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5 santi che caccerei dal Paradiso se fossi Dio

Aleteia/Jeffrey Bruno
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di Mauricio Artieda

Non nego che sia bello pensare ai santi come a esseri immacolati la cui vita è stata un’effusione di preghiera, grazia e santa tenerezza. E di fronte a tanta bellezza in genere non avrei alcun problema a omettere qualsiasi commento che possa sottostimare questa bellezza (soprattutto quando parlo con bambini piccoli). Credo però che sia un modo di avvicinarsi ai santi la cui bellezza non solo è apparente, ma può arrivare ad essere pericolosa per la vita cristiana. I santi, come sappiamo, non sono pezzi da museo né figurine collezionabili, ma potenti intercessori e autentici modelli di vita.

Se i santi sono stati queste figure di porcellana brillanti e distanti la cui vita non si è mai macchiata di alcun peccato, che rapporto possono aver con me, un essere in carne e ossa che perde e vince battaglie e spesso deve alzare il viso dopo averlo tenuto affondato nel fango? Come possiamo confidare nell’intercessione o come possiamo considerare un modello di vita chi conosce solo estasi mistiche, atti eroici e gesti di misericordia fantastici?

“Ma i santi sono erano così!”, potrebbe dirmi qualcuno, e sarei totalmente d’accordo. Ma quanto sappiamo dei loro peccati? Quanti romanzi abbiamo letto i cui autori nascondono i tratti più difficili del carattere del santo e addolciscono fino a renderli inoffensivi i loro momenti di dubbio e perfino di ribellione nei confronti di Dio? Credetemi, sono molti! Per questo ho deciso di scrivere un articolo per ripercorrere i peccati dei santi. Non vi spaventate. La mia intenzione non è negare la santità di nessuno, al contrario – voglio spiegare come la santità brilli con più forza e si esprima in tutta la sua autentica bellezza quando nasce, per Grazia di Dio, nel cuore ferito di un uomo vero. Credo che solo così potremo riscoprire l’importanza radicale dell’amicizia con i santi nel nostro cammino verso il cielo.

Per questo utilizzerò la Bibbia (perché lo Spirito Santo è l’unico autore di vite di santi che non addolcisce i suoi personaggi) e uno stile di narrativa teatralizzato e un po’ ironico per rendere più amena la lettura. Nessuno si scandalizzi, per favore.

Ci sono 5 santi nella Bibbia che non sarebbero santi se io fossi Dio. No, Signore! Se mi avessero fatto quello che hanno fatto al nostro Padre celeste sarebbero finiti con un dente rotto e in Purgatorio. Se fossi Dio sarei stato tagliente, chiaro fin dall’inizio: “Se vuoi stare con me ti converti, e da quel momento niente stupidaggini, ok?” Ma niente. La giustizia di Dio non è la mia. Se fosse la mia, il primo a uscire dalla mia lista dei santi sarebbe…

1. Mosè

© wikimedia. commons

Immaginatevi la scena. Dio lo sceglie, lo esorta, gli affida la grande missione di liberare il suo popolo e per quello riversa su di lui un’ingente quantità di grazia. I miracoli sono portentosi: Dio trasforma il Nilo in sangue e apre il Mar Rosso davanti ai suoi occhi. Mosè è stato amico del Signore. Dio ha parlato con lui come non aveva mai parlato con nessuno dai tempi di Adamo, e gli ha perfino rivelato il proprio nome: “Io sono Colui che Sono” (Es 3, 14). Lo fanno gli amici, no?

E cosa gli ha chiesto in cambio? Solo fiducia. E Mosè ha confidato, non posso negarlo. Ma le lamentele del popolo nel deserto lo addoloravano e scalfivano la sua fiducia come la goccia che erode la pietra. Penso a quella notte in cui Mosè ha rimproverato Dio: “Perché hai trattato così male il tuo servo? (…) L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: Pòrtatelo in grembo? (…) Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto” (Numeri 11, 11-15). Trattarlo male, farlo morire? Capisco che non abbia apprezzato il riferimento femminile al grembo, ma offendersi così dopo tutto ciò che Dio aveva fatto per lui non è esagerato? Questo Mosè avrebbe già iniziato a darmi fastidio, ma non è tutto.

Dio lo perdona e lo consola. “Il braccio del Signore è forse raccorciato? Ora vedrai se la parola che ti ho detta si realizzerà o no” (Numeri 11, 23), e fa piovere quaglie fino a lasciare soddisfatto tutto il popolo. La cosa più bella è stata l’alleanza che Dio ha siglato con il suo popolo attraverso Mosè. Un enorme segno del suo amore che avrebbe preparato l’alleanza definitiva e che il nostro profeta ha accolto – diamogli un po’ di credito – con cuore grato e umile. Ma il popolo codardo non ce la faceva più, si era abituato a convivere con le meraviglie di Dio e le sue lamentele rompevano ora come onde contro la fragile roccia del cuore di Mosè… e il nostro “santo” ha finito per cedere di fronte a tanta pressione. Mosè ha dubitato di Dio.

E Dio, com’era ovvio, si è inquietato sul serio e gli ha detto: “Poiché non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunità nel paese che io le do” (Numeri 20, 12). Ovviamente Dio poi lo ha perdonato e via dicendo, ma nella mia storia ipotetica, con me come protagonista, il buon Mosè se ne va con la sua sfiducia e la sua codardia da un’altra parte. Non riconoscere la santità di Yahvè davanti a quella marmaglia ingrata… Dio una volta si è perfino esposto per Mosè quando il popolo ha dubitato della legittimità della sua chiamata: “Egli è l’uomo di fiducia in tutta la mia casa. Bocca a bocca parlo con lui, in visione e non con enigmi ed egli guarda l’immagine del Signore” (Numeri 12, 7-8). Questo fa un amico vero… esporsi per l’altro! Mosè si è stancato di farlo, e io, se fossi in Dio, mi sarei stancato di lui. Next!

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