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Incontrare Cristo tra le suore cattoliche di rito bizantino

John Burger - Aleteia - pubblicato il 03/02/16

Il Christ the Bridegroom Monastery in Ohio è parte della riscoperta del monachesimo orientale negli Stati Uniti

Non dovrebbe sorprendere che la giovane Celeste Strohmeyer abbia voluto sposarsi e avere una dozzina di figli. D’altronde lei aveva 10 tra fratelli e sorelle il che, come ha detto lei stessa, le ha dato “molta esperienza sul campo con i bambini”.

Ma c’era qualcosa che competeva con questo desiderio, sin dalla prima infanzia: una chiamata alla vita religiosa. A 12 anni, a 16 anni, a 22 e anche più tardi, dopo aver impostato una carriera di successo, la vocazione continuava a farsi sentire.

Aveva un buon lavoro, era indipendente, una casa tutta sua, la libertà di viaggiare. Avrebbe ancora potuto sposarsi. Ma il pensiero di diventare una suore era sempre lì e, come lei ha scritto in “Storia di una vocazione”, era sempre in ansia e pregava incessantemente: “Gesù, aiutami”.

“Non ero in pace. Non importava cosa avessi fatto, cosa possedessi, cosa pensassi, non era abbastanza; cercavo qualcosa in più“, ha scritto.

La battaglia interiore è arrivata a un punto di non ritorno e lei dice di aver letteralmente sentito Gesù rispondere al suo grido di dolore, dicendole: “Lasciami entrare”.

Si è consultata con un prete e ha preso una pausa dal lavoro. “Ho spento il telefono e, in silenzio, ho pregato per tutta la giornata”, ha scritto. “Da qualche parte, nel mezzo del silenzio di quella giornata, mi sono resa conto di aver abbandonato ogni resistenza e di aver detto sì all’invito di Dio. Mi ritrovai a sorridere in maniera incontrollata. L’inesorabile, doloroso e profondo vuoto che nulla sembrava soddisfare era ormai riempito da una pace entusiasmante e da una gioia che non avevo mai sperimentato prima”.

In quanto cattolica bizantina, Celeste è entrata in un ordine di rito orientale con cui era in contatto, le Suore dell’Ordine di San Basilio Magno, in Pennsylvania. Lei, che un tempo aveva sognato di essere madre, era ora una sorella e, grazie al suo lavoro nella pastorale giovanile, ha sperimentato un tipo di maternità spirituale.

Tuttavia il “pungolo della famiglia” è tornato a visitarla nuovamente dopo 13 anni di vita religiosa. E, anche questo, non deve sorprendere. Ci sono diversi esempi di persone nella vita monastica che scoprono un nuovo percorso dopo alcuni anni nella comunità dove erano state chiamate a servire: la “chiamata nella chiamata” di Madre Teresa quando era nelle Suore di Loreto, ad esempio, che l’ha spinta a lasciare quella comunità per servire tra “i più poveri dei poveri” in India.

Nello stesso periodo in cui Suor Celeste iniziò la vita religiosa, Papa Giovanni Paolo II aveva scritto una lettera apostolica, Orientale Lumen (“Luce dell’Est”), in cui veniva sottolineata la necessità delle Chiese orientali cattoliche di ravvivare la propria identità. Parte della lettera conteneva un invito rivolto alle Chiese orientali, soprattutto quelle della diaspora, di far rivivere la tradizione monastica.

“A Oriente il monachesimo è riuscito a conservare una grande unità”, ha scritto Giovanni Paolo II, la cui madre era molto probabilmente una cattolica bizantina. “Non ha sperimentato lo sviluppo di diversi tipi di vita apostolica, come in Occidente. Le varie espressioni della vita monastica …  corrispondono più alle diverse fasi del cammino spirituale piuttosto che alle scelte tra diverse impostazioni di vita”.

Suor Celeste ha detto di essere estremamente attratta ed edificata dalla chiamata del Papa e si è chiesta se non fosse proprio quello, il “di più” alla quale Dio sembrava chiamarla.

Provvidenzialmente, nel 2008 John Kudrick, vescovo dell’Eparchia rutena di Parma (nell’Ohio) ha pubblicato una lettera, basata su Orientale Lumen, in cui ha espresso la propria visione sul monachesimo della sua eparchia, che copre 12 stati del Midwest.

“È chiaro che l’Eparchia di Parma ha bisogno della testimonianza, l’esempio e i servizi che solo un monachesimo vissuto e ben consolidato può dare”, ha scritto il vescovo. “I monaci non sostituiranno la santità di alcuno, ma ‘testimonieranno il fatto che noi cristiani siamo in diverse fasi del cammino spirituale’, esortando tutti a vivere una spiritualità più profonda”, ha scritto, citando la lettera di Giovanni Paolo II. “Saranno dediti allo studio per ‘contemplare Cristo anche negli aspetti più nascosti della creazione e nella storia del genere umano … saranno alla ricerca del senso della vita’ e daranno alla Chiesa in generale l’ispirazione necessaria per rispondere alle esigenze del momento”.

Suor Celeste ha dovuto affrontare una decisione angosciante, ma la chiamata era così forte da farle chiedere un periodo di aspettativa dalle suore basiliane. Insieme ad un’altra giovane aspirante che aveva letto la lettera del Vescovo, Celeste ha quindi iniziato a vivere una vita monastica a Parma.

Dopo un anno, ha deciso di non tornare alle Suore di San Basilio. Nel 2010 il vescovo John aveva dato alla comunità nascente uno status ufficiale, e l’anno successivo Suor Celeste fece la sua professione perpetua. Le fu dato il nome di Madre Theodora, dal nome del martire Teodoro Romža, un vescovo ucraino beatificato da Papa Giovanni Paolo II. Il Christ the Bridegroom Monastery è ora composto da sei suore, tra cui due che hanno fatto la professione perpetua nel mese di novembre.

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chiesa bizantinastati unitivita monastica
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