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Le cose in comune tra padre Pio e papa Francesco

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Dall'orario della sveglia alla confessione, dalla Misericordia…agli ostacoli ecclesiastici

Un’abitudine piccola piccola unisce Papa Francesco e san Pio, che mai si sono potuti conoscere: le 4,45 come orario della sveglia. Ma non è certo l’ora del risveglio che ha “segnato” le mattine del santo cappuccino di Pietrelcina e quelle del nostro Papa. È piuttosto l’opportunità che così si sono “garantiti” di poter pregare più a lungo, anche in ispirata solitudine, e celebrare al più presto la prima messa del giorno (Mio Papa, 28 gennaio).

LA CONFESSIONE E IL PERDONO

Padre Pio celebrava all’alba. Le sue funzioni erano d’intensità eccezionale e potevano durare perfino tre ore. Confessore e “perdonatore” eccezionale (anche per questo così apprezzato da papa Bergoglio!), padre Pio non riusciva proprio a lasciar passare il fatto che un fedele saltasse la messa, tanto da aver negato, talvolta, l’assoluzione per questo peccato.

LE RIVELAZIONI DEL FRATE

Queste cose le racconta padre Marciano Morra, cappuccino, per 25 anni segretario generale dei gruppi di preghiera di padre Pio. Padre Morra vive a San Giovanni Rotondo e le sue parole sono state raccolte dal vaticanista Ignazio Ingrao per il suo nuovo libro Il segno di Padre Pio (Piemme Edizioni).

DUE EPISODI

Racconta il Cappuccino che Bergoglio, allora cardinale di Buenos Aires, volle conoscere meglio la storia del santo di Pietrelcina dopo due fatti accaduti nel 2002: la cerimonia di canonizzazione di san Pio, il 16 giugno di quell’anno, e la scoperta, in tale occasione, della diffusione si può dire quasi capillare dei gruppi di preghiera di padre Pio nella capitale argentina» (La Stampa-Vatican Insider, 6 febbraio).

BERGOGLIO E I GRUPPI DI PREGHIERA

Il clamore mediatico della proclamazione di Pio da Pietrelcina «spinse il cardinale Bergoglio a informarsi più a fondo sulla presenza e sull’attività dei gruppi di preghiera di padre Pio nella città. Scoprì che erano diventati più di ottanta».

QUEL VIAGGIO A ROMA

Bergoglio invia a Roma due persone di fiducia per approfondire questo fenomeno: il suo portavoce, padre Guillermo Marcó, e una sua amica, Ana Cristina Cernusco, segretaria personale dell’ex-presidente argentino Fernando de la Rúa. «Padre Marcó e la signora Cernusco – prosegue Morra – giunti in Italia, incontrarono monsignor Riccardo Ruotolo, presidente della Casa Sollievo della sofferenza e dei gruppi di preghiera di padre Pio». C’era anche padre Morra «a quel colloquio. I due “inviati” di Bergoglio fecero molte domande, soprattutto sui gruppi di preghiera: quanti erano, come erano organizzati, chi li seguiva. Al termine dell’incontro ci proposero di recarci in Argentina per avere un colloquio personale con il cardinale Bergoglio».

LA PAROLA DI DIO

Della «trasferta» a Buenos Aires il Frate svela: «Ci recammo in Argentina in due, io e monsignor Giuseppe Ruotolo, fratello di Riccardo. Bergoglio arrivò presto. E fu un incontro meraviglioso. Ci chiese qual è la finalità dei gruppi di preghiera. «I gruppi si nutrono del confronto con la Bibbia e con la Parola di Dio – rispose padre Morra – E questo, al tempo di Pio XII, rappresentò un’altra importante novità ben prima del Concilio Vaticano II. Padre Pio, infatti, ha sempre cercato di aiutare i fedeli a pregare con l’aiuto della Sacra Scrittura».

Morra si accorse che «questo aspetto colpì molto Bergoglio che ancora oggi, divenuto papa, raccomanda continuamente ai fedeli di leggere il Vangelo e farsi accompagnare dalle parole di Gesù».

LE OPERE DI CARITA’

Un altro aspetto che l’Arcivescovo della Capitale argentina desiderò approfondire in quell’incontro fu il tema delle «opere di carità. Infatti i gruppi di preghiera non sono solo un movimento di orazione ma sono anche molto attivi. Si propongono di portare aiuto ai bisognosi. Testimonianza vivente di questa attività è la Casa Sollievo della sofferenza, l’ospedale di San Giovanni Rotondo voluto personalmente da padre Pio».

LA CONFESSIONE

Poi, fu esposto a Bergoglio il tema della Confessione: san Pio fu un vero ”apostolo del confessionale”. E’ noto che Padre Pio trascorreva molte ore della sua giornata in confessionale e che accoglieva semplici fedeli e personaggi famosi, spesso con storie complicate di divorzi, tradimenti, difficoltà esistenziali. Ed anche padre Jorge Mario Bergoglio fu assegnato al semplice ministero di confessore a Cordoba quando termino’ il suo servizio da provinciale dei gesuiti d’Argentina (Agi, 6 febbraio)

Da quell’incontro a Buenos Aires, secondo Morra, è nato un legame profondo e intaccabile Bergoglio-padre Pio.

PERSONAGGI SCOMODI

Padre Pio, infine, e’ stato un santo scomodo, a lungo perseguitato dalla Chiesa e poi clamorosamente riabilitato dagli ultimi tre papi: Wojtyla, Ratzinger e Bergoglio. E questo, secondo l’autore de Il segno di Padre Pio è l’ultimo punto che lo accomuna a Bergoglio. «Nessun santo recente – continua il vaticanista – gode dell’immensa popolarità e simpatia che circonda Padre Pio. Eppure la persecuzione ecclesiale subita resta avvolta da misteri ed enigmi». Allo stesso modo la popolarità di Papa Francesco è un dato indiscutibile di un pontificato che spesso si è distinto per veleni e scontri agitati dietro le quinte.

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