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Come reagiresti se ti dicessero che sei bello/a? (Esperimento sociale)

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Come diceva Giovanni Paolo II, bisogna armonizzare la bellezza con la bontà e la santità di vita perché nel mondo risplenda il volto luminoso di Dio

Una studentessa ha deciso di realizzare un lavoro sperimentale che consiste nel fotografare varie persone. Lo stupore per queste persone arriva quando dice loro che sono belle. Alcune reagiscono con allegria e sorpresa, altre con incredulità o perfino con fastidio.

Vi invitiamo a guardare questo video e a pensare alle riflessioni che possiamo trarne, ma prima vogliamo dirvi che queste righe non pretendono di essere un trattato filosofico ed esaustivo di quello che può definirsi “bello”, ma semplicemente strumenti che ci possono portare ad approfondire il tema e un invito a guardare la realtà da una prospettiva diversa.

La bellezza è stata sempre legata all’armonia e alla simmetria. Nell’antichità si definiva come proporzione tra le parti. Un dizionario di oggi la definisce come “armonia fisica o artistica che genera piacere o ammirazione”. Se continuiamo a cercare ci rendiamo conto che la parola “estetica” deriva dal greco áisthesis, che significa sensibilità (termine legato alla percezione della bellezza), e da “estetica” deriva “esteticismo”, che si riferisce al primato della ricerca della bellezza nella realtà.

Ho cercato di capire cosa intendono gli altri per bellezza, e ho fatto ricorso all’aiuto delle reti sociali. “Cos’è la bellezza? Come descriveresti qualcuno come bello/a?” sono state le domande che ho posto ai miei amici di Facebook, che ringrazio per la collaborazione e per la semplicità e spontaneità delle loro risposte.

Riflettendo su ciascuna di loro e paragonandole, ho visto che tutte coincidevano su questo punto: la bellezza è ciò che attira con i sensi, che mobilita in modo speciale per la novità che suscita, che risponde a parametri o a costruzioni sociali e/o culturali. È ciò che fa venire voglia che duri per sempre, quello che si avvicina o risponde maggiormente ai nostri ideali e genera desideri di sperimentarla… Pensando a queste risposte, la mia prima reazione è stata chiedermi se la bellezza è nelle cose oggettive o è relativa a chi la sperimenta, perché ciò che è bello per alcuni può non esserlo per altri. Ne è un esempio la musica classica, che può suscitare il massimo piacere in alcuni e la massima noia in altri, ma al di là del problema di oggettività la bellezza genera una sensazione di benessere e felicità, non produce rifiuto ma accettazione.

Un’altra definizione della bellezza che ho potuto dedurre dalle risposte (ed è su questo che vorrei soffermarmi un po’ di più, perché è ciò di cui ci parla il video) è il fatto che questa è indipendente da ogni epoca cultura. Si tratta della bellezza come esperienza che dev’essere scoperta, che dev’essere conosciuta per poter essere apprezzata. In questo concordiamo con San Tommaso d’Aquino, per il quale la percezione della bellezza è una sorta di conoscenza. Una delle persone ha risposto che ci può essere bellezza in chi forse a prima vista non suscita interesse, ma “lo vedi bello perché lo ami e perché lo conosci”, e questo mi ha fatto pensare a Dio, a come ci guarda e se noi ci guardiamo come Suoi figli. Ci accettiamo per come siamo? Ci vediamo belli? Ci sentiamo amati da Dio, da colui che ci ha creati?

Vi propongo di riflettere su queste domande e di rispondere con sincerità. Qualunque sia la vostra risposta, sappiamo che il Signore è esperto nel cambiare percezioni, nel far nuove tutte le cose, nell’affinare il nostro sguardo per mostrarci quella bellezza che a prima vista si nasconde. Bellezza che è dove prima forse non la vedevamo, perché in genere si nasconde nei piccoli dettagli, nelle cose più semplici e quotidiane. Credo che questa bellezza, quella interiore, sia ciò che fa innamorare davvero anche la persona più superficiale della terra, perché è la bellezza che non si corrompe.

“Cercate piuttosto di adornare l’interno del vostro cuore con un’anima incorruttibile piena di mitezza e di pace: ecco ciò che è prezioso davanti a Dio” (1 Pietro 3, 4).

Dopo queste riflessioni, e a mo’ di congedo, vi propongo una cosa: quando potete, andate davanti al Santissimo, cercate di dimenticare tutto e, prendendo vera coscienza di dove vi trovate e di Colui davanti al quale siete, chiedetevi di nuovo: mi sento amato/a da Dio? Lo amo? Come mi vede Dio? Mi sento bello/a sapendomi suo/a figlio/a? Vi assicuro che le risposte vi sorprenderanno.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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