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Omosessuali si nasce? Facile a dirsi…ma non è così

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Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 18/01/16

Uno scienziato americano rilancia la tesi della predisposizione biologica all'omosessualità. Gli esperti cattolici: è uno studio sbagliato

Essere gay o lesbiche non è una scelta, ma una predisposizione biologica sulla quale solo successivamente intervengono fattori socioambientali, culturali ed educativi. A sostenerlo è uno scienziato statunitense, Simon LeVay, omosessuale e attivista del movimento gay (L’Espresso, 5 gennaio).

Nel 1991, come racconta nel suo libro “Gay, Straight, and the Reason Why. The Science of Sexual Orientation” (appena tradotto da Cortina con “Gay si nasce? Le radici dell’orientamento sessuale“, con una prefazione dello psichiatra Vittorio Lingiardi) LeVay pubblicò un breve articolo su Science intitolato “Una differenza nella struttura dell’ipotalamo tra uomini eterosessuali e omosessuali”, prendendo in esame campioni di ipotalamo di uomini e donne deceduti e sottoposti all’autopsia, di cui la metà gay (tutti deceduti per Aids).

Partendo dalle sue ricerche è quindi giunto ad affermare che le origini dell’orientamento vanno ricercate nell’interazione tra gli ormoni sessuali e il cervello in via di maturazione. Queste interazioni sono ciò che predispone lo sviluppo della nostra mente verso un certo grado di “mascolinità” o di “femminilità”. Più specificamente, lo sviluppo sessuale è regolato da una sequenza di interazioni, simile a una cascata, tra geni, ormoni sessuali e cellule del corpo e del cervello in sviluppo. Processi che non avvengono in completo isolamento dal mondo esterno, ma interagiscono con i fattori ambientali, sviluppandosi poi in maniera differenziata negli individui e producendo così orientamenti sessuali diversi.

“NO” ALLE CREDENZE TRADIZIONALI

Lingiardi nella prefazione di “Gay si nasce” evidenzia che LeVay «tenta di riunire le varie linee di ricerca in una teoria coerente dell’orientamento sessuale, in contrasto con le credenze tradizionali che hanno ascritto l’omosessualità a dinamiche familiari, apprendimenti, esperienze sessuali precoci o libera scelta».

COMPLESSITA’ INESAURIBILI”

Allo stesso tempo, Lingiardi afferma che la forza della biologia non significa rivendicare l’esistenza di una causa-effetto lineare, come lo stesso LeVay ricorda più volte nel corso del suo studio. «Abbiamo a che fare con complessità inesauribili», sottolinea lo psichiatra, «e la verità è che ancora non sappiamo come esattamente le forze biologiche, la regolazione affettiva nelle relazioni primarie, le identificazioni, i fattori cognitivi, l’uso che il bambino fa della sessualità per risolvere i conflitti dello sviluppo, le pressioni culturali alla conformità e il bisogno di adattamento contribuiscano alla formazione del soggetto e alla sua sessualità».

CAUSE DELL’ORIENTAMENTO SESSUALE

Nicola Carone, curatore insieme a Luca Rollè dell’edizione italiana del libro di LeVay, tiene a fare una premessa ad Aleteia: «Oggi le più importanti associazioni scientifiche e professionali, in accordo con i risultati della ricerca empirica, concordano sul fatto che nessun aspetto – genetico, ormonale, evolutivo, sociale e culturale – sia di per sé sufficiente a spiegare le cause dell’orientamento sessuale. Ma non va dimenticato che, per molto tempo, la psicologia e la psicoanalisi hanno creduto di trovare una risposta in una particolare configurazione familiare, sostenendo che le persone omosessuali sarebbero il “prodotto” di madri iperprotettive e di padri assenti o poco coinvolti».

STUDI SU GEMELLI

Per distinguere le influenze ambientali da quelle genetiche sull’orientamento sessuale «alcuni ricercatori hanno condotto studi sui gemelli: sia l’ereditarietà sia l’ambiente familiare non condiviso, cioè la porzione di variabilità che non è spiegata né dalla genetica né dalla somiglianza familiare dovuta all’ereditarietà (ambiente familiare condiviso) avrebbero un effetto significativo sullo sviluppo dell’omosessualità in entrambi i sessi».

GENOTIPI E CULTURA

Data la «circolarità dell’interazione tra geni ed esperienza», una premessa corretta, secondo Carone sarebbe la seguente: «Quanto le differenze osservate tra le persone dipendono dalle differenze tra genotipi e quanto dalle differenze tra gli ambienti e le culture nei quali sono nate, sono state cresciute ed educate?».

