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“Ringrazio spesso Dio per aver permesso che diventassi cieco…”

Catholic Link - pubblicato il 28/01/16

La testimonianza sconvolgente di un monaco non vedente

di Genevieve Philipp

Povero Edipo. Se non conosceste la classica storia del re che ha sposato per sbaglio la madre e si acceca, ne rimarrei sorpresa. Da questa storia si possono trarre molte riflessioni profonde sul destino, sulla verità, sul controllo e sulla libera volontà, ma che dire dell’accecarsi? È terribile! Ma non la cosa più terribile che una persona possa fare. Se Edipo si acceca quando viene messo di fronte alla realtà, molti fanno di peggio quando pongono le cose che vedono nel mondo materiale al di sopra della realtà spirituale.

Chi lo fa è più cieco di un uomo cieco fisicamente.

Permettetemi di spiegarmi: nessuno ha bisogno di accecarsi per vedere la verità, né raccomando alcun tipo di autolesionismo di questo tipo. L’azione terribile di Edipo è stata un elemento drammatico. A quale scopo? Il carattere di Edipo ci dice che non aveva bisogno che i suoi occhi scoprissero la verità. I suoi occhi non avrebbero mai potuto rivelargli la verità.

Questo rapporto tra occhi e fede non si riscontra solo nelle tragedie greche classiche. Ad esempio, l’allegoria della grotta di Platone segue due uomini chiusi in una grotta oscura e il loro progresso verso la luce della verità. C’è poi l’inno Amazing Grace, che afferma “Una volta ero cieco, ma ora vedo” e attribuisce tutto questo alla grazia divina.

Cosa più importante, i Vangeli parlano di Gesù che guarisce un cieco (Giovanni 9, Marco 8, 22, Luca 18, 35) e benedice chi non vede ma crede alla Sua resurrezione: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati quelli che pur non avendo visto crederanno!” (Giovanni 20, 29). Ecco la buona novella! In un mondo in cui l’apparenza fisica, lo stipendio e l’attrazione sono messi su un piedistallo, si ha bisogno in realtà di silenzio, di pace, e forse anche di chiudere gli occhi.

Prendete come esempio questo monaco. Non è una figura storica distante che vive in un’epoca precedente alla comparsa della televisione; è stato filmato! Philip Groning ha visitato un monastero certosino per il suo documentario Into Great Silence, in cui ha intervistato questo monaco non vedente. Il monaco sa che il mondo è pieno di tecnologia, ma capisce che il mondo è pieno di sé quando dovrebbe essere invece pieno di Dio. Cieco, il monaco vede più di coloro il cui sguardo si concentra su sitcom scandalose e altre cose che distraggono da Dio. Vede nella misura in cui comprende la verità atemporale sulla vita.

Ringrazio spesso Dio per aver permesso che diventassi cieco. Sono sicuro che lo ha permesso per il bene della mia anima”, afferma. Quante persone nella società pensate che lo direbbero oggi?

Il mondo scrive di distopie e apocalisse, di essere ricchi e famosi e di soddisfarsi con il mondo. Se la gente è così soddisfatta dei nostri progressi tecnologici e del numero di “Mi piace” sul suo ultimo status di Facebook, allora perché siamo così ossessionati dalla morte e dalla fine del mondo? Le persone non sanno per cosa vivere, o meglio per chi vivere.

Questo monaco ci mostra che la morte non è davvero la fine di tutto. Con una vita di silenzio e solitudine, preghiera e voti, ha scelto di essere in comunione con Dio. Accetta la sua cecità come una benedizione, e guarda perfino positivamente alla morte come a una trasformazione verso la vita eterna. Potrebbe pregare Dio di farlo vedere di nuovo, ma non sembra preoccupato della sua cecità. È più preoccupato di coloro i cui occhi possono vedere ma in realtà sono ciechi di fronte alla verità.

“Più ci si avvicina a Dio, più si è felici. È questo lo scopo della nostra vita. Egli cerca sempre il nostro bene. Non c’è quindi motivo di preoccuparsi di alcuna cosa che ci accade”, avverte. Il pensiero della morte non lo spaventa.

Alla fine del video, vediamo un tavolo di legno con un bicchier d’acqua poggiato sopra. Non sentiamo nulla, ma in quel silenzio si può ascoltare Dio. In quella semplicità e nell’accettazione della sua cecità, il monaco è pacifico e vicino a Dio, non ha paura né di vivere né di morire.

I miracoli avvengono ancora, ma Gesù ha davvero bisogno di guarire un problema fisico perché tu vada in Cielo? Deve inviarti un miracolo perché tu possa desiderare la verità? Non ha bisogno di concederti un miracolo, né di fare alcunché. Ha già salvato la tua anima e aspetta in ogni momento che tu scelga di amarlo e di cercarlo. Ma come molti in questo mondo potresti essere cieco al riguardo.

Domande per la riflessione:

1. “Perché tutto ciò che accade è volontà di Dio e accade solo per il benessere della nostra anima. Questa è la cosa più importante. Dio è infinitamente buono, onnipotente, e ci aiuta”, afferma il monaco. Per quale problema della tua vita incolpi Dio? In che modo è in realtà una benedizione, o lo è a livello potenziale?

2. Il mondo spirituale non può essere quantificato, perché va ben oltre il mondo materiale, che valutiamo sulla base del denaro. Anziché investire in cose materiali, come dovresti investire il tuo tempo o il tuo talento per ringraziare appropriatamente Dio per tutto ciò che ti ha donato?

3. Quando è stata l’ultima volta in cui ti sei sentito davvero benedetto? È stato per un dono materiale o qualcosa di spirituale?

4. Cosa fai nella tua vita quotidiana per vedere più chiaramente la luce della verità?

5. “È un peccato che il mondo abbia perso ogni senso di Dio… Non ha più ragione per vivere. Quando si abolisce il pensiero di Dio, perché si dovrebbe continuare a vivere su questa terra?”, chiede il monaco. In quale aspetto della tua vita poni il mondo al di sopra di Dio?

6. Se tu fossi cieco, cosa chiederesti a Dio? Presupponendo che tu non sia cieco, come potrebbero cambiare le tue preghiere?

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
testimonianze di vita e di fedevita consacrata
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