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La famiglia è chiamata alla costruzione del Regno di Dio

© Gabriel Bouys/AFP

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 02/01/16

di Emmanuele Silanos

«Ma le vedevi le strade? / Anche solo le strade, ce n’era a migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una? / A scegliere una donna / Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire». Novecento, il pianista protagonista dell’omonimo monologo teatrale di Baricco, decide di non scendere la scala, che gli farebbe finalmente abbandonare la nave su cui è nato, e torna indietro, terrorizzato dalla necessità di dover scegliere «una strada, una donna, una terra»… Con la sua tragica decisione, rifiuta di scegliere un particolare per poter, attraverso quello, amare il tutto.


È, il suo, in fondo il rifiuto del metodo che Dio da sempre ha scelto, il metodo dell’Incarnazione. L’Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città chiamata Nazareth, a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Sin dall’inizio Dio ha scelto un tempo, un luogo, una donna per entrare dentro la vita degli uomini di tutti i tempi. E non può essere un caso che abbia scelto di farlo dentro una casa, una famiglia. C’è un legame strettissimo tra l’azione di Dio nella storia e la realtà della famiglia.
Dio crea l’uomo, maschio e femmina, dà loro il compito di generare ed educare i figli che nasceranno dalla loro unione, partecipando all’opera della creazione. Il loro rifiuto di dipendere da Lui li porta a una distanza che Dio stesso provvede a colmare. Tutta la storia della salvezza è come un lungo corteggiamento, ben descritto dalle metafore sponsali usate dai profeti e dal Cantico dei Cantici. Con l’Incarnazione, la Croce e la Resurrezione, Cristo, riscattandoli dal peccato, ridona all’uomo e alla donna la loro dignità e restituisce loro l’originale ed esaltante compito che la durezza del loro cuore aveva reso arduo per le loro forze: ora il matrimonio assume la forza nuova e santificante del sacramento. Ora è più che mai possibile amare il mondo amando la propria moglie, il proprio marito, i propri figli. Grazie a Cristo l’amore umano viene abbracciato, esaltato, elevato fino a restituirgli la vocazione degli inizi, liberandolo dai lacci che lo avevano svuotato di quell’anelito di totalità ed eternità che ne descrive, ultimamente, la natura. La famiglia è nuovamente chiamata alla costruzione del Regno di Dio.

Chi desidererebbe tornare indietro? Chi vorrebbe fare come Novecento che gira le spalle a ciò a cui il mondo, la realtà, il suo cuore lo chiamano perché non si sente all’altezza di una vocazione così alta? Invece, oggi si tenta di ridurre il significato stesso della famiglia, opponendo il medesimo dubbio sollevato dai discepoli a Gesù: Se questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi; si giustifica la propria difficoltà ad essere fedeli e si pretende che la misericordia non implichi anche la propria conversione e la riparazione del proprio peccato; si arriva persino a confondere la famiglia con ciò che non ne è neppure una pallida parvenza. Il compito delle famiglie cristiane è dunque, oggi, quello di annunciare e testimoniare con più forza di prima che quel progetto originale di Dio è possibile e che il desiderio degli sposi di donarsi reciprocamente l’uno all’altra, avendo come orizzonte la costruzione del Regno di Dio, è un’esperienza reale e proponibile a tutti. E che questa è l’unica esperienza veramente e profondamente rispettosa della loro dignità.
La famiglia cristiana è realmente un punto di speranza per il mondo intero. Grazie all’incontro con tante famiglie, ho imparato di più cosa vuole dire donarsi e perdonarsi reciprocamente, ho compreso in modo più profondo cosa vuol dire educare ed essere missionari. Ogni famiglia è chiamata a stare in prima linea e a riscoprire ogni giorno la propria responsabilità di fronte al mondo, condividendo l’impeto missionario di tutta la Chiesa. Diceva don Giussani: «La famiglia missionaria è quella che guarda l’orizzonte: guarda tutto l’orizzonte aperto da Cristo e col desiderio lo percorre tutto, mentre con pazienza quotidiana, intelligente costruisce la Chiesa in se stessa e attorno a sé».

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Tags:
famiglianuova evangelizzazione
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