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Omosessuali si nasce? Facile a dirsi…ma non è così

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/01/16

DIFFERENZE BIOLOGICHE E DI PERSONALITA’

Da qui, lo studioso, evidenzia che LeVay, da neuroscienziato, «si sofferma soprattutto sulle differenze biologiche (tra cui il rapporto tra la lunghezza delle dita e del busto, la dimensione dell’INAH3), ma cita anche alcune caratteristiche di genere, tratti cognitivi e di personalità. Io ritengo che la differenza fondamentale sia nel modo in cui omosessualità, bisessualità ed eterosessualità vengono considerate e trattate socialmente: ancora stigmatizzata la prima, quasi del tutto ignorata la seconda, ritenuta la norma la terza».

LA TESI DI FREUD

Lo stesso LeVay, prosegue il curatore dell’edizione italiana di “Gay si nasce“, «afferma che gli elementi socioculturali influiscono notevolmente sui modi in cui l’orientamento sessuale si esprime anche all’interno di una stessa categoria, e conferma quanto sia dannoso, oltre che inefficace, il tentativo di modificare l’orientamento sessuale, dal momento che è “un aspetto piuttosto stabile della natura umana” (p. 5). A questo proposito, già Freud nel 1920 sosteneva che “l’impresa di trasformare un omosessuale pienamente sviluppato in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta; l’unica differenza è che quest’ultima, per ottimi motivi di ordine pratico, non viene mai tentata” (p. 145)».

I LIMITI DI LeVAY

Ma in questo studio di LeVay si possono trovare anche dei limiti? «Alcuni studi – replica Carone – nel campo delle neuroscienze presentano sempre il rischio di un certo riduzionismo. Un altro limite, riguarda il fatto che le ricerche da lui condotte hanno coinvolto adulti sessualmente attivi per un consistente periodo di tempo, rendendo difficile stabilire se differenze strutturali erano già presenti alla nascita o si sono formate in età adulta, magari proprio per effetto del comportamento sessuale».

UNO STUDIO STRUMENTALIZZATO

Va detto che gli studi di LeVay non vennero più ripresi da nessun altro ricercatore, ma servirono agli attivisti gay per affermare che gli omosessuali costituiscono una sorta di “popolazione” di individui nati diversi. Le sue ricerche servirono a soddisfare la sete di notizie a favore della liberalizzazione sessuale e dell’attivismo gay. Tuttavia, fu lo stesso LeVay ad ammettere con candore di non essere riuscito a provare che “omosessuali si nasce”. Secondo quanto riportato da David Nimmons nell’articolo “Sex and the Brain” apparso sulla rivista Discover (marzo 1994), Le Vay avrebbe dichiarato quanto segue: “Bisogna considerare ciò che non sono riuscito a dimostrare. Non ho provato che l’omosessualità è genetica, né ho trovato una causa genetica dell’omosessualità. Non ho dimostrato che omosessuali si nasce. Affermare il contrario è l’errore più comune di chi cerca di trarre delle conclusioni sul mio lavoro”.  A distanza di dieci anni dalle prime notizie sulla sua ricerca, LeVay ha poi ammesso su una rivista gay che i suoi studi erano stati strumentalizzati, cioè ingigantiti, usati impropriamente e travisati a scopo politico, anche se, dal punto di vista dell’attivismo gay, la strumentalizzazione era stata di grande utilità (Mubarak Dahir, “Why Are We Gay?”, in The Advocate, 17 luglio 2001).

“OK ALLA PRUDENZA DI LINGIARDI”

Il mondo cattolico, invece, come reagisce alle tesi di LeVay? Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici dice di condividere «la prudenza e la correttezza» del professor Lingiardi, quando afferma che, in relazione alla genesi dell’orientamento omosessuale, “abbiamo a che fare con complessità inesauribili”.«Perciò – taglia corto Cantelmi – quando leggo titoli come “Vi dimostro che gay si nasce(L’Espresso, 5 gennaio) è piuttosto una enfatizzazione ideologica, assai lontana dai dati reali».

I DUE ERRORI DI LeVAY

Il presidente degli psichiatri cattolici annuncia due considerazioni per «ridimensionare» lo studio di LeVay. «La prima: il tutto parte da uno studio di oltre 15 anni fa sul cervello di omosessuali deceduti per AIDS, in una epoca in cui le terapie farmacologiche erano agli esordi e le conseguenze della malattia coinvolgevano tutti gli organi, anche il cervello. Una notevole quantità di critiche furono fatte alla metodologia e alla limitatezza delle osservazioni di Le Vay».

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Tags:
aidsmedicinaomosessualità
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