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A cosa serve la fede? Quale convenienza c’è ad essere cristiani?

Pixabay.com/Public Domain
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di Davide Perillo

A cosa serve essere cristiani? Quale vantaggio ci dà? Solo per “conquistarsi il posto in Paradiso”, come dicono alcuni? E’ dunque una fede ripiegata nell’Aldilà?

No. C’è una frase impressionante che Gesù dice nel Vangelo per rispondere a queste domande: «In verità vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi a causa mia e a causa del vangelo, che non riceva già nel presente cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e nel futuro la vita eterna» (Mc 10,29-30).

Avevo già sentito questo passo molte volte, da bambino e da ragazzo. Poi, un giorno, mi è capitato di sentirlo spiegare da don Luigi Giussani così: «”Chi mi segue avrà la vita eterna”, e questo vi può non interessare. Ma “avrà il centuplo quaggiù” -cioè vivrà cento volto meglio l’affezione all’uomo o alla donna, al padre e alla madre, avrà cento volte più passione per lo studio, amore per il lavoro, gusto per la natura-, questo non può non interessarvi». Ha ragione. Cento volte ragione. un promessa così non può non interessare.

In fondo, è questo il vero guadagno della fede. La sua convenienza umana. Non è solo la vita eterna: quella non sappiamo neanche cosa sia. Ma è un’eternità, una pienezza che inizia già qui e ora. Gesù dice questo: chi sta con me, vive in maniera più piena. Non deve censurare nulla. Gusta tutto di più. Cento volte di più. Il centuplo, appunto. Vincendo la morte, non solo promette a noi la vita eterna, ma ci dà un metodo per vivere sempre e tutto pienamente: la sua compagnia. «Io sono la via, la verità e la vita». Stai con me.

E’ una sfida. Ma se Cristo ha vinto la morte, è una sfida che fa a te ora. Se Gesù è davvero Dio, allora tutto è possibile, anche la resurrezione. Ma èsuccesso o no? Abbiamo buoni motivi per crederci?

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