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Questo Natale, metti Gesù al centro

© Wikipedia
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Nory Camargo

In questo periodo, la preoccupazione di molti si concentra sugli acquisti natalizi, sul trovare la taglia giusta, scegliere il colore indicato, spuntare lo sconto, essere le persone vestite meglio la sera del 24. Lavoro per questo, per avere la casa più grande e meglio addobbata a Natale, per dare ai miei figli il meglio del meglio. Che ne direste di smettere di concentrarci su tutto questo e di pensare agli altri nel periodo natalizio?

Non mentirò: è difficile non lasciarsi trasportare dalle tante cose che caratterizzano questo periodo: l’albero alto tre metri, i Babbo Natale che ballano… tante cose per riempire la casa di oggetti che a gennaio non si saprà dove riporre! E le arrabbiature che si prendono le persone in questo periodo quando vanno a fare compere? Sono stata testimone di lotte interminabili nei centri commerciali, di persone con lo sguardo battagliero in una lunga fila, di bambini che piangevano sconsolati perché la madre non finiva di fare acquisti, di un traffico insostenibile in qualsiasi strada, e potrei continuare con una lista infinita di quello che succede nei giorni che precedono la tanto agognata notte di Natale.

Finalmente arriva la sera del 24 dicembre! Che emozione! L’albero quasi non si vede tanto è ricoperto di regali, i bambini curiosano tra i biglietti sui pacchi, gli adulti mettono su la musica. Quella notte tutti profumano, si donano fiori, le case sono ipersistemate, il cibo basterebbe per 100 persone anche se si è in appena 25, ma è dicembre, e dobbiamo sperperare un po’!

L’orologio segna la mezzanotte, tutti gridano e festeggiano, si abbracciano, si baciano, si affrettano ad aprire i regali. Non so che abitudini avete nel vostro Paese e a casa vostra, ma nel mio si delega qualcuno perché apra i regali, e allora mia nonna si siede, prende un regalo e dice: “Dal Bambino Gesù per Pepito”, e tutti mormorano e le chiedono di aprirlo e mostrarlo. Inizia la parte divertente: tutti fissano la persona che ha appena ricevuto il regalo; alcuni volti denotano pura gioia, altri come nel video sono una maschera che da un lato sorride e dall’altro piange. Come potremmo fare una faccia delusa per un regalo che lo zio ci ha fatto con tanto affetto? È orribile, detestiamo quel regalo ma non importa! In quel momento è proibito essere sinceri, e andiamo avanti con la recita, “indossiamo” la nostra espressione migliore e ringraziamo.

Il presepe è lì, con il Bambino Gesù, Maria e Giuseppe, ma non importa a nessuno. Nessuno va a vedere il presepe, nessuno alza gli occhi al cielo e ringrazia il Padre. Pensiamo per un momento a cosa regaleremo questo Natale a Gesù. Cosa daremo a chi ha dato la vita per noi? Riflettiamoci un attimo. In questi giorni pensiamo freneticamente a cosa regalare ai nostri familiari o amici, ma non pensiamo a offrire a Dio tutto ciò che abbiamo nel cuore.

Vi propongo allora queste opzioni per non dimenticarvi di Dio la sera del 24 dicembre:

1. Qualche minuto prima della mezzanotte, proponete alla vostra famiglia un momento di preghiera. Se vi prendono per ridicoli, non fateci caso. Andate nella vostra stanza o in un luogo appartato e offrite la vostra preghiera a Dio.

2. Quel giorno recitate il Santo Rosario, magari con tutta la vostra famiglia. Se nessuno vuole accompagnarvi fatelo da soli, e se vi sembra troppo lungo non recitate le 10 Ave Maria ma solo 5 per ogni mistero, ma offritele con amore.

3. Inginocchiatevi davanti al presepe e ringraziate Dio per tutto ciò che vi ha dato. Non chiedete nulla, ringraziate e basta. Sembra semplice, ma senza rendercene conto chiediamo sempre a Dio qualcosa.

4. Abbracciate con il cuore, con l’anima, non con la carne. Abbracciate vostra madre, vostro padre, vostro nonno, i vostri figli, chiunque sia, ma fatelo pensando a quanto siete fortunati per il fatto che quella persona cara sia viva.

5. Regalate misericordia, amore, affetto, tempo, sorrisi, perdono, e condividete con noi cos’altro pensate che si possa fare quella sera per vivere il vero significato della nascita di Gesù nel nostro cuore.

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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