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Valiamo più dei passeri… o delle rane

Public Domain via Pixabay

Russell E. Saltzman - pubblicato il 21/12/15

Dio ha fatto un enorme investimento su di noi...

La Parola di Dio in tutto il suo potere viene a noi in una condizione molto fragile.

I Padri della Chiesa parlavano di “verbo abbreviato”, verbum abbreviatum. Era fonte di perplessità e stupore. Dio conosce la nostra limitata capacità di comprensione, per cui il Verbo divino si è “ridotto” per adattarsi alle nostre capacità, perché potessimo comprenderlo meglio.

Il “verbo abbreviato” non è apparso nella sua forma estesa – è venuto senza un potere e uno splendore schiaccianti, in una forma umana accessibile.

Questo è sempre stato lo stile della rivelazione di Dio. Ha raggiunto il suo culmine nell’Incarnazione, quando la seconda Persona della Trinità è diventata soggetta allo spazio, al tempo e a tutti gli altri limiti umani.

In tante omelie natalizie del passato, si esprimono la perplessità e la gioia per cui il Verbo dovrebbe – potrebbe – essere diventato un bambino senza voce innocente. Aiuta a ricordare che la parola latina infans ha come significato letterale “persona che non parla”.

Il che ci porta alla questione delle immagini natalizie. Se state cercando di inserire delle scene natalizie nella vostra testa, ecco un suggerimento.

Dimenticate i pupazzi di neve, le scenette pittoresche di fiumi e foreste, i fiocchi di neve luccicanti e tutte le altre cose usate per descrivere la meraviglia del Natale.

I pupazzi di neve si sciolgono. Sfrecciare sul fiume in inverno vi farà precipitare in un fossato. L’accumulo di neve brillante per me significa afferrare la grossa pala che mio suocero, che vive nell’assolata South Carolina, ci ha regalato per Natale.

Per i cristiani nel corso della storia, la vera meraviglia del Natale si incarna in un bambino, il Verbo muto di Dio, un verbum abbreviatum.

La dottrina dell’Incarnazione significa che il Creatore di tutte le cose ha assunto una forma umana ed è diventato uomo. Spettacolare! Da bambino umano, il Dio Onnipotente, creatore del cielo e della terra, si è arreso a tutte le limitazioni e le debolezze umane che sperimentiamo – i piedi che fanno male, la pancia che brontola per la fame e tutto il resto che compone la vita umana.

Non sono mai del tutto certo che siamo in grado di apprezzare la profondità di questa dottrina; non sono mai del tutto certo di apprezzare personalmente la sua profondità, e in questo momento sto scrivendo come qualcuno che ne sa davvero qualcosa.

Suppongo – sto cercando un paragone – che fosse possibile per un essere umano incarnarsi in una rana. Avrebbe ovviamente un nobile obiettivo, nella fattispecie insegnare a tutte le rane, in qualsiasi luogo, come vivere pienamente e completamente in armonia con il vero scopo e destino inteso per le rane.

Il nostro ipotetico umano-incarnato-come-rana vivrebbe pienamente come una rana. Essendo una rana, inizierebbe la vita in uno stagno ricoperto della sostanza gelatinosa delle uova di rana, progredendo poi attraverso i vari stadi da girino che respira con le branchie alla prima inalazione d’aria sulla terra.

Lo so, è assurdo, ma la divinità che diventa uomo deve paragonarsi in qualche modo a questo, l’umiliazione di sé della divinità nell’amore completo per l’umanità. Un umano-incarnato-come-rana richiederebbe un po’ di amore supremo per le rane, no?

Ovviamente non siamo rane.

Gesù ha detto che valiamo ben più dei passeri. Anche delle rane, penso. Come ha osservato il salmista, quando si parla degli esseri umani siamo “poco meno degli angeli”.

Dio ha fatto un grande investimento. Non sappiamo mai quanto sia grande finché non lo vediamo così piccolo a Natale: il Verbo divino, abbreviato nel silenzio, tra le braccia di Maria.

Russell E. Saltzman è web columnist su First Things. Vive a Kansas City (Missouri, Stati Uniti). Questo saggio è apparso per la prima volta nel suo libro The Pastor’s Page and Other Small Essays.

[Traduzione dall’inglese a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
gesù cristoincarnazionespiritualità
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