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La tecnologia di Google a “servizio” di Papa Francesco

© Antoine Mekary / ALETEIA
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Incontro privato tra il pontefice ed Eric Schmidt, direttore esecutivo del colosso tecnologico americano

Papa Francesco a confronto con Eric Schmidt, executive chairman ed ex CEO di Google. L’udienza, in forma strettamente privata, si sarebbe svolta nella tarda mattinata del 15 gennaio (Vatican Insider, 14 gennaio).

Schmidt, a quanto riporta il quotidiano britannico Guardian (14 gennaio), il primo quotidiano a rilanciare la notizia nel mondo anglofono, sarebbe stato accompagnato da Jared Cohen, un ex-ufficiale del dipartimento di Stato degli Stati Uniti ora a capo di Google Ideas, think tank dedicato alle nuove sfide globali e al ruolo della tecnologia

“LA NUOVA ERA DIGITALE”

Schmidt è coautore insieme a Cohen di un volume pubblicato nel 2013, “La nuova era digitale. La sfida del futuro per cittadini, imprese e nazioni” dedicato ad alcune delle questioni più calde del futuro tecnologico globale (terrorismo, privacy, sicurezza) e agli sviluppi che stanno trasformando il mondo a mano a mano che progressi tecnologici e identità virtuali diventano sempre più reali (L’Espresso, 14 gennaio).

CURIOSO DI TECNOLOGIA

Nonostante Papa Francesco ammetta di non avere un computer (e ha regalato per fini benefici l’iPad che gli era stato donato quando è diventato Papa) e non usi smartphone o altri dispositivi, come noto, ha un rapporto di curiosità e comprende perfettamente la potenza della tecnologia. Sfrutta la potenza dei media per far passare il suo messaggio, non disdegna di farsi dei selfie con la gente che incontra e non raramente parla dell’argomento. Recentemente ha denunciato il silenzio e la solitudine di chi si fa dominare dagli smartphone anche in famiglia e tra amici.

FRANCESCO IN CHAT

Dettagli sui temi discussi non ne circolano, ma il Guardian ricorda che il solo account su Twitter in lingua inglese ha 8,4 milioni di followers; che il pontefice ha usato la piattaforma digitale di Google, Hangouts, in più di un’occasione per chattare con studenti di tutto il mondo; e come la condanna di Francesco per il capitalismo più selvaggio non possa non riguardare un mondo come la Silicon Valley americana, di cui Google è l’esponente di punta.

COHEN E WIKILEAKS

Infine, sempre l‘Espresso ricorda che la prima volta in cui Jared Cohen è finito sullo schermo radar dell’opinione pubblica mondiale è il 2011, quando WikiLeaks, in collaborazione con un team di media internazionali, rivelò i file dell’agenzia di intelligence privata americana “Stratfor”.

QUEI VIAGGI MISTERIOSI

Nelle email, gli analisti di Stratfor analizzavano il personaggio Cohen , i suoi viaggi in giro per il mondo e una fonte raccontava come «nel 2008 è diventato chiaro che il governo degli Stati Uniti aveva bisogno di una pubblica diplomazia su internet. E così Jared Cohen, che allora stava al Dipartimento di Stato, giocò un ruolo importante».

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