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Incontrare Cristo tra le suore cattoliche di rito bizantino

John Burger - Aleteia - pubblicato il 03/02/16

Il Christ the Bridegroom Monastery di Burton (Ohio), è il secondo monastero femminile di rito bizantino in tutti gli Stati Uniti; l’altro è Santa Teofania a Olympia, Washington.

“Ci sono stati tentativi, iniziati prima del Concilio Vaticano II o subito dopo”, ha detto in un’intervista l’abate Nicholas Zachariadis di Santa Resurrezione, un monastero maschile cattolico di rito bizantino a St. Nazianz, Wis. “Non potevano essere pienamente orientali. Dovevano essere come i Francescani bizantini o i Carmelitani bizantini, una sorta di ibrido”.

Abate Nicola ha detto che Christ the Bridegroom è parte di quella tendenza a riscoprire il monachesimo orientale, nella ricerca di un ritorno alla vita monastica di un tempo. Quella precedente alla dicotomia tra vita religiosa contemplativa ed attiva, o quando gli ordini religiosi erano diventati conosciuti per i diversi carismi: insegnanti, predicatori, gli infermieri, assistenti sociali, missionari e simili. “È stato un bene per l’epoca ma, trovandoci ora in un’era culturalmente post-cristiana, credo che una maggiore flessibilità sia positiva”, ha detto.

Inoltre, nel giugno 2014, Papa Francesco ha restaurato la facoltà per i vescovi cattolici orientali “al di fuori dei territori orientali tradizionali” (Europa orientale e Medio Oriente, per esempio) di ammettere uomini sposati al sacerdozio “secondo le tradizioni dei rispettivi chiese”. Come nelle chiese ortodosse, molte chiese cattoliche orientali permettono agli uomini sposati di diventare preti e diaconi, anche se i vescovi sono scelti tra il clero celibe, principalmente tra i monaci.

“Diventando sempre più comune il sacerdozio di persone coniugate, i monaci bizantini continueranno a testimoniare il celibato apostolico e a fornire candidati degni dell’episcopato”, ha detto l’abate Nicola.

Inoltre nella spiritualità del Christ the Bridegroom la maternità spirituale svolge un ruolo fondamentale, così come la relazione sponsale con Cristo. La comunità si descrive così sul suo sito web: “Siamo … dedicati a una vita vigile di preghiera e ospitalità secondo le tradizioni dell’Oriente cristiano. Impostando la nostra vita a immagine dello Sposo, … partecipiamo all’amore dinamico della Trinità attraverso la condivisione di una vita di preghiera, di lavoro e riposo. … Meditando sulla Scrittura, soprattutto sul Cantico dei Cantici, e immergendoci in una vita di preghiera personale e liturgica, entriamo in una relazione sponsale con Cristo Sposo. Guardando alla Theotokos come il nostro modello, ci apriamo alla vita divina dello Spirito Santo, che porta frutti per la Chiesa e per il mondo. Il nostro monastero offre un giardino spirituale e una camera nuziale in cui esortiamo altre persone ad avere questo stesso rapporto vivificante con Cristo Sposo”.

Uno di quelle che ha fatto la professione perpetua lo scorso novembre, Madre Gabriella, ha scritto in una riflessione online su cui un suo amico prete aveva scherzato: “Presto il tuo nome sarà Madre! Ti chiamerò ‘mamma’, e sto venendo da te per avere direzione spirituale”.

“Era vero!”, ha scritto Madre Gabriella. “Presto avrei fatto la professione perpetua, mettendo da parte la maternità biologica per abbracciare pienamente la mia vocazione di suora e madre spirituale dei sacerdoti e delle anime…”.

I monaci orientali seguono uno stile di vita che ricorda, ad esempio, i monaci trappisti, con orari prestabiliti per la preghiera comunitaria (che è cantata), per il lavoro e per lo studio. La liturgia e l’Ufficio divino seguono lo stile ortodosso orientale, caratterizzato da molta ripetizione di preghiere (soprattutto del costante ritornello in litanie “Signore, abbi pietà”), dalla prostrazione davanti alle icone e dalle molteplici benedizioni di sé con il segno della croce.

