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Si può mangiare in chiesa?

composition - Shutterstock / Mark Hayes - Shutterstock Gaman Mihai-Radu

Padre Henry Vargas Holguín - pubblicato il 12/01/16

Il tempio è uno spazio dedicato a Dio, ma se il bambino piange a Messa “dagli da mangiare qui, con tutta libertà”, dice papa Francesco

Potreste dire qualcosa sul fatto che si possa mangiare o meno in chiesa? So che ovviamente durante la Messa non si può, ma vorrei saperne di più perché ho un’amica che si è scandalizzata perché un’altra ha condiviso dei dolci in chiesa durante un incontro. A me non sembra tanto grave, ma vorrei che mi deste un orientamento.

Innanzitutto chiariamo cos’è una chiesa o tempio parrocchiale. Le chiese sono luoghi in cui palpita la vita liturgica della comunità ecclesiale, e la chiesa parrocchiale è “un edificio sacro destinato al culto divino, ove i fedeli abbiano il diritto di entrare per esercitare soprattutto pubblicamente tale culto” (canone 1214).

Per questo, “sia tenuto lontano da esse (dalle chiese) tutto ciò che è alieno dalla santità del luogo” (canone 1220).

Non si dimentichi, quindi, che le chiese sono destinate solo ed esclusivamente al culto divino. Cosa vuol dire? Che il tempio è uno spazio consacrato, dedicato a Dio e ai suoi sacri misteri.

Evitiamo che il secolarismo, che ha già invaso tante espressioni della vita umana sociale e privata, si impadronisca anche dei templi, pur utilizzando nobili argomenti.

Ricordiamo con quale zelo Gesù ha difeso il tempio, lo stesso zelo che dobbiamo avere anche noi per la casa di Dio (Mt 21, 13).

Le chiese o i templi parrocchiali non sono luoghi oscuri e rigidi, né luoghi per il divertimento, ma luoghi sacri, diversi da tutti gli altri. Sono le case di preghiera per eccellenza.

Nelle chiese non bisogna comportarsi come se si stesse al parco, in un bar o in un luogo di divertimento. Tutto il nostro atteggiamento nelle chiese deve riflettere la nostra fede nella presenza di Cristo.

Il fatto che Dio sia misericordioso e paziente, lento all’ira e grande nell’amore (Salmo 103, 8), non implica che non ci sappiamo comportare in casa sua.

Le chiese sono luoghi sacri in cui si trova il Santissimo Sacramento, e la sua presenza reale esige da noi la massima reverenza. È per questo che, anche se non si sta celebrando la Santa Messa, l’ambiente in chiesa deve condurre alla preghiera e al rispetto di Dio.

Il magistero della Chiesa ci dice che per sua natura una chiesa è un luogo sacro, segno permanente del mistero cristiano e della presenza di Dio, anche quando non c’è una celebrazione liturgica.

“Nel luogo sacro sia consentito solo quanto serve all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà, della religione, e vietato qualunque cosa sia aliena dalla santità del luogo. L’Ordinario, però, per modo d’atto può permettere altri usi, purché non contrari alla santità del luogo” (canone 1210).

Gli atti non liturgici in un tempio parrocchiale dedicato al culto avranno sempre un carattere straordinario, saranno atti puntuali e a mo’ di eccezione.

È proibito tutto ciò che può ferire i sentimenti religiosi dei fedeli, ciò che non è consono alla santità dello spazio religioso e tutto quello che è contrario alla pietà cristiana e ai sani costumi. Gli atti che vi si svolgono non devono essere estranei all’esercizio e alla promozione del culto, della pietà e della religione.

Spetta al vescovo diocesano autorizzare o meno ogni caso concreto, tenendo conto del bene spirituale dei fedeli. Autorizzerà solo concerti di musica religiosa e altri atti culturali o istituzionali (letterari e/o accademici), tenendo conto della natura e del contenuto dell’atto.

