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Le vostre tradizioni natalizie sono fuoco o cenere?

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 24/12/15

Le belle tradizioni meritano un amore perseverante, e non ci può essere dono migliore che trasmettere la fede da una generazione all'altra

Queste parole vi fanno sorridere o vi mettono a disagio? Molto dipende da come considerate la tradizione e la memoria (in un articolo precedente ho scritto su Il potere della memoria nella vita spirituale). La tradizione può essere vista come un mettere in pratica quello che la memoria ci richiede, ma alcuni la possono considerare un peso. L’autore Jiddu Krishnamurti avvertiva che “la tradizione diventa la nostra sicurezza, e quando la mente è sicura è in declino”, ma un punto di vista simile può prestarsi a un relativismo senza radici che corrode la comunità e cancella la civiltà.

In contrasto, il compositore Gustav Mahler notava che “la tradizione non è l’adorazione delle ceneri ma la preservazione del fuoco”. Questo approccio alla tradizione, animato dal desiderio di tramandare il fuoco sacro caro alla memoria, è quello che ci serve mentre passiamo dall’ultima settimana di Avvento alla solennità del Natale.

Penso a queste cose visto che andrò a far visita alla mia famiglia durante le vacanze. I miei giovani nipoti capiscono che la celebrazione del Natale avviene più di una volta, che la celebrazione arriva come previsto ed è importante. Come famiglia, e come cattolici, i loro genitori ed io vogliamo insegnare loro il come e il perché dell’importanza del Natale. Vogliamo stabilire nella loro memoria abitudini di mente, cuore e pratica che porteranno a gioia, gratitudine e fedeltà. In altre parole, vogliamo stabilire nella loro giovane anima i modelli di tradizioni sacre che danno la vita.

Nella nostra famiglia, la tradizione cattolica di ricordare con gratitudine e gioia la nascita del nostro Salvatore è intrecciata con le nostre tradizioni particolari. Ogni anno tiriamo fuori con cura gli ornamenti di vetro dell’albero di Natale che i miei genitori hanno comprato appena sposati, più di 60 anni fa. Mentre li apriamo sono allo stesso tempo felice e triste – felice di vedere il loro splendore duraturo, triste di vedere che la loro fragilità significa che ogni anno ci sono meno ornamenti che sopravvivono. Mi chiedo come verrà tramandata la fede in futuro, molto dopo che tutti quegli ornamenti di vetro si saranno rotti e io stesso sarò solo un ricordo sfocato anche all’interno della mia stessa famiglia. Le belle tradizioni meritano un amore perseverante, e non ci può essere dono più grande che trasmettere la fede da una generazione a quella successiva. Un atto di tradizione simile, un dono simile di trasmettere il sacro fuoco, merita i nostri sforzi migliori, inclusa un’accurata pianificazione per assicurare che la tradizione venga trasmessa bene e accolta altrettanto bene.

Per cui sì, siederò con i miei nipotini e parlerò loro degli ornamenti e delle decorazioni che sono più vecchi di me. Parlerò loro della nonna che non hanno mai incontrato, che la vigilia di Natale faceva un cheesecake delizioso. Soprattutto, parlerò loro di Maria, di Giuseppe e del Bambino Gesù, e dei pastori, degli angeli e della stella. Per favore, Dio, molto dopo che me ne sarò andato vorrei che i miei nipoti potessero raccontare a qualcuno affidato alle loro cure come ogni anno in questo periodo lo zio raccontava loro di come l’amore divino è venuto a noi come un bambino, ha vissuto con noi come un uomo, è morto per noi come un salvatore e ritorna in trionfo per noi come un re vittorioso. Se faranno questo, proveranno che hanno ricevuto le tradizioni come fuoco e non come ceneri.

Se siamo frenetici per via dello shopping dell’ultimo minuto, lottiamo con folle e calendari, ci preoccupiamo di cibo e bevande, ci esauriamo per “festeggiare” una festa il cui significato non riusciamo a definire, trovare o amare – se questa è la nostra tradizione, allora ai nostri figli facciamo più male che bene. Peggio di questo, ovviamente, è il fatto che la buona novella di Gesù di Nazareth, Figlio di Dio e Figlio di Maria, non si “impianterà” nella loro testa. Non ci sarà amore divino nel nostro cuore che possa brillare nei loro giovani cuori. Non ci saranno nobili tradizioni che ameranno e che vorranno tramandare quando verrà il loro momento. Avremo dato loro meno di ceneri, quando il loro cuore è stato creato per un fuoco sacro. Che terribile povertà che sarebbe!

Grazie a Dio abbiamo il periodo dell’Avvento come momento per risvegliare ricordi, cuori, mani e voci, per poter offrire alla generazione successiva il dono di gioire per la grazia più spettacolare, la Natività del Salvatore. Il tempo che ci resta tra ora e Natale è breve e prezioso. Cerchiamo nella preghiera la fede, la speranza e l’amore necessari a piantare in un giovane cuore il seme di una tradizione meritevole di Cristo.

Padre Robert McTeigue, S.J.è membro della provincia del Maryland della Compagnia di Gesù. Docente di Filosofia e Teologia, ha una lunga esperienza in direzione spirituale, ministero di ritiri e formazione religiosa. Insegna Filosofia presso la Ave Maria University ad Ave Maria, Florida, ed è noto per le sue lezioni di Retorica ed Etica Medica.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

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