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I 5 requisiti perché la Confessione sia “efficace”

OSSERVATORE ROMANO / AFP
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Il sacramento della Riconciliazione deve scuotere il credente

Una confessione per essere “efficace” a quali “requisiti” deve rispondere?

Nel volume “La Confessione. Sacramento della Misericordia”, a cura del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione (edizioni San Paolo), abbiamo selezionato 5 “caratteristiche” che rendono unico ed efficace il sacramento della Riconciliazione.

1) DEVE FORMARE LA COSCIENZA

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Flickr/Garry Knight/CC

Il Sacramento della Riconciliazione ha come presupposto necessario la formazione della coscienza. L’espressione indica una fede che diventa sapere. Per il cristiano si tratta piuttosto di comprendere il significato di ciò che succede, soprattutto nella propria vita, in una comprensione che si attua con Dio e attraverso di Lui. La vita cristiana si realizza infatti nello Spirito Santo, per amore di Cristo, illuminata dalla sua Parola: per il credente la conoscenza di sé e del mondo è dunque un’opera di discernimento spirituale.

Come si forma la coscienza? Facendole compiere un cammino che si addentra nella verità dell’uomo, colui che è immagine di Dio. In quest’ottica, il riconoscere i propri peccati (ogni peccato è visione falsificante di sé, degli altri, del mondo e di Dio) è solo una tappa di questo grande percorso nella conoscenza di sé e di Dio, un percorso assai impegnativo ma allo stesso tempo bello e avvincente. Il Catechismo della Chiesa Cattolica ricorda che la coscienza è formata, educata, retta, veritiera quando è «in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore» (CCC 1783); e che questa educazione è «compito di tutta la vita» (CCC 1784).

2) DEVE EDUCARE AL SENSO DI PENITENZA

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Churl-Han-CC

Per le comunità cristiane e per i singoli credenti, il Giubileo della Misericordia si profila come una buona occasione per poter riscoprire il valore e la bellezza del Sacramento della Riconciliazione. Quando l’uomo non si riconosce più peccatore non fa nulla per evitare il peccato o per porvi rimedio e la grazia della salvezza diviene per lui trascurabile. In tal caso il credente perde coscienza della Pasqua del Signore e del perché della sua morte in croce. La sua vita di fede ne risulta come svuotata, devitalizzata. La Riconciliazione deve educare, dunque, a rispolverare il senso di penitenza in ognuno di noi.

3) DEVE RIPORTARE L’AMORE

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Flickr/Eke Miedaner/CC

Nella vera penitenza l’unica nostra azione è far spazio alla Sua azione in noi. Esattamente la dinamica che caratterizza ogni autentica relazione amorosa: «Sì, amore è “estasi”, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio» (Benedetto XVI, Deus caritas est, 6). È la strada che conduce direttamente a ricercare e ad amare il Sacramento della Penitenza. Il Catechismo della Chiesa Cattolica elenca molte forme di penitenza e atteggiamenti penitenziali che favoriscono la conversione. Dalle proposte più classiche del digiuno, della preghiera e dell’elemosina, ad altri inviti che vengono declinati come pratica della carità, gesti di riconciliazione, sollecitudine per i poveri, impegno nella difesa della giustizia e del diritto, correzione fraterna, lettura della Sacra Scrittura, esercizi spirituali, liturgie penitenziali e pellegrinaggi (CCC 1434-1438).

4) DEVE RISPOLVERARE LA SOLIDARIETA’

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Public Domain

Il perdono di Dio non si esaurisce nel peccatore pentito, ma attraverso di lui si irradia su tutta la comunità trasformando i rapporti interpersonali e imprimendo a tutta la Chiesa uno stile di vita che la caratterizza come «popolo di Dio». Per questo, i credenti vengono esortati anzitutto a rimuovere dalla comunità ecclesiale tutte quelle manifestazioni in contrasto con la solidarietà che invece deve regnare in essa. Il credente può accogliere e perdonare perché sa che innanzitutto lui stesso è stato incondizionatamente accolto e perdonato da Dio. Il perdono perciò è un bene gratuitamente ricevuto da condividere con i fratelli.

5) DEVE STIMOLARE LA “CORREZIONE FRATERNA”

Il Giubileo della Misericordia desidera caratterizzarsi come riconciliazione anzitutto all’interno della comunità cristiana; una missione ad intra, un cammino di scoperta e di conversione entro la propria identità di comunità universale di salvezza, perché il Vangelo raggiunga tutto l’uomo in ogni uomo. In tale cammino la «correzione fraterna» gioca un ruolo di particolare rilevanza e di non facile attuazione. La correzione fraterna mira esattamente alla riconciliazione per l’edificazione della comunità. Parlando delle prime comunità cristiane le lettere del Nuovo Testamento presentano numerose espressioni di fratellanza, in cui ricorre come ritornello il legame «gli uni gli altri». Viene così delineato l’ambito in cui può essere esercitata e commisurata la correzione fraterna: gareggiare nello stimarsi a vicenda (Rm 12,10), curare i medesimi sentimenti gli uni verso gli altri (Rm 12,16), accogliersi gli uni gli altri (Rm 15,7).

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