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Il parroco battezza i figli di una coppia omosessuale. Ha fatto bene?

© Jeffrey Bruno
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La coppia che battezza i figli o padrino e madrina devono garantire un’educazione cristiana ai bambini. Chi utilizza l’utero in affitto è incompatibile con i principi del la Chiesa Cattolica?

«Oggi noi celebriamo l’amore in una maniera nuova, inaspettata». Con queste parole comincia il discorso del parroco che ha accettato di battezzare Viola, Melissa e Sofia, le tre figlie di Simone e Roberto, una coppia omosessuale che partecipa ad un reality show in onda sul canale satellitare Real Tv.

Le piccole, nate in Canada grazie all’aiuto della donatrice Veronica e della portatrice Kelly, sono state accolte con entusiasmo dalle famiglie dei due neo papà. (Il Tirreno, 1 febbraio)

Ma nessuno pensava che un prete avrebbe accettato di battezzarle fino a quando Simone e Roberto hanno conosciuto Don Federico. «L’omosessualità, l’omogenitorialità è un argomento che ci trova impreparati, insicuri, indecisi – sostiene il parroco – La tradizione ha sempre dichiarato che gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati (catechismo della Chiesa), sono contrari alla legge naturale e in nessun caso possono essere approvati: “Questa inclinazione disordinata costituisce per la maggior parte una prova».

ECCO COSA DICE IL CATECHISMO

Il sacerdote dice apertamente di non condividere questa linea della Chiesa. Ma in primo luogo si dimostra poco informato sul Catechismo, che lui stesso cita solo in parte, e che invece Aleteia riporta integralmente:

2358 Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.

2359 Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un’amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana.

PAPA FRANCESCO E LA COPPIA CIVILE

Il problema ora è capire se il parroco ha fatto bene a battezzare o meno i bambini della coppia gay. Intanto all’inizio del 2016, ha fatto scalpore il battesimo amministrato da Papa Francesco al figlio di una coppia sposata civilmente, ovvero una coppia di fatto.

In quel caso, spiega Toscanaoggi.it (1 febbraio) il pontefice non ha compiuto nessuno strappo, ma si è affidato alla normale prassi pastorale e al Codice di diritto canonico dove dice che «per battezzare lecitamente un bambino si esige: 1) che i genitori o almeno uno di essi o chi tiene legittimamente il loro posto, vi consentano; 2) che vi sia la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica».

Per cui è sufficiente anche il solo impegno di un padrino o di una madrina. In questo senso non solo si può battezzare il figlio di una coppia sposata solo civilmente, ma anche il figlio di una coppia non sposata. Diversamente sarebbe come dire che le colpe dei padri ricadono sui figli. Un assurdo. L’unico limite è se la speranza di educazione nella religione cattolica «manca del tutto». Solo in questo caso il battesimo, come dice ancora il Codice di diritto canonico, viene «differito, secondo le disposizioni del diritto particolare, dandone ragione ai genitori»

IL DOCUMENTO DELLA DOTTRINA DELLA FEDE

Così si esprime, inoltre, la Pastoralis actio – Istruzione sul battesimo dei bambini siglata dalla Congregazione per Dottrina della Fede nel 1980 in merito al battesimo richiesto da genitori poco credenti o non cristiani: «La Chiesa, infatti, non può venire incontro al desiderio di questi genitori, se essi non danno la garanzia che, una volta battezzato, il bambino riceverà l’educazione cattolica richiesta dal sacramento; essa deve avere la fondata speranza che il battesimo porterà i suoi frutti».

L’OSTACOLO DELL’UTERO IN AFFITTO

Questo ragionamento è estendibile ad una coppia omosessuale? Genitori che hanno avuto un figlio tramite la pratica dell’utero in affitto possono dare sufficienti garanzie che il loro figlio crescerà da vero cristiano? Appare evidente che simile scelta dimostra con i fatti che le idee dei genitori sulla morale sono incompatibili con quelle della Chiesa cattolica. Prova ne è che una condizione per essere ammessi al ruolo di padrino sta nel fatto che il candidato “conduca una vita conforme alla fede e al compito che sta per assumere” (can. 874, § 1, n. 3°). E se questo vale per il padrino, a maggior ragione per i genitori (La Nuova Bussola quotidiano, 26 gennaio).

L’EDUCAZIONE DI PADRINI E MADRINI

Detto questo, prosegue la Nuova Bussola, il documento della Congregazione per la Dottrina della Fede appena citato indica anche un’altra strada per far accedere il minore al battesimo, nonostante i genitori non brillino per fede adamantina: “la scelta di padrini e madrine che si prenderanno seria cura del bambino, o l’aiuto della comunità dei fedeli”. I genitori potranno essere anche non adatti ad educare cristianamente il figlio, potranno rimanere fermi nell’idea che la maternità surrogata e la provetta siano pratiche ineccepibili dal punto di vista etico, però se assicureranno che il figlio crescerà sotto le ali cristiane del padrino o verrà inserito in un ambiente religiosamente sano ecco che si potranno per lui aprire le porte del battistero.

Sarebbe questo il bene (spirituale) superiore da perseguire per l’ingresso di queste piccole nella famiglia di Dio. Una pista, che però, concretamente quanto è praticabile?

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