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Lei è una terziara? Lui è un oblato? Di che si tratta?

Public Domain/WikimediaCommons
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I grandi Ordini religiosi hanno sempre incluso dei laici, alcuni dei quali sono diventati santi

Gli oblati benedettini sono solo leggermente diversi. Mentre i Terz’Ordini fanno riferimento al loro capitolo, gli oblati fanno riferimento a un monastero sperifico e sono considerati letteralmente parte di quella comunità. Anche se laici, sono, come ha detto un benedettino dell’abbazia di Ryde, “vere sorelle, veri fratelli” per le loro comunità. Gli oblati collegati a una comunità cercheranno (se possibile) di visitare questa casa almeno una volta all’anno per un ritiro. Come benedettini, cercheranno di pregare quanto più possibile l’officio divino nella loro giornata e di attenersi per quanto possibile alla Regola di San Benedetto, soprattutto per quanto riguarda la “stabilità” (nei confronti del loro monastero, del loro matrimonio, della famiglia e degli impegni), oltre al ministero e all’ospitalità (San Benedetto dice di vedere Cristo in chiunque si incontra e di aprire le porte a tutti i visitatori. Questa è la mia sfida più grande).

Qualsiasi spiritualità attiri il laico, questi non si limita a “iscriversi” come se si stesse unendo a un club. C’è un periodo di noviziato di formazione – in genere dura tra uno e cinque anni – prima di fare una “piena professione”, o, per un benedettino, una “oblazione finale”.

Fare una piena professione in un Ordine religioso è una cosa seria, e quando una persona ha firmato la propria professione e la depone sull’altare, una copia viene inviata a Roma per essere archiviata.

Alla professione, in genere la persona assume un nuovo nome, che spesso sarà familiare all’Ordine. Pier Giorgio Frassati, ad esempio, assunse il nome Girolamo per via del frate domenicano Girolamo Savonarola. A volte, quando scriveva seriamente della sua fede, firmava le sue lettere come “fra’ Girolamo”, rivendicando la sua professione, il che era un suo diritto. Un’amica francescana secolare a volte aggiunge alla sua firma “OFS” (Ordine Francescano Secolare). A volte, tra amici, firmo un’e-mail con il mio nome benedettino, aggiungendo “Obl.OSB.”.

Le professioni laiche non sono voti ma promesse, rinnovate ogni anno, e anche se può indossare scapolari o medaglie come segno della propria professione, un terziario o un oblato è autorizzato a indossare gli abiti del proprio Ordine solo dopo la morte. Qualche anno fa l’attrice Jane Wyman, un’altra laica domenicana, è stata sepolta con un abito domenicano.

La professione laica non conferisce santità a un individuo, ma se si è individuata in sé un’attrazione per un carisma specifico, per un “modo” specifico di spiritualità cattolica che aiuta a dare espressione e direzione alla propria vita cristiana, è bene seguire questa chiamata. C’è grande ricchezza in queste antiche Regole, come hanno scoperto molti, tra i quali (visto che non dobbiamo dimenticare i francescani secolari santi), le sante Giovanna d’Arco e Bernadette Soubirous; Dante Alighieri, Michelangelo, il beato Pietro da Siena, Franz Liszt, Charles Gounod e Louis Pasteur.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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