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5 santi che caccerei dal Paradiso se fossi Dio

Aleteia/Jeffrey Bruno

Catholic Link - pubblicato il 03/02/16

2. Il re Davide

© visipix.com

Che grand’uomo è stato Davide! Dio lo ha scelto tra 11 fratelli più robusti e capaci di lui per il suo buon cuore. Lo ha consacrato perché facesse grandi cose, e la prima sì che è stata grande – enorme, direi! Ha vinto un duello impossibile contro il guerriero più grande del popolo filisteo, il terribile Golia, atterrandolo con una pietra ben assestata tra gli occhi! Davide confidava molto in Dio, e nostro Signore benediceva ogni suo passo.

Davide era “forte e coraggioso, abile nelle armi, saggio di parole, di bell’aspetto” (1 Sam 16, 18). Non stupisce che con questo curriculum abbia risvegliato la gelosia del re Saul. Ma Dio, che non abbandona mai i propri eletti, lo ha protetto dalla persecuzione di Saul, e dopo una lunga guerra civile lo ha messo sul trono come re di Israele e di Giuda. La gratitudine nei confronti di Dio traboccava nel cuore del nuovo re. Da pastorello di pecore è diventato re di Israele, che storia! È stato tutto magnifico finché…

Dio mio! Perché lo hai fatto, Davide? Il tuo cuore era stato forgiato in battaglia. Eri un uomo integro, vigoroso, padrone di sé; e non solo, eri elegante e potente, potevi conquistare la donna che volevi. Perché hai scelto Betsabea, la moglie di Uria? E non solo hai commesso adulterio con lei, ma hai usato il potere che Dio ti aveva affidato per consumare un peccato maggiore: “Ponete Uria in prima fila, dove più ferve la mischia; poi ritiratevi da lui perché resti colpito e muoia” (2 Sam 11, 15). Sei stato una canaglia! Hai spianato il cammino per sposare Betsabea insanguinandoti le mani e sacrificando la tua amicizia con Dio…

Oh, sì, ti sei pentito! Ma Dio ha dovuto inviarti il profeta Nathan per risvegliare la tua coscienza addormentata. E lì il cuore ti si è sciolto in lacrime vedendo chiaramente il tuo peccato. È vero, non hai accampato scuse, hai digiunato e hai troscorso notti intere per terra, hai supplicato il perdono di Dio e hai perfino scritto un salmo lacerante: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non respingermi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito” (Salmo 50).

Beh, ringrazia che io non sia Dio, perché non saresti tornato a vedere né il mio spirito né il mio volto. Dopo tutto quello che Dio ha fatto per te, credi che il tuo peccato si paghi con salmi, digiuni e piagnistei? Dio ha visto qualcosa nel tuo cuore che io non riesco a vedere, perché se fosse stato per me saresti finito su un ring con Uria, Saul e Golia insieme. Quanto avevi ragione quando hai detto: “Cadiamo nelle mani del Signore, perché la sua misericordia è grande, ma che io non cada nelle mani degli uomini!” (2 Sam 24, 14). Sicuramente già intuivi che neanche tu fai parte della mia lista di santi.

3. Il profeta Elia

È un profeta enigmatico. Tutto in lui è forte, a cominciare dal nome: Eli Yahu, che significa “Yahvè è il mio Dio”. Elia appare nella storia di Israele per denunciare gli abusi e le ingiustizie da qualsiasi parte vengano, dalla folla o dai re. E c’era bisogno di coraggio, perché Elia è arrivato in uno dei periodi più duri della storia di Israele: quando le sue dodici tribù, disperse nella terra promessa, hanno dimenticato Yahvè e hanno riempito i propri altari di idoli. Detto questo, credo che non sia ancora chiara la statura dell’uomo di cui stiamo parlando. Vediamo se riesco a spiegarlo meglio nel prossimo paragrafo.

Per dimostrare che Yahvè è l’unico Dio, Elia ha sfidato mezzo migliaio di sacerdoti di Baal (divinità o piccolo idolo dell’epoca) sul monte Carmelo e ha proposto loro quanto segue: “Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!” (cfr. 1 Re 18, 20-40). I sacerdoti hanno accettato la sfida e hanno invocato il proprio dio, ma non è accaduto nulla. Elia ha fatto lo stesso e Yahvè non solo ha arrostito il vitello, ma ha consumato con il suo fuoco “l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere” intorno all’animale. Tutti sono rimasti senza parole. Il popolo era impaurito, ma a poco a poco ha levato la voce: “Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!” Il popolo era tornato al culto di Yahvè.

Capite meglio di chi stiamo parlando? Immaginate la fiducia che Elia aveva in Yahvè, la sua vicinanza a Dio? Se questo non vi sorprende, vi racconto che la Bibbia non narra la sua morte, ci dice che venne avvolto dalle fiamme e scomparve senza lasciare traccia… Volete di più? Beh, è Elia, insieme a Mosè, ad apparire a Gesù il giorno della trasfigurazione. Pensate! Forse non c’è personaggio della Bibbia la cui santità sia più confermata di quella di quest’uomo… e tuttavia…

Vi è piaciuto quello che è successo durante la sfida con i sacerdoti di Baal? Anche a me, ma alla regina Jezebel non è piaciuto affatto, e ha deciso di liberarsi del nostro profeta. Cosa pensate che abbia fatto Elia? L’ha aspettata e l’ha accolta con un sorriso fiducioso? È andato a cercarla per affrontarla? No! Dice la Bibbia che il nostro temibile profeta, quello che aveva sfidato 500 sacerdoti sul monte Carmelo, “impaurito, si alzò e se ne andò per salvarsi” (1 Re 19, 3) Cosa?!? Sì. Qualcosa di simile a quello che è accaduto a San Matteo quando ha guardato il Signore Gesù – “Egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì” (Lc 5, 28) -, ma al contrario.

Il profeta, mortificato e pieno di vergogna, ha poi camminato errando nel deserto fin quando si è gettato distrutto sotto un ginepro e ha implorato: “Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri”. Questa è la parte in cui Dio si commuove ma io mi irrito; in cui Egli rinnova la forza dei Suoi eletti e io getterei loro in faccia tutta la loro meschinità; in cui Egli conferma la missione dei Suoi santi e io li rimanderei a casa loro con un grande cartello che dice “Perdente”. Mi chiedo: se su sua richiesta Dio era capace di inviare il fuoco dal cielo, perché Elia ha dubitato del Suo potere e del Suo amore di fronte alla persecuzione di Jezebel? Il cuore di un vero santo non può avere questo tipo di dubbi. Neanche Elia va bene per me.

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Tags:
paradisosanti e beati
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