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La Chiesa costa 6 miliardi?

Jeffrey Bruno
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Ovviamente no, i ricavi per lo Stato sono 11 miliardi

Già dal primo anno di scuola media si impara il concetto di costo e di ricavo: uno scrittore sostiene dei costi iniziali per pubblicare il suo libro, i quali dovranno poi essere sottratti dai ricavi ottenuti dalla vendita del volume.

Un concetto elementare che guarda caso viene dimenticato quando si parla della presenza della Chiesa sul territorio italiano. Secondo l’associazione ateista Uaar, infatti, i costi della Chiesa per lo Stato italiano sarebbero 6 miliardi.

Alcuni quotidiani, come Il Fatto Quotidiano, hanno recentemente tale indagine che, tuttavia, risulta completamente inattendibile non tanto perché promossa da un’associazione che ha come unico obiettivo quello di auto-promuoversi accusando la Chiesa di tutti i mali del mondo (bisognerebbe ricordare che coloro che difendono l’indagine degli atei militanti sono poi gli stessi che criticano il consiglio di Stato quando legifera contro le nozze gay, contestando la mancata imparzialità di uno dei giudici in quanto cattolico dichiarato). Il problema è che ci si concentra soltanto sui presunti costi senza considerare i ricavi. Presunti perché ovviamente l’indagine non è stata realizzata da alcuno studioso di comprovata attendibilità.

Un’indagine seria sul tema è stata invece svolta dal vaticanista Giovanni Rusconi, il quale -come chiunque dotato di minima intelligenza avrebbe fatto-, ha rapportato i costi ai ricavi, pubblicando il libro L’impegno. Come la Chiesa italiana accompagna la società nella vita di ogni giorno(Rubettino 2013). I ricavi per lo Stato, ovviamente, sono molto più numerosi dei costi. Soltanto il risparmio dovuto alla presenza delle scuole paritarie si aggira sui 6 miliardi all’anno, secondo il Miur, (qui e qui un approfondimento), coprendo dunque già da sola i (fantomatici) costi che l’Uaar avrebbe conteggiato.

A questi va aggiunto il risparmio per il diffuso impegno nel sociale sostenuto da Caritas e associazioni legate alla Santa Sede, il risparmio derivato dalla sanità ospedaliera (1,2 miliardi all’anno), dal volontariato (2,8 miliardi), dalle comunità di recupero dei tossicodipendenti (800 milioni), da iniziative come il “Banco alimentare” (650 milioni), dalla lotta all’usura, dai prestiti di speranza, dagli aiuti ai terremotati, dagli oratori, dalle attività ricreative delle parrocchie, dai corsi prematrimoniali ecc. Secondo tale indagine il risparmio complessivo è per lo Stato di circa 11 miliardi di euro annui, ovvero quasi il quadruplo di quello che invece la Chiesa riceve: attorno a 1 miliardo di euro l’anno tramite l’8 per mille, più circa 3 miliardi dai contributi versati da regioni, comuni, altri enti statali.

Un’altra voce importante è quella del “turismo religioso” che genera anch’essa miliardi di ricavi per lo Stato: secondo la Coldiretti nel 2014 soltanto per la città di Roma c’è stato un guadagno di oltre 5 miliardi di dollari (dato in coerenza con quello del 2007), poiché i visitatori cattolici rappresentano l’1,5% dei flussi turistici complessivi nel nostro Paese e, per giunta, appartengono ad ogni fascia d’età: il 41,4% di chi viaggia per fede ha fra i 30 e i 50 anni.

Per non parlare dei grandi eventi cattolici che ogni anno si svolgono a Roma (dalla beatificazione di Giovanni Paolo II al Giubileo). Il Conclave del 2013, ad esempio, ha portato un boom di ricavi per Roma, e lo stesso accade in ogni grande città Europea. Dopo la Giornata Mondiale della Gioventù in Spagna, ad esempio, uno studio del PriceWaterhouseCoopers (PwC) ha dimostrato un’entrata di 476 milioni di dollari per la città di Madrid, di cui 37 milioni incassati direttamente dallo Stato in ragione dell’Iva.

Come ha ricordato recentemente il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, «c’è sempre un attacco continuo come se ci fosse un malaffare costituito su questa voce importante che è una provvidenza per la Chiesa in Italia, ma non si dice mai che la Chiesa riceve 1 e restituisce 11, in termini di opere e di iniziative di carattere sociale. Riceve più o meno fino ad adesso un miliardo e ne restituisce più di 11, come è stato documentato. L’anno scorso le mense delle nostre comunità hanno dato 6 milioni di pasti che sono una cifra esorbitante e sono un segnale serio da considerare da parte della società ma soprattutto della politica perché questa è la situazione. Invece, su tutto questo, silenzio».

Parlare di “costi della Chiesa” senza considerare i ricavi, dunque, è un’operazione sbagliata. La presenza della Chiesa sicuramente ha un costo, certamente inferiore agli 11 miliardi che restituisce ogni anno.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

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