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Adozioni da parte di coppie gay: i bambini crescono meglio o peggio?

Sharon-Mattheson-McCutcheon-CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 04/02/16


MESSAGGI PREOCCUPANTI

Sul fronte opposto sono altrettanto numerosi gli studi che attestano le differenze comportamentali tra figli di famiglie eterosessuali e figli di famiglie omosessuali. R. Green in Archives of Sexual Behaviorha scoperto che i pochi studi sperimentali che includevano un numero di campioni anche solo modestamente più alto (13-30) di maschi e femmine educati da genitori omosessuali …«hanno rilevato differenze di sviluppo statisticamente significative fra bambini allevati da genitori omosessuali in confronto a quelli allevati da genitori eterosessuali Ad esempio, i bambini educati da omosessuali hanno un maggiore incoraggiamento dai genitori nello scambio dei ruoli di genere e una maggiore inclinazione al travestitismo».

LA RICERCA DI REGNERUS

Daniel Potter ha rilevato che i figli cresciuti da coppie omosessuali hanno risultati scolastici peggiori rispetto ai figli di genitori sposati e conviventi, di genitori risposati, divorziati, soli, vedovi o conviventi non sposati. Ma il principale studio sul’argomento è quello del sociologo Mark Regnerus, dell’Università del Texas: una ricerca che ha coinvolto 3.000 giovani dai 18 ai 39 anni. Tra questi, 175 erano figli di donne coinvolte in una relazione omosessuale e 73 figli di uomini nella stessa condizione. Questo campione è stato confrontato con un gruppo di controllo formato da figli di genitori sposati e conviventi, figli adottivi, figli di separati, figli di genitori risposati, figli di genitori soli.

TRE DIFFERENZE TRA GAY E ETERO

Questi gli esiti: «Le differenze, a quanto pare, erano numerose. Per esempio, 1) il 28% dei figli adulti di donne che hanno avuto relazioni omosessuali sono attualmente disoccupati, contro l’8% di quelli provenienti da famiglie con un papà e una manna sposati. 2) Il 40% dei primi ammette di aver avuto una relazione durante il matrimonio o la convivenza, rispetto al 13% dei secondi. 3) Il 19% dei primi hanno dichiarato di essere attualmente o di essere stati recentemente in psicoterapia per problemi connessi con l’ansia, la depressione o problemi relazionali, contro l’8% dei secondi. E queste sono solo tre delle 25 differenze emerse».

“RICERCA UNICA NEL SUO GENERE”

«Si tratta di una ricerca unica – rileva Marchesini – tra quelle sull’argomento, per l’ampiezza del campione e il rigore scientifico; tuttavia, lo studio di Regnerus (così come il suo autore) è stato pesantemente attaccato dagli attivisti omosessualisti. Sostanzialmente, allo studio di Regnerus vengono mosse due critiche. La prima è quella di essere cattolico e di essere stato finanziato da due fondazioni conservatrici; tuttavia, la maggior parte delle ricerche sui figli di persone con tendenze omosessuali (e sull’omosessualità in genere) sono state condotte da ricercatori gay e finanziate da associazioni omosessualiste, ma nessuno se n’è mai lamentato».

LA “SENTENZA” DELL’UNIVERSITA’

La seconda, prosegue lo psicologo, «è quella di aver utilizzato figli di genitori coinvolti in una relazione omosessuale anziché figli cresciuti in coppie omosessuali. Regnerus si è giustificato dicendo che tra i 3.000 ragazzi intervistati pochissimi hanno affermato di essere cresciuti da una coppia omosessuale. Il blogger gay Scott Rose ha addirittura accusato Regnerus di aver falsificato i dati della ricerca, chiedendo all’Università del Texas di istituire una inchiesta; l’ateneo ha risposto in questo modo: «La ricerca è stata gestita in modo coerente con la politica universitaria, ed è anche in linea con i requisiti normativi federali che regolano le indagini sulla cattiva condotta nella ricerca».

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