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Al giorno d’oggi è difficile allevare buoni genitori

Eugene Sergeev/Shutterstock

Carrie Gress, PhD - pubblicato il 13/01/16

Per molti convertiti, l'aperta persecuzione non è qualcosa che avviene nel mondo esterno, ma in famiglia

Molti giovani, membri della generazione Giovanni Paolo II o millennials che hanno scoperto la fede, si stanno avvicinando alla Chiesa. Il loro ritorno a casa, tuttavia, non è sempre accolto favorevolmente dai genitori o dai nonni.

Per molti genitori di convertiti, soprattutto quelli cresciuti negli anni Sessanta e che hanno qualche problema con l’autorità (a meno che non sia la propria), il ritorno dei figli alla Chiesa cattolica può essere come uno schiaffo in piena faccia. C’è un palpabile senso di tradimento: “Non vi abbiamo cresciuti meglio di così? Non siete neanche più pro-choice? E tutti quei figli?”

Per molti convertiti, l’aperta persecuzione non è qualcosa che avviene nel mondo esterno, ma in famiglia. Minacce di essere esclusi dal testamento, fine delle comunicazioni e posizioni ostili non sono poco frequenti. Una coppia di genitori ha annunciato al proprio figlio 24enne che si era appena unito alla Chiesa “Ci piaceva di più il vecchio John”, e quando salta fuori l’argomento della vita religiosa o del sacerdozio i genitori senza fede possono essere gli ossi più duri. Una giovane donna che si sentiva chiamata alla vita claustrale non è semplicemente riuscita a superare la pressione che i genitori esercitavano su di lei come figlia unica. Una madre il cui figlio era entrato in seminario rimproverava con rabbia i suoi amici cattolici maschi che non volevano diventare sacerdoti. “Perché non prendono voi anziché lui? È il mio unico figlio!”

Reazioni di questo tipo possono sicuramente mettere a dura prova anche la persona più pia mentre cerca di mettere in pratica il quinto comandamento: Onora il padre e la madre.

Rapporti di questo tipo mettono i giovani cattolici nella difficile posizione di dover cercare non solo di sopportare il disappunto dei genitori, ma anche di aiutarli attivamente a tornare alla Chiesa. Come affermo nel mio libro Nudging Conversions, aiutare i genitori a tornare alla fede può essere un’impresa difficile quando la dinamica naturale genitore-figlio è turbata.

Per affrontare questo problema, il punto iniziale è la preghiera. Più è sana la vostra fede, più facile sarà sopportare la derisione o diffondere la fede. Attraverso la preghiera, lo Spirito Santo vi darà anche degli spunti su cosa dire ai vostri genitori e per cosa pregare considerando la loro situazione particolare. Ogni persona è unica e avrà un percorso ugualmente unico per scoprire Dio. Ci sono sicuramente momenti in cui i rapporti possono essere tossici e bisogna porre dei confini, e ancora una volta è qui che il consiglio dello Spirito è fondamentale.

La pazienza è il secondo strumento critico. La buona notizia è che non dovete convincere i vostri genitori della verità del cattolicesimo in un’unica chiacchierata. È un processo, come pelare una cipolla (e sì, a volte è accompagnato da lacrime). È facile frustrarsi o irritarsi con i propri genitori quando agiscono come ragazzini: quando non ascoltano e preferiscono uscire con gli amici o guardare una partita piuttosto che venire con voi in chiesa. Può essere davvero difficile, e fa pensare che al giorno d’oggi sia difficile allevare buoni genitori. Tormentare non è un approccio che funziona, mentre amare incessantemente i propri genitori per come sono, con i loro pregi e i loro difetti, piantando qualche seme quando è possibile è un grande passo.

Molti adulti al giorno d’oggi hanno un grande bagaglio visto lo stato attuale della nostra cultura, e questo può essere allo stesso tempo positivo e negativo. Da un lato, quando le persone hanno provato di tutto, a volte l’unica cosa che non hanno sperimentato è tornare alla fede della loro infanzia, o alla Chiesa che non hanno mai preso in considerazione prima. L’aspetto difficile, ovviamente, è il fatto che con questo bagaglio ci possono essere anche molti impedimenti alla piena comunione, soprattutto in questioni collegate a matrimonio e divorzio. Dio, ad ogni modo, non minimizza le difficoltà, ma va alla radice del problema. Se può essere doloroso per qualsiasi persona coinvolta, non c’è niente come la libertà che deriva dal fatto di fare la volontà di Dio, liberi dalle catene del peccato.

A volte, l’input di cui c’è bisogno per trasformare un genitore o un nonno può giungere dai luoghi più improbabili. Di recente ho sentito di una bambina che ha fatto la Prima Comunione e che durante le prove ha chiesto innocentemente al nonno se anche lui avrebbe ricevuto l’Eucaristia. Quella domanda ha cambiato la vita dell’uomo. Perché non la ricevo?, ha pensato e ripensato dentro di sé, finché non ha capito che erano solo la cultura e la sua negligenza ad averlo allontanato dalla Chiesa, ed è tornato alla fede con grande zelo.

Convertire i genitori non è impossibile, e non importa se protestano. Semplicemente, non c’è modo migliore per onorare il padre e la madre.

Carrie Gress ha un dottorato in Filosofia conseguito presso la Catholic University of America ed è stata la responsabile dell’ufficio di Roma dell’edizione inglese di Zenit. È autrice di Nudging Conversions: A Practical Guide to Bringing Those You Love Back to the Church e coautrice, con George Weigel, di City of Saints: A Pilgrim’s Guide to John Paul II’s Krakow. Madre di quattro figli, vive con la famiglia in Virginia (Stati Uniti).

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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