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3 domande per cogliere il senso profondo della Messa

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La risposta di Don Ricardo Reyes nel libro "Lettere tra cielo e terra"

“Perché per essere cristiani è necessario andare a Messa?”.

Proviamo a fornire un assaggio di risposta attraverso le parole della prima lettera del libro di don Ricardo Reyes, Lettere tra cielo e terra (Edizioni Cantagalli), che ha sentito l’urgenza di rispondere alla domanda di Stefano, un suo amico “cattolico non praticante”, che durante una cena lo ha interrogato sul perché partecipare alla Messa.

Un simile interrogativo i nostri nonni non se lo sono mai posto. Per loro, prendere parte alla liturgia domenicale rappresentava un atto “normale”, su cui non interrogarsi più di tanto, ma da compiere semplicemente, con fede e devozione più o meno grandi, in maniera spontanea.

Oggi l’atteggiamento di fronte alla religione è profondamente cambiato. L’occidente ormai secolarizzato si è allontanato dalla fede e mette in profonda discussione il Magistero della Chiesa. Assistiamo a una scristianizzazione pervasiva, ma contestualmente a una pressante ricerca di senso e spiritualità da parte dell’uomo moderno, che non riesce a spegnere dentro di sé la sete di assoluto che lo contraddistingue. Ecco perché cerca di abbeverarsi disperato a quelle “fonti” che gli appaiono più attuali e immediate.
Don Ricardo, di fronte a quest’uomo assetato, afferma che c’è solo una risposta che può veramente appagarlo, ed è Cristo. Con il suo libro ci racconta che possiamo incontrarlo proprio durante la Messa, momento fondamentale della vita e della fede cattolica, che spesso i più “tiepidi” vivono solo come un ripetersi di ritualità formali o al più simboliche.

Facendo nostre le domande che i tanti Stefano oggi presenti nella comunità ecclesiale farebbero a don Ricardo, affidiamo virtualmente a lui la risposta attraverso alcuni passi significativi della prima lettera che apre il suo libro.

chiesa
Pixabay.com/Public Domain

Perché devo andare a Messa?
«Sai che ti dico? Oggi potrei rinunciare a tutto senza troppa difficoltà, ma sarei terrorizzato se non potessi vivere il mistero che assaporo ogni giorno nell’Eucarestia e che in fondo è l’unica cosa che mi permette di andare avanti. (…)Perché devo andare a Messa? (…) Dietro la tua domanda c’è solo curiosità intellettuale? Forse pensi anche tu al Signore come aiuto per risolvere piccoli problemi quotidiani? Non so cosa ti spinga, ma Gesù ti dà oggi la stessa risposta che ha dato duemila anni fa alle folle del Vangelo: «Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà» (Gv 6,27). Cristo è Dio crocifisso che si è consegnato alla morte in un corpo umano per riscattare l’umanità persa nei suoi vani tentativi di essere. Gesù, oggi come allora, ama tutti gli uomini da quello più semplice a quello più geniale, da chi si infiamma e arde per conoscerlo a chi è freddo e Lo rifiuta per le sue convinzioni razionali. Ma non ha in simpatia, pur amandoli, i tiepidi, che né credono, né lo rifiutano e non si accorgono che stanno cercando un Dio a “propria immagine” che non esiste. Il Signore ci ha lasciato l’Eucarestia per mostrarci come in Lui possiamo vivere la nostra vita, nella sua interezza di spirito e corpo, senza divisioni».

Eucharistic celebration
© Public Domain

Perché mi sono allontanato dalla Messa?
«La parola “Messa”, non so perché, mi fa venire in mente qualcosa di immobile, lontano, noioso e forse incomprensibile. (…) Per questo credo che sarebbe più appropriato usare “celebrazione eucaristica” o solo Eucaristia, parola di origine greca che vuol dire “rendimento di grazie”. L’Eucaristia è un atto attraverso il quale diciamo grazie a Dio, perché ci dà la possibilità di vivere la nostra vita senza la paura della morte. (…)Una cosa è certa: il demonio vuole portarci alla solitudine; sa quanto l’Eucaristia abbia la capacità di riportare l’uomo alla sua unità profonda per non essere diviso in se stesso e, allo stesso tempo, ad una vera relazione con gli altri; per questo il “premuroso rettile” fa di tutto perché nessuno vada più a Messa e ne scopra la forza salvifica. Egli agisce con un attacco diretto a ogni cristiano che voglia vivere l’immensità nascosta in questo sacramento. Devi capire che l’Eucaristia è il cuore della nostra fede che ci porta a vivere la nostra vita, mentre Satana vuole trascinare l’uomo a disprezzare la vita. (…) è lì che hai la possibilità che Cristo smuova il tuo cuore, parli con te, agisca in tuo favore. (…) Caro Stefano, non è altro che un incontro d’amore, è come se il Signore avesse lasciato una porta aperta con una grande scala che mette in comunicazione cielo e terra e così ci abbia permesso di assaporare la Sua infinita misericordia, la tenerezza della Sua compagnia e l’unica speranza che non ci delude».

croce
Pixabay.com/Public Domain

Perché sento l’esigenza di avvicinarmi a Dio soprattutto nel dolore?
«Mi ha sempre colpito come le persone si avvicinino a Dio nel dolore. Prima pensavo che fosse la paura della morte a spingerli, poi ho scoperto essere la malattia che, mostrando all’uomo la futilità di questa vita, stravolge completamente le priorità. O Dio c’è, oppure tutto è semplicemente assurdo. Non so come ciò avvenga, ma so con certezza che non siamo noi a cercaLo, ma è Lui che ci aspetta nei momenti cruciali, come è successo a mio zio che ha visto come Dio attende da sempre l’uomo nei momenti più drammatici per condurlo al suo Amore che si mostra nel Figlio. Quest’uomo crocifisso e risorto ci testimonia nell’intimo la vittoria sulla morte. È questa vittoria sulla morte che ci libera dalla paura, facendoci entrare nell’eternità e ci consente una vita piena, perché ormai affrancata dall’angoscia e dal dominio del tempo».

La forza della speranza che si avverte nelle lettere di don Ricardo Reyes è la stessa a cui si appella Charles Moeller, che scriveva: «Spesso noi non chiediamo a un libro che un’ora, un minuto, un attimo di fervore spirituale. E questo è già molto bello. Se qualcuno dei miei lettori trovasse, qua o là, questo minuto di fervore, se qualche giovane studente vi ritrovasse almeno l’ombra della sua condizione di battezzato, se qualche incredulo, infine, si sentisse colpito, scosso, dinanzi alla bellezza del Cristo delle Beatitudini, la mia fatica sarebbe ripagata. Uno mi basterebbe. Uno solo. Poiché un uomo solo è tutto il mondo: il mondo della grazia e della natura, che vuol vivere e risplendere in lui».

Siamo certi che la lettura di questo libro abbia già ridestato, e ridesterà in molti la Vera Sete.

 

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Reyes, Lettere tra cielo e terra
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