L’autorizzazione del vescovo deve essere per iscritto. Il suo permesso stabilirà le condizioni per la realizzazione dell’evento, e sarà il parroco a incaricarsi di vegliare affinché queste condizioni vengano rispettate.

È quindi meglio non usare lo spazio interno della chiesa come sala cinematografica, discoteca, mensa, luogo di vendite varie, sala d’esposizione…

Quando le chiese vengono utilizzate per finalità diverse da quella propria, si mette in pericolo la sua caratteristica di segno del mistero cristiano, con conseguenze negative, a meno che non siano chiese in disuso per il loro pessimo stato o desacralizzate.

“Se una chiesa non può in alcun modo essere adibita al culto divino, né è possibile restaurarla, il vescovo diocesano può ridurla a uso profano non indecoroso” (canone 1222).

Ciò vuol dire che se in una chiesa non si può realizzare il culto divino in modo degno può essere ridotta a usi profani. In ragione del carattere sacro che ha avuto la chiesa, ad ogni modo, non sarebbe degno destinare l’edificio a usi troppo estranei alla dignità di un luogo sacro, come ristoranti, cinema, discoteche, mercati, bar…

Si potrebbe invece usare come luogo di riunioni di una confraternita o di un movimento apostolico, o come sala di catechesi, magazzino per oggetti di culto, museo d’arte sacra, sala per conferenze…

L’istruzione Redemptionis Sacramentum, documento che descrive dettagliatamente come si deve celebrare l’Eucaristia e quello che può essere considerato “abuso grave” durante la stessa, afferma al capitolo III, n. 77 che la celebrazione della Messa non può essere inserita come aggiunta a una cena comune, né unirsi a qualsiasi tipo di convivio.

Non si deve celebrare la Messa, se non per grave necessità, su un tavolo da pranzo o in un refettorio, né mangiare in una chiesa.

Lo stesso documento, al capitolo IV, n. 96, dice che durante la Messa o prima di essa non devono distribuirsi a mo’ di Comunione ostie non consacrate o altro materiale commestibile o non commestibile.

C’è un detto che recita “Ogni cosa al suo posto e un posto per ogni cosa”. Per mangiare ci sono le sale da pranzo, per ballare ci sono le discoteche, per parlare ic sono i bar, per celebrare i sacri misteri ci sono le chiese.

Purtroppo, ci sono persone senza educazione né cultura religiosa che non hanno capito questo fatto ed entrano in chiesa masticando gomme o mangiando patatine fritte, caramelle e altro.

Nelle chiese o nei templi parrocchiali non bisogna mangiare gomme o altre cose né bere bevande. Perché? Semplicemente perché non si addice alla dignità del luogo.

Si suppone che quando si è in chiesa, e ancor più durante una Messa, ci si va solo per condividere con i fratelli la fede, per cui non bisogna mangiare come se tutto il resto non importasse.

I templi parrocchiali sono solo luoghi di culto, nei quali bisogna entrare e stare con estremo rispetto e venerazione.

Ci sono luoghi (musei, biblioteche, ospedali, cinema…) che esigono certe regole o norme di comportamento da osservare e/o rispettare, perché non sono la propria casa e perché sono luoghi pubblici, e questo vale a maggior ragione per una chiesa.

Chiudere un occhio su certi abusi può far sì che le persone mostrino sempre meno rispetto per il tempio e vi si comportino come se fossero in un centro commerciale.

Non bisogna neanche arrivare agli estremi: se una persona ha bisogno di un farmaco in piena Messa, ad esempio se soffre di ipoglicemia, non c’è alcun problema, lo può prendere perché in questo modo non spezza il digiuno eucaristico.

Allo stesso modo, se un bambino ha fame gli si può dare da mangiare in chiesa. Lo ha ricordato papa Francesco questa domenica, 10 gennaio, dicendo: “Quando un bambino piange perché ha fame, alle mamme dico: se il tuo bambino ha fame, dagli da mangiare qui, con tutta libertà”.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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