DIFFERENZE BIOLOGICHE E DI PERSONALITA’

Da qui, lo studioso, evidenzia che LeVay, da neuroscienziato, «si sofferma soprattutto sulle differenze biologiche (tra cui il rapporto tra la lunghezza delle dita e del busto, la dimensione dell’INAH3), ma cita anche alcune caratteristiche di genere, tratti cognitivi e di personalità. Io ritengo che la differenza fondamentale sia nel modo in cui omosessualità, bisessualità ed eterosessualità vengono considerate e trattate socialmente: ancora stigmatizzata la prima, quasi del tutto ignorata la seconda, ritenuta la norma la terza».

LA TESI DI FREUD

Lo stesso LeVay, prosegue il curatore dell’edizione italiana di “Gay si nasce“, «afferma che gli elementi socioculturali influiscono notevolmente sui modi in cui l’orientamento sessuale si esprime anche all’interno di una stessa categoria, e conferma quanto sia dannoso, oltre che inefficace, il tentativo di modificare l’orientamento sessuale, dal momento che è “un aspetto piuttosto stabile della natura umana” (p. 5). A questo proposito, già Freud nel 1920 sosteneva che “l’impresa di trasformare un omosessuale pienamente sviluppato in un eterosessuale non offre prospettive di successo molto migliori dell’impresa opposta; l’unica differenza è che quest’ultima, per ottimi motivi di ordine pratico, non viene mai tentata” (p. 145)».

I LIMITI DI LeVAY

Ma in questo studio di LeVay si possono trovare anche dei limiti? «Alcuni studi – replica Carone – nel campo delle neuroscienze presentano sempre il rischio di un certo riduzionismo. Un altro limite, riguarda il fatto che le ricerche da lui condotte hanno coinvolto adulti sessualmente attivi per un consistente periodo di tempo, rendendo difficile stabilire se differenze strutturali erano già presenti alla nascita o si sono formate in età adulta, magari proprio per effetto del comportamento sessuale».

UNO STUDIO STRUMENTALIZZATO

Va detto che gli studi di LeVay non vennero più ripresi da nessun altro ricercatore, ma servirono agli attivisti gay per affermare che gli omosessuali costituiscono una sorta di “popolazione” di individui nati diversi. Le sue ricerche servirono a soddisfare la sete di notizie a favore della liberalizzazione sessuale e dell’attivismo gay. Tuttavia, fu lo stesso LeVay ad ammettere con candore di non essere riuscito a provare che “omosessuali si nasce”. Secondo quanto riportato da David Nimmons nell’articolo “Sex and the Brain” apparso sulla rivista Discover (marzo 1994), Le Vay avrebbe dichiarato quanto segue: “Bisogna considerare ciò che non sono riuscito a dimostrare. Non ho provato che l’omosessualità è genetica, né ho trovato una causa genetica dell’omosessualità. Non ho dimostrato che omosessuali si nasce. Affermare il contrario è l’errore più comune di chi cerca di trarre delle conclusioni sul mio lavoro”.  A distanza di dieci anni dalle prime notizie sulla sua ricerca, LeVay ha poi ammesso su una rivista gay che i suoi studi erano stati strumentalizzati, cioè ingigantiti, usati impropriamente e travisati a scopo politico, anche se, dal punto di vista dell’attivismo gay, la strumentalizzazione era stata di grande utilità (Mubarak Dahir, “Why Are We Gay?”, in The Advocate, 17 luglio 2001).

“OK ALLA PRUDENZA DI LINGIARDI”

Il mondo cattolico, invece, come reagisce alle tesi di LeVay? Tonino Cantelmi, presidente dell’Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici dice di condividere «la prudenza e la correttezza» del professor Lingiardi, quando afferma che, in relazione alla genesi dell’orientamento omosessuale, “abbiamo a che fare con complessità inesauribili”.«Perciò – taglia corto Cantelmi – quando leggo titoli come “Vi dimostro che gay si nasce(L’Espresso, 5 gennaio) è piuttosto una enfatizzazione ideologica, assai lontana dai dati reali».

I DUE ERRORI DI LeVAY

Il presidente degli psichiatri cattolici annuncia due considerazioni per «ridimensionare» lo studio di LeVay. «La prima: il tutto parte da uno studio di oltre 15 anni fa sul cervello di omosessuali deceduti per AIDS, in una epoca in cui le terapie farmacologiche erano agli esordi e le conseguenze della malattia coinvolgevano tutti gli organi, anche il cervello. Una notevole quantità di critiche furono fatte alla metodologia e alla limitatezza delle osservazioni di Le Vay».

