro regno, la casa inizia a sembrare più un campo di battaglia che un luogo in cui riposarsi dopo una lunga giornata di lavoro.
3. Neanche i più semplici momenti di piacere – quella tazza di caffè caldo al mattino – sfuggono al loro imperversare.

Ahimé, la contraccezione, ci viene detto, offre la risposta a questa piaga di infelicità, a questa malattia, a questo difetto naturale che è avere dei figli. La protezione in questo caso viene intesa come difesa di ciò che è più importante ed essenziale per la vita umana – la ricerca della gratificazione.

Non fraintendetemi: la vita familiare a volte può assomigliare a un purgatorio, e non c’è dubbio sul fatto che ponga dei limiti, ma spesso la nostra felicità risiede proprio nel modo in cui abbracciamo questi limiti.

L’aspetto che trovo più stridente è che ci troviamo davanti alla stessa situazione ma a due mentalità completamente diverse: una è una versione glorificata dell’egoismo, l’altra un’avventura di generosità. Quando avete visto lo sguardo preoccupato sfociare in un’espressione estatica di gioia sul volto del padre (primo video), cosa avete provato? Una generosità così gioiosa non è contagiosa? Forse è questo che come cristiani, come apostoli, dobbiamo trasmettere a un mondo ossessionato in modo malato dal suo egoismo deprimente.

Mi chiedo se troppo spesso non proviamo a convincere e a persuadere usando statistiche, studi psicologici ecc. Tutte queste cose hanno il loro spazio, ma l’obiettivo di un apostolo è sempre il cuore, non solo il comportamento esteriore, perché le radici di tutta la debolezza o cecità morale vivono nel cervello ma sono radicate nel cuore. Un cuore malato di egoismo accetterà raramente argomentazioni che gli richiedono una conversione. Per questo, bisogna essere non solo consapevoli dei disaccordi in atto, ma anche del motivo per cui esistono. Perché quella persona ha difficoltà ad accettare un certo insegnamento? Quali esperienze o influenze l’hanno portata a credere a questo o a quello?

Le domande soggiacenti a tante questioni polemiche attuali sono varie: Cosa dà felicità e realizzazione alla nostra vita? Cosa desidera il cuore umano? Cosa può realizzare questo organo misterioso che non smette di mai di spingere verso un luogo o qualcosa di più grande, verso un orizzonte non visto e non toccato? Cristo, con le parole e con le azioni, rivela la risposta nella sua Incarnazione, nella sua Crocifissione e nella sua Resurrezione. L’orizzone a cui anela il cuore è l’amore, un amore infinito. Questo amore non è tuttavia una totale autogratificazione; è piuttosto una totale donazione di sé nella comunione.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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