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Francesco e Kirill: un abbraccio che cambia la storia

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Mennini: “L’audacia spirituale di Kirill ha incontrato la grande disponibilità di Francesco”

“Le cose si stanno muovendo. Stanno cadendo i muri e si sta realizzando l’auspicio del Concilio Vaticano II riguardo alla Chiesa come sacramento dell’unità di tutta la famiglia umana”. E’ molto soddisfatto il nunzio in Gran Bretagna, mons. Antonio Mennini dell’annuncio dello storico incontro tra papa Francesco e il primate della Chiesa ortodossa russa, Kirill, che avverrà a Cuba il 12 febbraio. Mennini, è stato rappresentante della Santa Sede nella Federazione russa dal 2002 al 2010 e il patriarca Kirill ha espresso profonda stima per il contributo dato dal diplomatico al ristabilimento di buone relazioni tra Roma e il patriarcato ortodosso. “Questo incontro auspicato da anni anche da parte delle autorità politiche russe – afferma il nunzio in Gran Bretagna – è il segno dell’audacia spirituale del patriarca Kirill che è senz’altro consapevole delle difficoltà che l’evento può provocare all’interno della chiesa russa e anche riguardo alle altre chiese ortodosse”.

Qual è la causa delle difficoltà di un incontro tanto desiderato da Giovanni Paolo II e che non ha potuto essere realizzato nemmeno con Benedetto XVI?

Mennini: La prima volta che Putin venne in visita da Giovanni Paolo II, durante la conferenza stampa finale, un giornalista chiese al leader russo perché non aveva invitato il papa a Mosca, così come aveva fatto Eltsin. Lui ricordò una carneficina di migliaia di fedeli e monaci ortodossi avvenuta in una sola notte sulle rive della Neva ad opera dei bolscevichi per spiegare che la chiesa russa non aveva ancora abbastanza forza e fiducia in se stessa per affrontare questo passaggio. Ancora oggi ci sono gruppi all’interno della chiesa russa che, come ha scritto Benedetto XVI nel suo libro “Luce del mondo”, non conoscono la chiesa cattolica di Roma e nutrono dei timori. Difficoltà ci sono anche per alcune altre chiese ortodosse, per esempio quella bulgara che si è ritirata anche dal Consiglio mondiale delle chiese o quella georgiana.

L’incontro avrà ripercussioni sull’annunciato Sinodo panortodosso che si terrà a Creta a giugno?

Mennini: Anche il patriarca Kirill, e non solo il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo che da tempo manifesta una vicinanza, ricambiata, con la Santa Sede, può ora far valere la forza del rapporto con Roma. La Chiesa di Costantinopoli ha una forte influenza, ma diverse chiese – quella serba, quella macedone, le chiese baltiche – sono più vicine a Mosca e questo evento aiuterà a riaprire un nuovo dialogo con la Chiesa cattolica.

Cosa ha determinato il cambiamento di situazione?

Mennini: Molti vescovi ortodossi russi erano da anni a favore di una nuova pagina nelle relazioni tra le due chiese. Le relazioni diplomatiche hanno aiutato a far conoscere al patriarcato la stima e il rispetto che il papa e la Santa Sede nutrono per la tradizione spirituale e per i valori morali difesi dalla chiesa ortodossa e la comprensione per il pesante prezzo pagato da questa chiesa durante la persecuzione stalinista e comunista. Sono migliaia i martiri che hanno versato il proprio sangue a causa della fede in Gesù. E ci sono stati altri elementi che hanno favorito questa apertura.

Per esempio?

Mennini: Un investimento nelle persone. Già quando ero io nunzio in Russia, e poi ancora dopo, almeno 150 seminaristi russi hanno usufruito di borse di studio per le Università pontificie o altre istituzioni ecclesiastiche: tutte queste persone hanno contribuito a non far percepire Roma come estranea o addirittura nemica e a operare un cambiamento.

Restano le difficoltà del rapporto tra la chiesa ortodossa russa e la Chiesa cattolica ucraina…

Mennini: Le difficoltà restano, però è vero che qualche segno di distensione da parte del patriarcato di Mosca c’era già stato: quando si è insediato il nuovo arcivescovo maggiore dei cattolici ucraini, mons. Schevchuk, il patriarcato ha inviato un telegramma rivolgendosi al capo della chiesa greco-cattolica, non al capo degli uniati, che sarebbe stato dispregiativo. Certo la guerra ha complicato i rapporti, ma ora c’è una spinta per tutti per un dialogo più aperto e costruttivo.

Quanto peso ha personalità di papa Francesco in questo risultato?

Mennini: E’ noto che una delle difficoltà maggiori per l’incontro tra pontefice e patriarca è stata la scelta del luogo: i russi volevano un luogo “neutro”, né a Mosca, né a Roma. Si è parlato a lungo di Bari, luogo di elezione per tanti pellegrini russi per la presenza delle reliquie di san Nicola. Nel 2013 ho accompagnato un vescovo russo da papa Francesco facendo da interprete e in quella circostanza il papa chiese di riferire a Kirill che lui era pronto ad incontrarlo dovunque e in qualunque momento. So che l’ha detto in tante altre circostanze, anche nella conferenza stampa in aereo tornando dal viaggio in Corea. Per arrivare a questa svolta certo è stata importante la personalità di Francesco che parla con il cuore ed è distaccato da etichette e precedenze, così come il coraggio di Kirill che sa di rischiare di poter pagare qualche prezzo: il risultato è un evento che cambia la storia.

 

 

 

 

 

 

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