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Il nostro bambino morirà poco dopo la nascita; il mio cuore si sta aprendo in modi sorprendenti

TOMMY TIGHE - pubblicato il 27/01/16

Sto cercando di confidare in mezzo alla disperazione

Dal primo momento in cui mia moglie ed io ci siamo trovati di fronte a una diagnosi letale per il nostro bambino non ancora nato, la settimana scorsa, siamo stati chiari su come ci saremmo mossi in seguito. Ci sentiamo benedetti da Dio per il fatto di avere il resto della gravidanza e i pochi momenti che ci hanno preannunciato dopo la nascita da trascorrere con il nostro splendido bambino.

E se sapevamo fin dall’inizio che avremmo compiuto questo percorso insieme come sposi e come famiglia, la nostra situazione ha affinato il mio senso di compassione per tutti coloro che hanno fatto una scelta diversa.

I medici ci hanno posti davanti a un’alternativa – mettere fine alla cosa o andare fino in fondo –, e ammetto che c’era una parte di me che voleva che tutta questa situazione svanisse. Volevo che finisse tutto, affrontarlo e andare avanti. Volevo far finta che non stesse succedendo, come se il nostro bambino non fosse mai esistito.

Tutto questo a causa del profondo dolore che provo nel riconoscere che non sono sicuro di avere la forza di affrontarlo.

Ovviamente stiamo andando avanti, e questo significa che mentre abbracciamo la vita di nostro figlio – in questo gioco d’attesa terrificante e che spezza il cuore – il mio cuore si è drammaticamente aperto a chi ha deciso che non poteva farlo.

Ho trascorso buona parte dei 33 anni della mia vita professando la mia fiducia in Dio, la mia obbedienza alla Sua volontà indipendentemente da tutto, ma è solo in una situazione come questa, in cui Dio mi chiede di avere fiducia di fronte alla disperazione totale, che ho capito cosa significa davvero accettare il Suo volere. Significa dire di sì ad essere lacerato e a sanguinare, come Cristo. Significa esattamente quello che ha detto Paolo in Ebrei 10, 31: “È terribile cadere nelle mani del Dio vivente!”

Mentre cerco di fare del mio meglio per avere fiducia in Lui, nonostante la rabbia che mi assale e le lacrime che non smettono di cadere, capisco meglio tutti coloro che non sono riusciti a farlo, perché ora capisco che una cosa semplice come dire di sì – anche con il dono e l’ancora della fede – è la cosa più difficile del mondo.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
bambinimalattie rarevita e morte
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