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È rimasto paraplegico ma non smette di andare avanti

soyoscarjimenez.com

Esteban Pittaro - Aleteia - pubblicato il 25/01/16

Da una diagnosi sbagliata culminata nella paraplegia nel 2012 a percorrere più di 800 km nel Cammino di Santiago

Da una cattiva diagnosi culminata nella paraplegia nel 2012 a percorrere più di 800 km nel Cammino di Santiago. Óscar Jiménez è spagnolo, vive a Barcellona e la sua storia può commuovere il mondo.

In un’intervista che ha concesso a Radio Maria Argentina, Óscar ha raccontato la sua vicenda, che inizia nel dolore ma in poco tempo mostra un epilogo esemplare. Spinto dalle spiegazioni che gli chiedeva la figlia di 4 anni che non capiva perché pur essendo uscito dall’ospedale continuasse a stare sulla sedia a rotelle, ha scritto un libro, imPOSIBLE, in cui racconta la sua storia.

“Ho iniziato a scrivere il libro con lei accanto”, ha raccontato Jiménez, il cui obiettivo è dire al mondo che “la vita non finisce su una sedia a rotelle”. Il ricavato della vendita del libro è destinato all’Associazione Amici dei Portatori di Handicap Qui té a qui? È già in preparazione una seconda edizione.

Il grido di speranza di Óscar non si è esaurito nel libro e ha aperto nuove porte, tra le quali il Cammino di Santiago. “Un anno e mezzo fa ho deciso di fare una cosa del genere. Per superarmi, e perché la vita non finisce su una sedia a rotelle. (…) Ho un buon amico, Carlos, che mi ha accompagnato in bicicletta”, ha ricordato alla radio.

Parlando del progetto sulle reti sociali ha ottenuto grande sostegno. “C’è stato molto lavoro dietro, on-line, per cercare sponsor e patrocinatori, perché oltre a compiere il Cammino di Santiago l’obiettivo era raccogliere fondi per il tipo di lesioni che ho io, quelle midollari”.

Óscar ha ottenuto tutto il sostegno di cui aveva bisogno, inclusa la sedia a rotelle speciale, e il 17 settembre 2015 è partito da un paese della Navarra per iniziare un percorso di più di 850 chilometri fino a Santiago de Compostela, in 8 tappe. La sua avventura è stata registrata in documentario che verrà lanciato prossimamente.

“Scherzavo con il mio compagno di percorso, ma c’erano momenti in cui lui doveva andare avanti (…), e quando ero solo pensavo che ancor non credevo che avrei percorso 500 chilometri pedalando con le braccia”, ha ricordato nell’intervista.

Quando gli è stato chiesto se provava rancore per le negligenze mediche che lo hanno portato allo stato in cui si trova, ha risposto rapidamente: “Vivendo con rancore non ottieni nulla. Tutti possono sbagliare. Bisogna denunciare, ovviamente, (…), ma il rancore, la negatività e il lamentarsi di tutto non servono”.

“Tutto ha un perché. Se mi è successo questo non devo lamentarmi tutto il giorno. Al contrario, devo cercare soluzioni, fare cose che mi facciano sentire felice, come stare con la mia famiglia. (…) Stare su una sedia a rotelle è complicato, ma mi ci diverto anche. Sono caduto e mi sono rialzato”, ha concluso.

L’intervista può essere ascoltata per intero su http://radiomaria.org.ar/programacion/20766-2/?platform=hootsuite.

La storia di Óscar, come quella di tanti altri, invita, come rifletteva la giornalista, ad affrontare ogni problema che si presenta.

Per ulteriori informazioni, è possibile collegarsi al sito http://www.soyoscarjimenez.com/, dove ci sono anche i collegamenti alle organizzazioni con cui collabora Óscar.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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handicap
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