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Gesù dietro a Rocky, il personaggio che ha dato a Stallone il suo primo premio

BEVERLY HILLS, CA - JANUARY 10: Actor Sylvester Stallone, winner of Best Supporting Performance in a Motion Picture for 'Creed,' poses in the press room during the 73rd Annual Golden Globe Awards held at the Beverly Hilton Hotel on January 10, 2016 in Beverly Hills, California. Kevin Winter/Getty Images/AFP
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“Gesù è l'ispirazione per chiunque debba compiere un percorso”, ha affermato l'attore

Sylvester Stallone ha vinto questo lunedì il suo primo Golden Globe, e ha aumentato le possibilità che i giudici dell’Oscar gli concedano per la prima volta nella sua carriera la statuetta più preziosa dell’industria cinematografica nella categoria Miglior Attore non Protagonista. Lo ha fatto per il suo ruolo di Rocky Balboa nella settima parte della storia del pugile italoamericano che lo ha lanciato nel jetset alla fine degli anni Settanta.

Rocky “è una storia di fede, integrità e vittoria. Gesù è l’ispirazione per chiunque debba compiere un percorso. Potresti paragonare il suo coraggio (di Rocky) a quello di Davide”, ha dichiarato una volta Stallone.

La storia di Balboa è quella classica di autosuperamento, di ritorno, dell’umile che vince Golia, dell’uomo che dal niente arriva al tutto e quando lo perde si aggrappa ai propri affetti.

In un’intervista al Christian Broadcasting Network nel 2006, mentre promuoveva la sesta parte di Rocky, l’attore ha spiegato che nella prima scena del primo Rocky, del quale era anche sceneggiatore, appare l’immagine di Gesù Cristo subito prima di un combattimento amatoriale di Rocky, mostrando, come ha detto Stallone, che “quest’uomo aveva una missione da compiere”.

“Come può essere cristiana la boxe?”, gli è stato chiesto in quell’occasione. “Una persona che va ad affrontare il male in un rapporto uno-a-uno, questo è fondamentalmente Rocky (…). È una metafora della vita”, ha risposto.

Sul piano personale, Stallone ha raccontato che pur essendo stato allevato nella fede quando è arrivato a Hollywood ha perso il suo “cammino”, “ma ogni volta che tornavo da Rocky era come rinascere”.

“Non ero uno scrittore, non ero uno studente esemplare. All’improvviso, una volta, ho iniziato a scrivere Rocky, in tre giorni. Ha vinto l’Oscar, e non posso pensare di averlo fatto da solo, non riesco a crederci”, ha detto parlando della fiducia che ha nel mettersi nelle mani di Gesù.

Nei suoi film di Rocky, affermava nell’intervista, “c’è una chiamata, e credo che sia un messaggio perfetto per quello che sta accadendo. C’è del male (nel mondo), non abbiamo esempi a cui aggrapparci, e Rocky è un uomo umile che crede nel fatto di sacrificarsi per gli altri”.

Anche se in commenti successivi non è stato così chiaro sulla sua appartenenza alla Chiesa pur essendolo riguardo alla sua spiritualità cristiana, è chiaro che la storia di Rocky è contrassegnata da alti valori di impegno e anche di perdono, con una famiglia presentata come il baluardo del personaggio.

Nel primo film Rocky affronta Apollo Creed e perde, ma quella che nasce in quel momento è un’amicizia che caratterizzerà tutta la serie. L’unica cosa a cui pensa in quel momento, tuttavia, è dove sia il suo amore, Adrianne.

Rocky non vuole il male, soffre per il tradimento, piange, cade e si rialza. È affettuoso con i bambini, rispettoso con le donne, misericordioso con i suoi avversari, ha lo sguardo soprannaturale per guardare al di là dei conflitti mondani, va avanti anche se ha perso tutto, anche gli affetti, sempre con una disposizione positiva…

“Voglio ringraziare il mio amico immaginario Rocky Balboa perché è il miglior amico che abbia mai avuto”, ha riconosciuto Stallone ricevendo il Golden Globe per questo settimo episodio con Rocky come protagonista, intitolato Creed, in cui il figlio di Apollo cerca di essere allenato da Balboa.

Stallone non è Rocky, ma gli deve molto – i riconoscimenti artistici e, come egli stesso ha confessato, il fatto di averlo legato a valori umani che fanno bene a lui e agli altri.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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