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Una testimonianza del perché i terroristi detestano la Chiesa

Miguel Company Bisbal/FB

Esther Núñez Balbín - pubblicato il 07/01/16

Due settimane dopo il fallito attentato contro il sacerdote spagnolo Miguel Company Bisbal, nel 1991, i terroristi hanno ucciso i frati francescani Miguel e Zbigniew, e il 25 agosto dello stesso anno il missionario italiano Sandro Dordi.

A favore della giustizia sociale

Il sangue non smetteva di sgorgargli dalle ghiandole salivali. Accostato al muro della sua residenza, il sacerdote di nazionalità spagnola Miguel Company Bisbal ha ricordato per Aleteia i momenti vissuti quando è stato attaccato da Sendero Luminoso il 27 luglio 1991, trasformandosi nella prima vittima dei terroristi nella serra di Chimbote, in Perù.

“Ho sentito un’enorme esplosione, ho pensato di aver perso il timpano. Ho gridato. Mi usciva il sangue dalle orecchie”. “Tornavo da una Messa che avevo celebrato per la novena della Vergine del Perpetuo Soccorso”, ha spiegato il sacerdote, ora parroco a Palma de Mallorca (Spagna).

Quando hanno provato a darmi il colpo di grazia, i terroristi, turbati dalle grida della folla, hanno deviato le loro pallottole”.

Company ha svolto la sua opera pastorale per più di 20 anni nella zona del Carmen, a Chimbote, dove ha lavorato per il benessere familiare e la costruzione della parrocchia di San Paolo, tempio ultimato grazie alle donazioni ottenute dal sacerdote quando era parroco.

È stato anche insegnante di religione, fotografo e commentatore sportivo, tra le altre attività che lo hanno reso molto amato dalla popolazione.

La mia vita serve a testimoniare l’opera di Dordi in Perù

Tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta, la Chiesa in Perù ha subito le azioni della violenza terrorista. Il terrorismo si era infiltrato nelle università e si era accanito sui sacerdoti.

Company ha conosciuto Dordi, uno dei primi tre martiri beatificati da papa Francesco il 5 dicembre 2015. “Lo ricordo umile e semplice”. Il sacerdote italiano è rimasto 11 anni in Perù.

“Andava sempre in giro vestito come un contadino”. Dopo l’ordinazione, il missionario Alessandro Dordi si era unito al gruppo di sacerdoti che svolgevano il proprio ministero a Chimbote, iniziando la sua opera come cappellano degli emigrati italiani dalla Svizzera che arrivavano in Perù.

“I terroristi avevano chiesto l’allontanamento di tutti i sacerdoti stranieri settimane prima dell’attentato che ho subito”, ha ricordato Company.

Luis Bambaren Gastelumendi, in quegli anni vescovo di Chimbote, aveva già avvertito delle intenzioni senderistas, ma “abbiamo deciso di rimanere e abbiamo firmato un atto di appartenenza al Paese”.

Una Chiesa martire è fonte di vocazioni

“Eravamo considerati alleati dell’imperialismo. È stato un periodo molto difficile per la Chiesa in Perù. C’era una grande povertà, c’erano inflazione e svalutazione senza controllo, che si è accentuata nel luglio 1990. La Chiesa, attraverso la Caritas, è stata sempre presente, con la creazione di mense e centri per le madri”.

A 24 anni dall’attentato, il sacerdote spagnolo segnala che atti di violenza di quel tipo hannoo rafforzato la Chiesa in Perù, visto che la Chiesa martire di Chimbote ha fatto sbocciare numerose vocazioni.

L’impegno sociale della Chiesa a Chimbote in quel decennio non era accettato dall’ideologia promossa da Sendero Luminoso, responsabile di migliaia di morti e di attentati terroristici in Perù.

Padre Company chiede a tutti coloro che svolgono la propria opera sotto qualche tipo di minaccia di non desistere, di avere fiducia e speranza perché malgrado la nostra debolezza Dio agisce sempre, sottolinea la nomina dei primi tre martiri della storia del cristianesimo in Perù e segnala che il cristianesimo non cresce per le sue manifestazioni, ma per la donazione generosa, per amore degli altri.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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