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Un trucco per pregare (e vivere) più intensamente il Rosario

Atelier Zovak with Permission

TOMMY TIGHE - pubblicato il 18/01/16

Come cattolico, Maria fa parte del mio background.

Ogni volta che ho bisogno di chiamare i rinforzi per essere aiutato ad avvicinarmi al cielo, è lei a giungere in mio soccorso.

E se riesco a concettualizzare completamente nella mia testa che Maria è un essere umano proprio come me, il mio cuore può pensare che sia così lontana dalla mia portata che può capire a malapena ciò che mi accade nella vita quotidiana. È per questo che, se il Rosario mi ha offerto una quantità indicibile di conforto nei momenti di intensa sofferenza, a volte mi ha anche lasciato con la sensazione di essere sempre più lontano da Maria.

Grazie a Dio, come cattolico in cerca sempre di ciò che è straordinariamente oscuro nella nostra fede, mi sono imbattuto in una preghiera meditativa che ha cambiato completamente le cose per me: il Rosario Servita, o Rosario dei Sette Dolori, proprio quello di cui avevo bisogno.

Questo Rosario ha avuto origine con l’Ordine Servita e si concentra sui Sette Dolori della Beata Vergine Maria. Il viaggio che intraprendete nello scorrere i grani con le dita compie un lungo percorso nel portare la Santa Madre di Dio proprio accanto a voi e nella vostra vita.

Il primo dolore: la profezia di Simeone

Qualche giorno dopo la nascita del mio primo figlio, ha avuto una notte estremamente agitata, al termine della quale lo abbiamo portato dal dottore. Una volta lì, ci è stato detto che avrebbe dovuto essere ricoverato e tenuto sotto osservazione. È stata una cosa terrificante da ascoltare.

La Bibbia non parla di battaglie di Gesù con le malattie infantili, ma a Maria era stato detto da Simeone che il suo bambino era lì “per la rovina e la risurrezione di molti in Israele”, e che il suo cuore di madre sarebbe stato trafitto dal dolore per lui. Maria conosce le paure di un genitore.

Il secondo dolore: la fuga in Egitto

Avete presente quando vi sentite come se foste stati lasciati fuori al freddo, a livello letterale o emotivo? Quando vi sentite non accolti, anche dai vostri amici e dai familiari più stretti, semplicemente perché state andando in una direzione diversa? A Maria è successo di sicuro, con l’unica consolazione rappresentata da Dio, da suo marito e da suo figlio.

Il terzo dolore: la perdita del Bambino Gesù al Tempio

Pensate alla morsa allo stomaco, al terrore che provate quando perdete di vista vostro figlio, anche per un solo minuto, quando siete in un luogo pubblico, e al senso di vuoto e di colpa che sostituisce inevitabilmente il panico una volta che l’avete ritrovato. Potreste aver perso di vista vostro figlio per un solo istante, ma le autorecriminazioni galoppano: “Come ho potuto essere così distratto/a?” Maria ci è passata, eccome.

Il quarto dolore: l’incontro tra Gesù e Maria sulla via che portava al Calvario

Come professionista della salute mentale, ho dato sostegno a genitori che sono stati costretti a lasciar andare i propri figli nella speranza che alla fine risorgeranno.

Quel confronto è tremendo, perché sentirsi impotenti di fronte ai problemi dei propri figli suscita terrore e spezza il cuore. Non c’è niente di peggio. Maria sa cosa significa essere impotenti di fronte al dolore riflesso negli occhi del proprio figlio.

Il quinto dolore: la crocifissione

Avete mai sperimentato il dolore insopportabile e indicibile di perdere un figlio, per morte o perché si è perso? Lei è lì, e piange accanto a voi.

Il sesto dolore: quando hanno calato giù il corpo di Gesù

Tutti noi viviamo una giornata del genere: quella della sofferenza più nera – quando bisogna vedere qualcosa e sopportarlo, e questo fa sentire come se non si riuscisse più ad andare avanti. Una giornata di dolore lancinante, e un futuro che sembra vuoto e vano. Maria, che ha ricevuto il corpo sanguinante e spezzato di suo figlio, lo capisce.

Il settimo dolore: la sepoltura di Gesù

Sappiamo tutti come va a finire. “Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo”. Gesù vince, sì.

E tuttavia nella maggior parte dei casi ce ne dimentichiamo. Continuiamo a chiederci se ci possa essere un finale felice.

Morte, preoccupazioni finanziarie, aborti, problemi coniugali, difficoltà lavorative – può essere difficile trovare la speranza in questi momenti difficili, e si affaccia la tentazione di desistere.

Maria dev’essersi sentita così quando ha preso il corpo di suo Figlio dopo che era stato tirato giù dalla croce. Indipendentemente dal fatto che in quel momento sapesse che stava per arrivare la Pasqua, sicuramente comprende quanto possa essere difficile per il nostro cuore guardare oltre il Venerdì Santo.

Maria può sembrare così lontana da noi da apparire fuori dalla nostra portata, ma se ci prendiamo un momento per riflettere su tutto ciò che ha sopportato durante la sua vita iniziamo a vedere quanto comprenda chiaramente tutto ciò che sperimentiamo. Il Rosario dei Serviti mi ha aiutato a vedere bene tutto questo, e credo che se persevero Lei mi prenderà per mano e mi guiderà per il resto della strada che porta alla mia casa.

——-

Tommy Tighe è padre di quattro figli maschi. Si può seguire su Twitter @theghissilent.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
crocifissionegesù cristomadonnapassione di cristosanto rosario
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