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La star di “Risorto”: l’incontro con il Papa mi ha riavvicinato a Dio

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Joseph Fiennes è il personaggio chiave del film che uscirà a Pasqua e racconta l'apparizione di Gesù ai discepoli

Un accordo segreto tra Caifa, sacerdoti ebrei e la Roma di Ponzio Pilato per controllare la Giudea e impedire la rivolta. È questo il tema di «Risorto» che uscirà nelle sale il 17 marzo.

IL BRACCIO DESTRO DI PILATO

Joseph Fiennes è il personaggio chiave del film: interpreta Clivus, il braccio destro di Pilato, un tribuno militare romano incaricato di scoprire chi ha trafugato il corpo di Cristo e di perseguitare i suoi discepoli. Un compito che lo porterà ad assistere all’apparizione di Gesù ai suoi discepoli e a convertirsi al cristianesimo (Il Tempo, 4 febbraio).

LO SGUARDO DEL NON CREDENTE

«Caifa conosce la verità, ossia che le guardie sono state sorprese da un evento straordinario e cerca di cambiarla e controllarla con Pilato – spiega l’attore, che ha incontrato Papa Francesco in Vaticano -. Forse è una novità rispetto alle Scritture ma a me interessa molto il fatto che crocifissione, resurrezione e ascensione vengano viste attraverso lo sguardo di un non credente».

LA “SCOSSA” DEL VATICANO

Un incontro folgorante. Sia l’atmosfera del Vaticano, che il colloquio con il pontefice hanno scosso Fiennes. «Io sono stato battezzato ma poi mi sono allontanato dal cattolicesimo, però il tempo trascorso in Vaticano è stato fenomenale, mai avrei potuto pensare che sarebbe successo, è stato un momento speciale anche se non eravamo lì per parlare del film ma per incontrare il Papa» (metronews.it, 3 febbraio).

L’ODORE DI INCENSO

Il rapporto con la fede? L’attore confessa che «per quanto sia fragile, sono rimasto colpito e commosso da ciò che ho visto in Vaticano, sarà per l’idea di tutta la gente che vi entra ogni giorno o per l’odore di incenso della chiesa…».

RELIGIOSITA’ COME REDENZIONE

Il suo personaggio lo ha portato ad una riflessione sull’essenza della religiosità. «Mi ha fatto pensare al concetto della redenzione, all’idea che c’è sempre una seconda possibilità. Mi è capitato spesso di interpretare personaggi religiosi e quello che trovo interessante in loro è l’integrità, l’evoluzione del sé in gente che ha una fede, l’autocontrollo di persone che possono gestire tempeste interiori grazie alle loro certezze, cosa che io mai potrei fare» (Avvenire, 4 febbraio).

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