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L’acqua benedetta è una superstizione?

padre Paulo Ricardo - pubblicato il 04/02/16

Che senso ha che una persona si asperga con un po' d'acqua? Non esiste altro modo di essere benedetti da Dio, anziché attribuire “poteri magici” a esseri inanimati?

A chi non conosce la teologia cattolica, l’acqua benedetta può sembrare, con una certa ragionevolezza, una sorta di superstizione. Alla fin fine, che senso ha che una persona si asperga con un po’ d’acqua? Non esiste altro modo di essere benedetti da Dio, anziché attribuire “poteri magici” a esseri inanimati?

La risposta cattolica a questa domanda si trova nel saggio equilibrio dell’“economia sacramentale”. La Santa Chiesa, nel corso dei secoli, ha sempre insegnato ai propri figli l’apprezzamento delle cose sensibili, col rischio che si oscurassero i misteri della nostra redenzione. Il Verbo, per scendere nel mondo, non ha rifiutato di venire “nella carne” e di assumere una forma veramente umana (cfr. 1 Gv 4, 2); non ha disprezzato il matrimonio (cfr. Mt 19, 3-9; Gv 2, 1-11), né ha evitato di assumere alimenti per conservare il suo corpo fisico (cfr. Mt 11, 19; Gv 21, 9-14); istituendo i sacramenti, è andato oltre e ha trasformato realtà visibili, come l’acqua, il pane e il vino, in veri strumenti di salvezza. Per questo ha detto, ad esempio, che “se uno non nasce da acqua e da Spirito, non può entrare nel regno di Dio” (Gv 3, 5), o “se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita” (Gv 6, 53). Il rispetto dei cattolici per le cose materiali, quindi, è stato imparato da Gesù stesso, che per salvare l’essere umano nella sua interezza – corpo e anima – ha voluto distribuire saggiamente la Sua grazia invisibile attraverso strumenti tangibili che gli occhi umani potessero percepire. “Oportet nos per aliqua sensibilia signa in spiritualia devenire – Conviene che attraverso segni sensibili arriviamo alle realtà spirituali” (S. Th., III, q. 61, a. 4, ad 1), dice San Tommaso d’Aquino.

Per capire come l’acqua benedetta si inserisca in questo economia, bisogna comprendere come agiscono i sacramenti nella vita dei cristiani. Anche se compiono il proprio effetto, che è la grazia, ex opere operato (ovvero automaticamente), i fedeli ne colgono i frutti nella misura in cui si dispongono interiormente a riceverli. Così, ad esempio, chi si pente dei propri peccati e viene assolto dal sacerdote nella confessione riceve sicuramente la grazia santificante, ma chi ha avuto una contrizione maggiore riceverà anche una porzione di grazia maggiore. Chi si accosta degnamente all’Eucaristia, allo stesso modo, riceve certamente la grazia di Cristo, ma quanto più devotamente si comunica, maggiore sarà il suo grado di comunione con Dio.

I cosiddetti “sacramentali” – dei quali l’acqua benedetta è un tipo –, pur non portando all’effetto del sacramento, che è ottenere la grazia, agiscono disponendo la persona alla sua recezione. L’acqua benedetta, ad esempio, spiega il Dottore Angelico, agisce in modo negativo, rivolgendosi (1) “contro le insidie del demonio e (2) contro i peccati veniali” (cfr. S. Th., III, q. 65, a. 1, ad 6).

In primo luogo, quindi, l’acqua benedetta funziona come un “esorcismo”, con la differenza che questo si applica contro l’azione demoniaca dal di dentro, mentre “l’acqua benedetta serve contro gli assalti esterni dei demoni” (S. Th., III, q. 71, a. 2, ad 3). A questo scopo specifico, si tratta di uno strumento davvero efficace, ampiamente provato dall’uso dei santi. Santa Teresa d’Avila, ad esempio, raccomandava alle sue consorelle di non girare mai senza acqua benedetta e di servirsene frequentemente. “Non immaginate il sollievo che si prova quando si ha con sé l’acqua benedetta”, diceva. “È un gran bene poter usufruire con tanta facilità del sangue di Cristo”.

In secondo luogo, quanto ai peccati veniali, l’acqua benedetta agisce perché “risveglia un movimento di rispetto in relazione a Dio e alle cose divine” (S. Th., III, q. 87, a. 3). A differenza di altre pratiche devote che realizzate con fervore emendano le mancanze veniali – come la preghiera del Padre Nostro o un atto di dolore –, l’acqua benedetta porta con sé il potere della benedizione sacerdotale, il che dà un’efficacia maggiore al suo utilizzo.

L’acqua benedetta non è quindi una superstizione, ma una risorsa estremamente utile e pia per chi si vuole santificare attraverso la preghiera della Chiesa. Il Catechismo della Chiesa Cattolica avverte che “attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione” (n. 2111). Per questo, accompagnato all’aspersione dell’acqua benedetta deve sempre esserci un grado sempre maggiore di fervore per Dio, senza il quale qualsiasi pratica religiosa, per quanto possa essere pia, perde il suo senso ultimo.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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