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Omosessuali si nasce? Facile a dirsi…ma non è così

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/01/16

“IL “PESO” DI GENI E TRAUMI

La seconda considerazione, prosegue Cantelmi, «appartiene ad un ragionamento meno emotivo di quel “Vi dimostro…“. Partiamo da un esempio che non c’entra nulla: sono migliaia gli studi genetici che riguardano la schizofrenia, per esempio, e nessuno è ancora in grado di stabilire quanto pesi la genetica e quanti geni sono coinvolti e quanto invece pesino esperienze precoci disorganizzanti o traumatiche, aspetti familiari e ambientali e persino aspetti sociali». E questo «vale ancora di più quando dalla patologia passiamo a fenotipi comportamentali normali».

“UNIVERSO” DA SCOPRIRE

Insomma, conclude Cantelmi, «ha ragione Lingiardi, quando afferma che “la verità è che ancora non sappiamo come esattamente le forze biologiche, la regolazione affettiva nelle relazioni primarie, le identificazioni, i fattori cognitivi…le pressioni culturali…contribuiscano alla formazione del soggetto e alla sua sessualità”».

FAVORIRE NON E’ DETERMINARE

Emiliano Lambiase, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore del CEDIS (il primo centro italiano per la cura delle dipendenze comportamentali) concorda su un punto: il fatto che ci siano «elementi biologici a favorire un orientamento sessuale piuttosto che un altro è un elemento ormai condiviso da quasi tutti. Gli indizi sono davvero tanti, e per tanti elementi diversi. Favorire, però, non vuol dire determinare: non tutti quelli che hanno avuto questi “favoritismi” biologici sono divenuti omosessuali; non tutti hanno avuto gli stessi “favoritismi”; non tutti quelli che non li hanno avuti sono divenuti eterosessuali ma alcuni anche omosessuali». Una delle ultime ipotesi è quella epigenetica.

“ALZATO UN POLVERONE”

Inoltre, continua Lambiase, affermare che sia un dato biologico a determinare l’orientamento sessuale «non dice niente riguarda la normalità o meno o l’immutabilità o meno (sono sostanzialmente immutabili e solo modificabili anche altre caratteristiche di personalità del tutto apprese e non innate)». Ma in Italia, attacca lo psicologo, «siamo bravi a rivangare vecchie tesi solo perché viene tradotto, con ritardo, un libro di anni fa. Questo è possibile solo perché non leggiamo la letteratura internazionale (nemmeno i vari commenti divulgativi) nel momento in cui vengono pubblicati in lingua originale. Insomma, un gran polverone per un dibattito ormai superato». Quindi, «per ora non sappiamo ancora (e forse mai sapremo) quali sono le origini dell’omosessualità».

L’ERRORE DI LeVAY

Lambiase è molto critico sulla metodologia utilizzata da LeVay, che, ricordiamo,ha preso in esame campioni di ipotalamo di uomini e donne deceduti e sottoposti all’autopsia, di cui la metà gay (tutti deceduti per Aids). Riguardo l’ipotalamo, il direttore del Cedis cita il libro Il sesso del cervello, in cui si bacchetta il metodo LeVay: “La comunità scientifica ha avanzato delle serie obiezioni, non soltanto a causa delle implicazioni ideologiche di questa tesi, ma soprattutto perché la validità dei risultati pubblicati può essere contestata. La distorsione principale è che gli uomini omosessuali coinvolti nella ricerca erano affetti da AIDS (contrariamente agli uomini e alle donne eterosessuali)“.

“SCIENTIFICAMENTE NON VALIDO”

Com’è ben noto, si legge ancora su Il sesso del cervello, “il virus dell’AIDS penetra nel cervello, causando delle lesioni. Di conseguenza, il confronto tra omosessuali deceduti a causa dell’AIDS e il gruppo di controllo non è scientificamente valido. Inoltre, è poco plausibile che un minuscolo nucleo dell’ipotalamo controlli i comportamenti sessuali umani, estremamente complessi e vari, perché condizionati dalla storia personale di ciascun individuo. Non è sorprendente dunque constatare che altre équipe di ricerca non siano riuscite a replicare i risultati di LeVay“.

Lambiase chiosa: «La ricerca è stata fatta a posteriori, su uomini deceduti per AIDS, quindi come poter dire se quella zona del cervello era così in origine oppure lo è divenuta?».

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Tags:
aidsmedicinaomosessualità
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