“IL “PESO” DI GENI E TRAUMI

La seconda considerazione, prosegue Cantelmi, «appartiene ad un ragionamento meno emotivo di quel “Vi dimostro…“. Partiamo da un esempio che non c’entra nulla: sono migliaia gli studi genetici che riguardano la schizofrenia, per esempio, e nessuno è ancora in grado di stabilire quanto pesi la genetica e quanti geni sono coinvolti e quanto invece pesino esperienze precoci disorganizzanti o traumatiche, aspetti familiari e ambientali e persino aspetti sociali». E questo «vale ancora di più quando dalla patologia passiamo a fenotipi comportamentali normali».

“UNIVERSO” DA SCOPRIRE

Insomma, conclude Cantelmi, «ha ragione Lingiardi, quando afferma che “la verità è che ancora non sappiamo come esattamente le forze biologiche, la regolazione affettiva nelle relazioni primarie, le identificazioni, i fattori cognitivi…le pressioni culturali…contribuiscano alla formazione del soggetto e alla sua sessualità”».

FAVORIRE NON E’ DETERMINARE

Emiliano Lambiase, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore del CEDIS (il primo centro italiano per la cura delle dipendenze comportamentali) concorda su un punto: il fatto che ci siano «elementi biologici a favorire un orientamento sessuale piuttosto che un altro è un elemento ormai condiviso da quasi tutti. Gli indizi sono davvero tanti, e per tanti elementi diversi. Favorire, però, non vuol dire determinare: non tutti quelli che hanno avuto questi “favoritismi” biologici sono divenuti omosessuali; non tutti hanno avuto gli stessi “favoritismi”; non tutti quelli che non li hanno avuti sono divenuti eterosessuali ma alcuni anche omosessuali». Una delle ultime ipotesi è quella epigenetica.

“ALZATO UN POLVERONE”

Inoltre, continua Lambiase, affermare che sia un dato biologico a determinare l’orientamento sessuale «non dice niente riguarda la normalità o meno o l’immutabilità o meno (sono sostanzialmente immutabili e solo modificabili anche altre caratteristiche di personalità del tutto apprese e non innate)». Ma in Italia, attacca lo psicologo, «siamo bravi a rivangare vecchie tesi solo perché viene tradotto, con ritardo, un libro di anni fa. Questo è possibile solo perché non leggiamo la letteratura internazionale (nemmeno i vari commenti divulgativi) nel momento in cui vengono pubblicati in lingua originale. Insomma, un gran polverone per un dibattito ormai superato». Quindi, «per ora non sappiamo ancora (e forse mai sapremo) quali sono le origini dell’omosessualità».

L’ERRORE DI LeVAY

Lambiase è molto critico sulla metodologia utilizzata da LeVay, che, ricordiamo,ha preso in esame campioni di ipotalamo di uomini e donne deceduti e sottoposti all’autopsia, di cui la metà gay (tutti deceduti per Aids). Riguardo l’ipotalamo, il direttore del Cedis cita il libro Il sesso del cervello, in cui si bacchetta il metodo LeVay: “La comunità scientifica ha avanzato delle serie obiezioni, non soltanto a causa delle implicazioni ideologiche di questa tesi, ma soprattutto perché la validità dei risultati pubblicati può essere contestata. La distorsione principale è che gli uomini omosessuali coinvolti nella ricerca erano affetti da AIDS (contrariamente agli uomini e alle donne eterosessuali)“.

“SCIENTIFICAMENTE NON VALIDO”

Com’è ben noto, si legge ancora su Il sesso del cervello, “il virus dell’AIDS penetra nel cervello, causando delle lesioni. Di conseguenza, il confronto tra omosessuali deceduti a causa dell’AIDS e il gruppo di controllo non è scientificamente valido. Inoltre, è poco plausibile che un minuscolo nucleo dell’ipotalamo controlli i comportamenti sessuali umani, estremamente complessi e vari, perché condizionati dalla storia personale di ciascun individuo. Non è sorprendente dunque constatare che altre équipe di ricerca non siano riuscite a replicare i risultati di LeVay“.

Lambiase chiosa: «La ricerca è stata fatta a posteriori, su uomini deceduti per AIDS, quindi come poter dire se quella zona del cervello era così in origine oppure lo è divenuta?».

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