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Scrivi una lettera, salvati l’anima

© Toshiyuki Imai

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 04/02/16

Recupera il potere della parola (e della Parola) in questa Quaresima

“C’è posta per te!”

Un tempo queste parole erano associate alla voce elettronica di un computer che annunciava l’arrivo di un’e-mail. Ti ricordi quando ricevere un’e-mail era una novità? Al giorno d’oggi, i miei studenti pensano all’e-mail come a un qualcosa d’altri tempi, qualcosa che solo le persone “più vecchie” (come ad esempio i professori) usano per lavoro. Se gli studenti universitari (e quelli più giovani) vogliono comunicare, inviano sms o messaggi su Facebook. Ho questo argomento in mente perché uno dei miei propositi per il 2016 è stato quello di riprendere la mia vecchia abitudine di scrivere lettere a mano.

Ti ricordi quando le parole “C’è posta per te!” si riferivano a una lettera di carta? Oh no, non la pubblicità o le bollette che intasavano le caselle di posta (per molto tempo ho ritenuto che questa fosse la conseguenza del peccato originale!). La posta che contava. Una vera e propria lettera, scritta da una persona cara, scritta a mano. Vi ricordate l’appagamento che l’arrivo di un tale tesoro poteva portare? Purtroppo, molti giovani non hanno mai provato questa sensazione; e, peggio ancora, questa mancanza è una forma di impoverimento spirituale di cui sono spesso inconsapevoli. Mi spiego.

Non molto tempo fa, ho raccontato a una studentessa universitaria ciò che succedeva quando due amici stavano per separarsi e non sapevano se avrebbero avuto modo di rivedersi (forse perché uno dei due era in procinto di trasferirsi dall’altra parte della nazione, ad esempio). C’era un gesto molto significativo che mostrava il desiderio di mantenere l’amicizia. Prima di congedarsi dall’amico, gli si regalava una bella scatola di cancelleria, una buona penna e un libro di francobolli. La studentessa con cui parlavo è scoppiata in lacrime, poi mi ha spiegato: “Non mi è mai successo. Non riesco a pensare a qualcuno che conosco che mi avrebbe potuto dare un tale dono. Non riesco a immaginare qualcuno che mi ami così tanto”.

Questa affermazione mi ha fatto pensare. Ho ricordato le innumerevoli ore trascorse a scrivere lettere agli amici, una vera e propria fatica d’amore, perché la mia calligrafia era (ed è tuttora!) terribile; pur se con la mano dolorante, continuavo a impegnarmi per scrivere la mia corrispondenza personale in modo leggibile. La gioia di ricevere una lettera da un amico mi poteva dar forza per giorni o settimane. Davvero la giovane donna con cui ho parlato non ha mai avuto tale esperienza, praticata per secoli da molte persone? Mi sono quindi chiesto come lei e i suoi contemporanei possano leggere e pregare la Sacra Scrittura.

Lo dico con una certa cautela, perché mi ricordo dei ritiri all’epoca del liceo, negli anni ’70. Ci dicevano che “la Bibbia è la lettera d’amore di Dio per te!” (anche a 15 anni pensavo: “Davvero? Avete mai letto il libro del Levitico?”), e non sto sostenendo un approccio così sentimentale alla Scrittura. Tuttavia, è vero che la Bibbia che diamo per scontato (supponendo che ne abbiamo un minimo di considerazione), è giunta a noi come una grande fatica d’amore, anche a livello umano. Se puoi avere una Bibbia in mano, per favore prenditi un momento di preghiera per chi ha faticato e si è sacrificato – attraverso i secoli – per portare il libro a te. Su un piano più profondo, la Bibbia è l’opera di Dio, suo vero autore. Si tratta di una rivelazione di se stesso, e ci spiega ciò che siamo e ciò per cui possiamo sperare, proprio perché noi siamo suoi. Credo che, se teniamo conto di questo e prendiamo a cuore queste meravigliose verità, il nostro atteggiamento verso la Scrittura cambierà per il meglio. E potremmo tornare a scrivere lettere a mano, prendendola come una preziosa disciplina spirituale.

Recentemente, un amico mi ha detto di scrivere lettere ai suoi giovanissimi nipoti. I bambini sono felici di ricevere le lettere, e si divertono a rispondere con grandi buste riempite con le loro lettere e i loro disegni. Il mio amico ha poi innovato il modo di scambiare le lettere. “I miei nipoti mi chiamano al telefono e mi leggono le lettere che ho scritto a loro. Lo adoro! Riesco a sentire la loro gioia per le mie parole. Attraverso le loro voci, sento il mio amore echeggiare nel loro cuore”.

E se leggessimo la Scrittura in quel modo? Che cosa succederebbe se pregassimo la Liturgia delle Ore in quel modo? Pensaci! Che dono che potremmo dare a Dio! Solo tu, con la tua voce e il tuo cuore, puoi offrire a Dio l’eco del suo amore nella tua anima leggendo ad alta voce e con gratitudine le sue parole per noi nella Scrittura. Immagina quanto i cuori potrebbero legarsi con una tale fedele e amorevole “corrispondenza”. Uno scambio tra la tua anima e l’amore divino che si realizza assaporando le parole di Dio, come un dono a lui nella preghiera. Proprio come quei piccoli nipoti hanno ricambiato il regalo del nonno leggendo le sue lettere con tutto il cuore, così anche noi possiamo contraccambiare Dio per il dono della sua Parola pronunciando con amore il suo dono per noi.

La Quaresima è proprio dietro l’angolo. Prepariamoci per questa disciplina spirituale in modo da poter esercitare tale dono durante la Quaresima. In primo luogo, raccogli un’antologia di grandi lettere e ammira quelle anime nobili che hanno imparato l’arte di scrivere lettere (ti consiglio tre antologie in particolare, che ho apprezzato molto: una è la raccolta di lettere di J.R.R. Tolkien, un’altra è quella di C.S. Lewis e l’ultima, più recente, è quella di Flannery O’Connor). In secondo luogo, impegnati a scrivere almeno una lettera a settimana – a mano – ad un caro amico, almeno per la durata della Quaresima. In terzo luogo, decidi di prendere ogni giorno l’abitudine della “corrispondenza” cuore a cuore, pregando e leggendo ad alta voce brani della Sacra Scrittura. Se lo fai con fedeltà, prevedo che troverai amori nuovi e rinnovati: l’amore per le lettere, l’amore per gli amici e l’amore per Dio.

La prossima volta che scriverò, affronterò la questione “Abbiamo davvero bisogno di un’altra Quaresima?”. Fino ad allora, restiamo uniti nella preghiera.

Padre Robert McTeigue, S.Jè membro della provincia del Maryland della Compagnia di Gesù. Docente di Filosofia e Teologia, ha una lunga esperienza in direzione spirituale, ministero di ritiri e formazione religiosa. Insegna Filosofia presso la Ave Maria University ad Ave Maria, Florida, ed è noto per le sue lezioni di Retorica ed Etica Medica.

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