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Adozioni da parte di coppie gay: i bambini crescono meglio o peggio?

Sharon-Mattheson-McCutcheon-CC

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 04/02/16


Il quinto riferimento bibliografico è una rassegna che l’autrice, la dottoressa Fiona Tasker, dedica a due studi britannici. Il primo compara campioni molto piccoli, utilizzando il metodo controverso delle interviste semi-strutturate Secondo la stessa Tasker, «gli esiti delle interviste sono sempre oggetto di critiche di parzialità a causa di effetti di presentazione di sé», e «considerate le piccole dimensioni del campione, differenze relativamente sottili tra i due tipi di famiglia posso essere andate perdute».

Nel secondo studio il campione è più ampio ma costituito su base volontaria e dunque non rappresentativo della popolazione. Se poi aggiungiamo l’utilizzo delle interviste semi-strutturate e la correlazione positiva tra l’autostima dei bambini e la presenza del padre, è piuttosto azzardato credere che «i bambini nati da madri lesbiche non divergono né nello sviluppo psicologico, né nello sviluppo di genere rispetto a bambini cresciuti in famiglie eterosessuali».

CONCLUSIONI VAGHE

Il sesto riferimento è una rassegna delle ricerche della dottoressa Charlotte Patterson curata da lei stessa; inoltre la dottoressa Patterson è nota per essere una attivista lesbica, convivente con la sua compagna con la quale ha allevato tre figli. Delle tre ricerche la prima è senza gruppo di controllo; la seconda attinge il campione dalla Banca dello Sperma in California (la stessa autrice ammette che «le donne che concepiscono bambini alla Banca dello Sperma generalmente hanno sia un alto grado di istruzione che una buona disponibilità di denaro»); la terza si basa su resoconti di 44 madri lesbiche conviventi con un gruppo di controllo costituito da 44 madri conviventi eterosessuali. La conclusione è prudente: «Qualunque correlazione possa esistere tra gli esiti dei bambini e l’orientamento sessuale dei genitori, è meno importante di quella tra i risultati dei bambini e la qualità della vita famigliare».

Il settimo riferimento è un libro nel quale l’autrice intervista genitori omosessuali e figli di genitori omosessuali.

L’ottavo è una rassegna di studi condotta dalla dottoressa Cheryl Parks. Dopo aver analizzato 17 ricerche sulla genitorialità lesbica, conclude che i soggetti di questi studi sono tipicamente «giovani, bianche, di classe sociale medio-alta, di elevata istruzione, residenti in aree urbane e aperte circa la loro sessualità»; in altri termini, i campioni non sono rappresentativi della popolazione.

RISULTATI CONTROVERSI

Il nono ed ultimo riferimento è un Technical Report (TR) firmato dalla dottoressa Ellen Perrin. Queste le contraddittorie conclusioni: «I campioni piccoli e non rappresentativi presi in considerazione e l’età relativamente giovane della maggior parte dei bambini suggeriscono qualche riserva. Tuttavia, il peso delle prove raccolte nel corso di diversi decenni usando diversi campioni e metodologie è convincente nel dimostrare che non vi è alcuna differenza sistematica tra genitori gay e non gay per salute emotiva, capacità genitoriali, e atteggiamenti nei confronti della genitorialità».

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adozionematrimonio gayunioni gay
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