“Abbiamo una vocazione più contemplativa, ma non siamo in clausura,” ha dichiarato Madre Gabriella in un’intervista. “Uno dei nostri principali obiettivi è la preghiera. Seguiamo un programma monastico. Siamo in cappella quattro o cinque ore al giorno per pregare l’Ufficio divino bizantino, oltre che per avere un tempo di preghiera personale”.

Isolate, le suore potrebbero passare il tempo a meditare sulla misericordia di Dio, a maneggiare il loro chotki o a ripetere la Preghiera di Gesù più e più volte: “Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore”.

Eppure restano sicuramente aperte al mondo. “L’altro obiettivo è l’ospitalità. Attiriamo le persone verso il monastero per ministrare loro; che siano venute in ritiro, per condividere un pasto, per una preghiera con noi o semplicemente per passare del tempo al monastero”, ha spiegato Madre Gabriella.

A differenza dei conventi nella tradizione latina, ci potrebbero essere diverse “madri”, così come diverse “sorelle”. Le sorelle sono quelle in formazione, mentre le madri sono quelli che hanno fatto la professione perpetua. A una suora è dato il titolo di “Madre” per esprimere la fecondità della sua unione con Cristo. Tra le madri, una è scelta per essere badessa (conosciuta in greco come “hegumena”).

Lo scorso autunno il vescovo John ha designato Madre Theodora come hegumena, dandole una croce pettorale che aveva ricevuto da Papa Giovanni Paolo II.

A distinguere le suore è anche il tradizionale abito monastico orientale.

“In genere, il colore è il nero, che rappresenta la morte a sé stesse. Pensiamo al suolo”, ha detto un’altra monaca, Madre Cecilia. “Gesù dice che se il chicco di grano muore e cade a terra dà la vita. Pensiamo alla vita che viene fuori che quando moriamo a noi stessi”.

“Molte persone ci chiedono se siamo musulmane”, scherza Madre Gabriella. Poi però diventa seria. E spiega che il fatto che le suore mostrino solo le mani, i volti e i piedi simboleggia il modo in cui i monaci servono Dio e gli altri. “Questi sono i modi in cui esprimiamo l’amore di Dio, attraverso un abbraccio o un sorriso”, ha detto. “Il nostro stile di vita non è dato solo dagli abiti che indossiamo, ma dal modo in cui amiamo”.

Diverse donne parlano con Madre Theodora circa la possibilità di entrare nel monastero e recentemente sono stati fatti dei lavori di ristrutturazione in vista di una possibile crescita. Nel frattempo, questi spazi vengono utilizzati dai visitatori che cercano un luogo di preghiera e un posto tranquillo per ritirarsi.

“Speriamo anche di costruire più stanze per eremiti. Questo sembra essere il più grande bisogno in questo momento”, ha detto Madre Cecilia.

Il vescovo John aveva scritto nella sua lettera che i monaci devono avere un tempo adeguato per il silenzio, “per incontrare se stessi con coraggio, senza alcun assordante rumore”.

Il silenzio, a quanto pare, è un bene prezioso che oggi manca a tante persone. Ma è nel silenzio che Celeste Strohmeyer ha inizialmente sentito – in modo inequivocabile – la chiamata di Dio, impostando la sua vita come un pellegrinaggio.

“Questo cammino nel mistero continua e mi attira sempre più in profondità in quel ‘qualcosa di più’”, ha detto Madre Theodora. “Il mio profondo desiderio di maternità, che è stato per me sempre così innato, ha concepito fecondità spirituale che non credevo possibile. Dio mi ha benedetto con molti meravigliosi figli spirituali che, inspiegabilmente, sento di aver veramente portato nel mio grembo”.

La Chiesa universale, sia d’Oriente e che d’Occidente, ha appena concluso l’Anno della Vita Consacrata, e lunedì Papa Francesco ha detto in Vaticano che a volte è difficile trovare speranza, soprattutto quando si tratta di vocazioni. Ha parlato della tristezza nel sentir parlare di ordini religiosi e monasteri con pochi membri, o di comunità in cui sacerdoti e suore stanno invecchiando senza persone che possano portare avanti il loro lavoro.

Il tempo ci dirà, ma se le preghiere e la dedizione delle suore di Christ Bridegroom Monastery darà i suoi frutti, Papa Francesco avrà una ragione in più per sperare.

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chiesa bizantinastati unitivita monastica
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