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“Sono una incubatrice umana, lo facciamo per soldi”

Don Fortunato Di Noto - pubblicato il 22/01/16

Ma un figlio è una cosa o un dono?

Non possiamo non esimerci di dire alcune cose. La pubblicità è l’anima del commercio e le testimonianze offrono prassi per soddisfare un bisogno e un guadagno d’affari, sicuro, certo trasparente e garantito. Analizzando e leggendo una mole di documenti di 4 centri internazionali di ‘madri surrogate’ o per la riproduzione umana (o più volgarmente ‘utero in affitto) emerge una pubblicità ammiccante degna di un vero e proprio ‘marketing’ per soddisfare tutte le esigenze e i bisogni. Tutto sotto un’unica parola ‘Amore. Diamo amore e offriamo amore’. Colori tenui e rasserenanti, parole che richiamano al bisogno di dare amore ai bambini che ‘non si possono avere’, aperta a tutti, senza discriminazione e razzismo, ‘tutor e medici esperti’ con tanto di assistenza psicologica. Le madri surrogate non subiscono nessun trauma e non sono sfruttate: si ritengano solo delle ‘incubatrici naturali’ di un ‘prodotto’ presentato nel mercato con tutte le garanzie, ‘soddisfatti o rimborsati’ se le cose dovessero andare non secondo le aspettative. Trasparenza nei contratti e tabelle costi, spese e rischi senza alcun trappola o truffa.

Tra le altre cose : visita turistiche nei luoghi dove avviene tutto, le località devono essere conosciute per apprezzare le ricchezze naturali e monumentali, per scaricare lo stress. In tutte le lingue. Un costo che si aggirerebbe a circa tra gli 80.000 ai 130.000 euro (o dollari). Per i ricchi, possidenti e borghesi di una società da ipermercato. La cosa che attira di più sono le testimonianze, ma la cosa che fa sommessamente o fortemente discutere e rifiutare e quasi condividere un pensiero, espresso non certamente da uno qualunque: «le donne che chiedono ad altre di portare avanti, per loro, la gravidanza? Orribile, nazismo, nazismo puro. Voi parlate dei diritti degli adulti e non dei diritti dei bambini» (Paolo Crepet).

Quello che riportiamo in virgolettato è la testimonianza di una donna che promuove l’attività di una clinica per la riproduzione umana (è la testuale presentazione del portale) : “…..alla fine dei conti, era d’accordo (mio marito) con la mia opinione: non avremmo mai guadagnato tutti quei soldi in così poco tempo. Inoltre, per tutti i nove mesi sarei potuta restare a casa con la famiglia. (…) … quel bambino era un estraneo per me, che a mia volta per lui ero solo un’incubatrice. (…) molto importante i soldi, tanti. fare felice una coppia… ti danno tanti soldi. Spero di aver accumulato abbastanza soldi per comprare una nuova casa”. Ed un’altra dice semplicemente: ‘sono solo una incubatrice umana”. Tutto documentabile. Nessuna forzatura o strumentalizzazione.

Non allego alle testimonianze i tariffari e le condizioni del contratto. Impressionano pensando che si stia trattando di un essere umano, di un bambino.
Sappiamo che è questione spinosa, difficile, ma proprio per questo dobbiamo ‘pungerci con le spine’ e sanguinare un po’. Le ferite si devono curare. E’ lecito – e nessuno potrebbe impedire di pensare – che è un vero e proprio commercio con tutte le dinamiche e le regole di un mercato, alla faccia dell’amore e del ‘diritto al figlio; ma un figlio è un diritto o è un dono? Domanda cruciale che richiede risposta esistenziale e come la società concepisce l’uomo e il creato. Un persona umana è oggetto di ‘mercato’? Non c’è soluzione immediata, ma il rifiuto di questo mercato. Chissà se dovessimo pensare a norme più flessibili, veloci e certe per l’adozioni di tanti, molto bambini in attesa di una famiglia (stando vigili e attenti che non diventi, anche lì un business, cosa che in molti casi lo è! Diciamolo a scanso di equivoci e strumentalizzazioni), chissà se le società moderne riuscirebbero a farsi carico de dono del figlio, donando il figlio alle famiglie che attendono questa gratuità nel vuoto della loro esistenza familiare. Anche per i singoli che abbiano nel cuore il dono del donarsi senza alcun interesse ed egoismo. Considerazioni qualunquiste? Però dobbiamo sempre più discutere e pensarci, per il bene dell’uomo, per il bene dei bambini. Dei bambini non si fa mercato. No non si può fare un ‘ipermercato della vita’: oltre e più del nazismo. Questo non possiamo permettercelo, pensando già a quei bambini nati in questa situazione, di cui nutriamo profondo rispetto e accoglienza e mai discriminazione o razzismo. Il pericolo è in agguato.

Tags:
madri surrogateutero in affitto
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