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La storia di una nonna ci costringe a batterci per i valori della famiglia

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di Marco Scicchitano

Due anni fa se ne è andata Caterina Anoia Scicchitano, detta “nonnissima”. Mio fratello nello scambio di messaggi intercorso fra noi per ricordarla e condividere il nostro vissuto mi ha scritto un pensiero vero che sento molto: “…ci ha dato l’eredità più grande: l’identità”.

Facciamo parte di una storia, generazione dopo generazione. Normalmente si intende il termine generazione in senso orizzontale, intendendo il gruppo di persone che descrive l’insieme degli individui nati più o meno nello stesso periodo, che vivono sincronologicamente insieme le varie tappe della vita: sono adolescenti nello stesso periodo, o fanno l’ingresso nel mondo del lavoro nella stessa legislatura, come ad esempio “la generazione dei bamboccioni” alla quale io dovrei far parte, più o meno. In questo senso ciascuno di noi fa parte di una generazione nel senso che condivide con altri il contesto socio-economico che ne condiziona le possibilità di studio e lavoro, così come vive lo stesso clima culturale che ne influenza il pensiero e orienta le scelte.

Durante le guerre mondiali un’intera generazione fu decimata e lacerata dal piombo, oppure possiamo pensare a come negli anni ’60 e ’70 intere generazioni fecero proprio un forte spirito di appartenenza politico e ideale che ne condizionò in modo incredibile la vita e le scelte individuali. E quindi si, facciamo parte di una storia sociale e culturale, generazione dopo generazione che condividiamo con i nostri coetanei nella cultura di appartenenza e che influenza la nostra identità. Proviamo ora, invece, ad attribuire al termine generazione un senso verticale, intendendo per generazione l’atto di generare, madre e padre. Due corpi che si uniscono nell’atto dell’amore, ma anche due storie e due vite che s’incontrano e danno vita ad un individuo nuovo, irripetibile ma ancorato in una storia geneaologica che gli fornisce non solo il materiale biologico che ne compone il corpo, ma anche la storia, le narrazioni e relazioni che ne compongono parte dell’identità. Storie e narrativa che travalica il legame generativo con i genitori e si ancora a quello genealogico direttamente con i genitori dei genitori, i nostri nonni. Nonnissima. Chi sarei io senza sapere che nonno Antonio ha convinto con modi piuttosto espliciti un rivale in amore a farsi da parte per avere per te Caterina, la ragazza più bella del paese? Chi sarei io senza il tuo “Pugno!!”, i tuoi proverbi e il tuo carattere impossibile? “cu nasci tunnu nun po moriri quatratu” mi dicevi, ricordando che ci sono corde rimangono invarianti nei mutamenti della vita, che ci sono radici che non gelano, e che tali radici affondano nella storia della mia famiglia.

Quando calpesto la terra che so che lei e nonno hanno zappato e reso fertile, sulla quale hanno sudato e che gli ha fornito il mangiare che ha permesso a mio padre di crescere e studiare, venire a Roma e conoscere mia madre, ho delle sensazioni di appartenenza che nessun luogo al mondo mi dà in quel modo e con quella forza. Quando mi sdraio sulla spiaggia e osservo l’orizzonte di onde che so aver fatto da sfondo alla sua vita, ai suoi pensieri tristi e malinconici o ai suoi bagni euforici e sereni, mi perdo in contemplazioni che solo lì, nel suo paese natio, ho. Il sapore dei frutti, la polvere sui pomodori succosi e saporiti, mi è familiare come l’odore della pelle di nonna Caty. Non saprei quantificare quanto chi lei era e ciò che lei ha vissuto nella sua vita ha influenzato direttamente la mia di vita, o quanto lo abbia fatto indirettamente, attraverso l’educazione impartita a mio padre che a sua volta ha educato me. Ma non ho dubbi: faccio parte di una storia che genera-azione dopo genera-azione, concepimento dopo concepimento, amore dopo amore, storia di vita dopo storia di vita, terra, polvere e odori, contribuisce a formare la mia identità personale. Eredito da lei, come dice bene mio fratello, parte della mia identità, il bene più prezioso proprio perché fondativo ed essenziale.

