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Pregare e meditare è la stessa cosa?

Jacques Gauthier - pubblicato il 13/01/16

L'uomo di oggi, più aperto alla spiritualità che alla religione, parla soprattutto di meditazione. È lo stesso che pregare?

La “scuola di preghiera” è già al suo terzo anno di vita nel mio blog, con il nome École de prière. Ho parlato soprattutto della preghiera contemplativa, analizzando le difficoltà abituali che troviamo nella preghiera quotidiana: bisogno di tempo, mancanza di silenzio, difficoltà di raccoglimento, distrazioni, insensibilità, noia, l’impressione che non lo si faccia bene, sentire che non succede nulla, che Dio è lontano, la tentazione dello scoraggiamento, la mancanza di fede. Ho suggerito alcuni trucchi per aiutarci a perseverare in questo rapporto cuore a cuore con il Signore.

In un’occasione un lettore mi ha fatto un’osservazione sul fatto che l’espressione “fare una preghiera” non era del tutto precisa: una preghiera si offre. In effetti, con questa forma di preghiera silenziosa non facciamo altro che offrire al Signore un’attezione amorevole al suo mistero. “Parla, perché il tuo servo ti ascolta” (1 Sam 3, 10).

Il momento che diamo a Dio nella preghiera è un momento che appartiene completamente a Dio. Egli ne fa ciò che vuole. La preghiera varia in base ai giorni, ma quella che viviamo oggi è quella che ci conviene oggi, perché è Dio che ce la dà per ogni momento presente.

Meditazione o preghiera?

I nostri contemporanei, più aperti alla spiritualità che alla religione, parlano soprattutto di meditazione. È una parola alla moda che serve a tutto. Cosa intendiamo dicendo “meditazione”? Ha legami con la preghiera? Quali sono le varie forme di meditazione e di preghiera? Da quali scuole di spiritualità e da quali tradizioni religiose sono nate? Come sapere se passiamo dalla meditazione alla contemplazione? Cos’è la contemplazione? Come pregava Gesù?

Gesù non ha mai offerto un metodo concreto per meditare, ricorda il cistercense statunitense Thomas Keating, né alcuna disciplina per controllare l’immaginazione, la memoria e le emozioni: “Allora è necessario scegliere un esercizio spirituale adatto al nostro temperamento e alla nostra disposizione naturale. Allo stesso modo, dobbiamo essere preparati a quello che deve succedere quando lo Spirito Santo ci chiederà di abbandonarci a lui e di seguirlo. Lo Spirito Santo è al di sopra di qualsiasi metodo o pratica, la sua ispirazione è la via più sicura per ottenere la vera libertà. Quello che Gesù ha proposto come cammino da seguire era il proprio esempio: perdonare tutto a tutti, coprire le necessità materiali e spirituali degli altri. Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Thomas Keating, Prier dans le secret, Anne Sigier, 2009, p. 182).

Abbiamo anche bisogno di un vocabolario per sapere bene di cosa parliamo. L’obiettivo che si persegue non è lo stesso per tutti, e i mezzi variano in base alla concezione che ciascuno ha di Dio, dell’essere umano, del mondo. Ad esempio, la meditazione cristiana aspira all’incontro e all’unione con Dio; la meditazione di piena coscienza cerca di calmare l’ansia e di trovare il benessere. Ecco un piccolo glossario cattolico.

Preghiera

Pregare è parlare con Dio con tutta la fiducia nella fede. Vocale o silenziosa, la preghiera assume la forma di una richiesta o di una lode, di una supplica o di un’azione di grazie, di un’adorazione o di un’intercessione, di silenzio o di perdono. Il Padre Nostro di Gesù e il Magnificat di Maria sono due esempi perfetti. La preghiera parte dalla vita, esprime un desiderio e si incarna nel corpo. “Come incenso salga a te la mia preghiera, le mie mani alzate come sacrificio della sera” (Salmo 141, 2).

Meditazione

Meditare è addentrarsi in se stessi e aprirsi alla pienezza interiore. Ci concentriamo sulla respirazione, su una parola, su un’immagine, per calmare i pensieri. C’è un certo tipo di riflessione cristiana che assomiglia a questa pratica. Nella tradizione cristiana, la meditazione viene vista soprattutto come una riflessione su Dio a partire dalle Scritture. Sono la lectio divina dei monaci e gli Esercizi Spirituali di Sant’Ignazio. “Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 19).

Lectio divina

In genere utilizzata dai monaci e dai Padri del deserto, la lectio divina è una lettura meditata e recitata della Parola di Dio. Questa santa lettura irriga la vita quotidiana dalla fonte evangelica. È composta da quattro tappe: lectio, meditatio, oratio e contemplatio. “Non di solo pane vivrà l’uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Mt 4, 4).

Orazione

È un rapporto di amicizia con Dio, che ci ama, è lo scambio degli sguardi tra due amanti che si consumano in silenzio. Dio viene a noi. Lo conosciamo mediante la fede, anche quando non ne sentiamo la presenza. Si tratta di permettere che Dio sia Padre, Figlio e Spirito Santo in noi. La tradizione carmelitana distingue tra orazione di raccoglimento, di semplicità, di quiete e di unione. È l’unica necessaria. “Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta” (Lc 10, 42).

Contemplazione

Per Giovanni della Croce, è un’infusione segreta, pacifica e amorevole di Dio nell’anima. Ci abbandoniamo alla sua misericordia, che illumina e trasforma tutto il nostro essere. L’amore che chiama l’amore. Questa esperienza di comunicazione con il Padre unifica tutta la persona nello Spirito Santo e la apre alla sofferenza del mondo attraverso Cristo risorto. “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14, 9).

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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