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Family Day, chi scende in piazza e chi no tra le associazioni cattoliche?

DR / LMPT
Manif pour tous Roma
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Mappa minimale sui principali soggetti dell'associazionismo cattolico e la loro posizione circa la piazza di domani

A meno di 24 ore dall’attesa manifestazione di piazza del Family Day che si terrà a Roma sabato 30 gennaio, è bene cercare di fare il punto sulle posizioni in campo e sulle domande che la questione delle unioni civili pone sul tappeto della coesione sociale. Sarà una piazza fortemente antigovernativa, con sfumature tra coloro che sono totalmente contrari alla legge in queste ore approdata al Senato per la discussione, e altri che vedono solo nel nodo adozioni una questione dirimente. Non sarà tuttavia una piazza “politica” come fu invece l’appuntamento del 2007, dove il centrodestra berlusconiano fece la parte del leone, e questa è una novità importante: non sarà una manifestazione strumentalizzabile da nessuno, anche al netto della presenza – non concordata con gli organizzatori – di movimenti politici di destra. La piazza si è autoconvocata, si sarebbe detto un tempo, e quindi è soggetto della propria mobilitazione, non è diretta né dai partiti ma neppure dai vescovi. Una novità.

Sul Corriere della Sera (16 gennaio), il sociologo Mauro Magatti pone alcuni interrogativi in primis agli organizzatori del Family Day, ma in generale all’intera società, italiana e non, sugli esiti ultimi delle scelte che stiamo facendo in questi mesi circa l’assetto della famiglia e dunque della società, domande che sono quelle che la piazza declama “di pancia”, ma che il sociologo cattolico ricostruisce “di testa”, com’è logico:

La prima: si può ragionevolmente liquidare, come sta tentando di fare l’Occidente, la distintività della famiglia eterosessuale? Il rispetto della differenza è altra cosa dal regime dell’equivalenza.

[…]

La seconda: la società contemporanea sta rapidamente attraversando soglie antropologicamente importanti, spinta dalla combinazione tra nuovi orientamenti culturali e innovazioni tecniche. Il diritto interviene sostanzialmente assecondando tale processo. Ma, siamo sicuri di riuscire poi a governare il processo che abbiamo avviato? L’esito finale, per il momento ancora lontano, ma non più inconcepibile, non è forse il superamento della riproduzione sessuale? Possiamo accettare di andare in quella direzione?

Ciò pone la questione del limite: dove metterlo è tema di discussione. E non è cosa facile. Ma non si può tacciare chi ne ricorda la necessità di essere illiberale. Come riusciremo a porne uno, se è il limite in quanto tale che fa problema? Non è che la società liberale si trova dentro un circolo vizioso per cui il possibile diventa di per sé legittimo, anzi doveroso, a prescindere da qualsiasi altra considerazione? E ha una qualche importanza chiedersi se non ci siano interessi (economici e in un futuro non lontano anche politici) che spingono in questa direzione?

E ora la domanda essenziale, chi ci sarà e chi no? Una nostra breve sintesi.

LE RAGIONI DEL “SI”

Carlo Costalli, “Movimento Cristiano Lavoratori”: impegnarsi ad aiutare le famiglie italiane

«Non mi pare che lo smantellamento del modello di famiglia, peraltro voluto e sancito dalla nostra Costituzione, rientri fra le tante vere emergenze che il Paese deve affrontare: piuttosto sarebbe bene che il Governo si occupasse finalmente in modo costruttivo delle migliaia di famiglie italiane che vivono momenti drammatici, abbandonate a se stesse e alle proprie difficoltà, anche economiche, per l’assenza di politiche di sostegno e di agevolazione fiscale, per la disoccupazione, per la crisi che morde alle caviglie, per l’inadeguatezza delle politiche scolastiche e sanitarie» (formiche.net, 26 gennaio)

Gigi De Palo, “Forum delle Famiglie”: pensare ad una vera tutela dei bambini

«Sarò lì perché sono profondamente convinto che c’è ancora spazio per bloccare il ddl. O almeno per evitare di inserire il capitolo adozioni. Ripeto: ponti, non muri. La sfida comune è mettere i bambini davanti a tutto. È fare una legge che li protegga. È reclamare attenzione sulla famiglia e per la famiglia. Lì, al Circo Massimo, ci sarà anche un pezzo del nostro futuro. Lì, padri, madri, figli avranno la possibilità di sorprendere e di emozionare. Ma solo se saranno capaci di far prevalere la voglia di costruire, di cambiare, di ripartire, di ridare speranza e forza a questo Paese ancora così malandato. Se non sarà così avremo perso un’altra occasione» (Avvenire, 28 gennaio).

Filippo Savarese, “La Manif Pour Tous Italia”: dire “no” all’utero in affitto

«Dopo l’approvazione delle unioni civili anche le coppie gay saranno considerate famiglia, in senso legale, e riceveranno i benefit economici destinati a mamme e papà per il fatto che generano figli. Vi sembra giusto? Per non parlare del fatto che la stepchild-adoption legalizza e di fatto incentiva la pratica dell’utero in affitto, un crimine contro l’umanità. Il ddl Cirinnà va ritirato immediatamente e per sempre» (Intteligonews.it., 23 gennaio)

 

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