Eredito da lei anche il DNA. La corrispondenza tra DNA e storia familiare è un ambito che non trascurerei nel dibattito attuale sulla famiglia, dato le importanti scoperte recenti riguardo l’epigenetica. L’epigenetica è un recente ambito di studi che si riferisce agli effetti ereditabili del genoma che sono separati dagli effetti delle sequenze nucleotidiche nel DNA. E’ un insieme di reazioni che, non alterando la struttura del DNA, possono influenzare, comunque, sia l’espressione genica ma anche e soprattutto ciò che viene trasmesso alle generazioni future. Studi recenti mostrano che potrebbe essere possibile tramandare cambiamenti epigenetici alle generazioni future attraverso i processi di espressione genica. Alcuni studiosi pensano che alcuni dei cambiamenti epigenetici che avvengono nella vita di un individuo e che sono suscettibili delle esperienze che fa durante la sua vita, possano inscriversi nel DNA e attraverso lo sperma del padre e l’ovulo della madre, trasmettere tali modificazioni alla generazione futura. Ai figli. Se questo è vero, le cose come il cibo che una persona mangia, lo stress che vive durante la sua vita, l’amore e le relazioni che le danno significato, potrebbero influenzare il futuro bambino. Quindi, per esemplificare, le esperienze di nonnissima, hanno influenzato la biologia delle sue cellule fino ad intervenire sui meccanismi epigenetici delle molecole del suo DNA, tali modifiche possono essere passate a mio padre ed, attraverso di lui, a me. Esisterebbe quindi un canale di trasmissione e informazione biologica sottostante alla trasmissione genealogica. Le storie che mi ha raccontato, le esperienze che ha vissuto, non sarebbero solamente presenti nella mia testa come memoria narrativa, ma alcune di esse sarebbero scritte nella biologia delle mia cellule.

L’epigenetica intesa in questo modo ratifica intuizioni avute in ambito più propriamente psicoterapeutico, dove addirittura esiste un approccio basato sui legami transgenerazionali: la Psicogenealogia. La Psicogenealogia è altresì denominata Psicoterapia Trans-generazionale studia le influenze dell’ albero genealogico sulla vita di una persona, in particolare sui suoi sintomi, sulle difficoltà relazionali, come la sensazione di un’angoscia inspiegabile o la ripetizione di incidenti in corrispondenza di certe date, il non riuscire a tenere un partner, o ad avere figli che restino in vita, il fallire ripetutamente nel lavoro nonostante l’impegno e la competenza. Nonostante io non adotti nella mia pratica clinica questo metodo, tuttavia ne uso spesso uno strumento che ritengo essere molto utile, il sociogenogramma. Disegnare l’albero genealogico ponendo attenzione alle relazioni e agli eventi importanti intercorsi nella vita dei genitori e dei loro genitori, gener-azione prima di gener-azione. Accanto all’individualità irripetibile di ciascuno, esiste una concreta realtà che permea cellule, molecole, comportamenti e narrative personali che è la storia familiare.

Esiste tutt’ora una corrente di pensiero che vuole disgiungere il legame biologico da quello affettivo per aprire il campo a nuove forme di generatività dell’essere umano, come gli uteri in affitto oggi, e gli uteri sintetici tra cinquant’anni, e nuove forme familiari dove il legame biologico non sia più fondativo. In un convegno è stato detto: “bisogna creare un nuovo mito dell’origine per poter fare passare a livello culturale questo mutamento”. Di fronte a questo io credo che bisogna chiedersi se si è disposti ad accettare che non ci sia più la corrispondenza biologia-narrativa familiare. In tale situazione il legame con le gener-azioni si spezzerebbe attraverso le pratiche di generatività tecnico-medica. In tale situazione per un me ipotetico che vivrebbe questa condizione, non ci sarebbe più la sensazione di appartenere alla stessa storia familiare di nonnissima che calpesta con i suoi nudi e nodosi piedi la terra che ha arato e sulla quale ha giocato mio padre (in realtà ha soprattutto letto, ma lasciamo perdere) e sulla quale io voglio portare i miei figli. L’epigenetica e la narrativa dell’albero genealogico sono elementi strutturanti la psiche profonda e nucleare delle persone, generazione dopo generazione, e bisognerebbe tenerne conto.

Nonnissima è morta ma mi lascia un’eredità di storie e narrazione che mi permette di essere chi sono, fonte di identità che vive in me e non andrà persa, perché sarò il tramite con i miei figli. Nella foto accarezza mio figlio. Ora quella carezza, tocco umano, sono io. Mi ha insegnato il valore di stare al mondo facendo parte di una storia familiare viva e vitale, che io voglio difendere oggi, e anche il 30 Gennaio, per poter restare umani.

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