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Cos’hanno in comune un povero, un embrione, un disabile e la natura?

© Giulia Piepoli-CC
https://www.flickr.com/photos/opuntiaficusindica/7882691182/
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Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia

Di recente il decano della Facoltà di Teologia dell’Università Ecclesiastica San Damaso ha parlato dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco come di un’enciclica di tematica, prima che ecologica, antropologica e sociale, che riguarda la concezione che abbiamo di noi stessi come esseri umani e della nostra responsabilità nei confronti degli altri e del futuro che ci aspetta.

Conviene ricordarlo proprio oggi, a seguito dei negoziati internazionali sui cambiamenti climatici a Parigi, perché finché non verrà assunto da tutti, a cominciare dai responsabili pubblici, che il male che affligge il pianeta è un male morale, non si getteranno le basi di una soluzione durevole, e come si dice nell’argot su tali questioni “sostenibile”, al disastro ecologico di cui i cambiamenti climatici non sono che la punta dell’iceberg.

Il papa lo ha spiegato chiaramente nella sua enciclica dicendo che “quando non si riconosce nella realtà stessa l’importanza di un povero, di un embrione umano, di una persona con disabilità – per fare solo alcuni esempi –, difficilmente si sapranno ascoltare le grida della natura stessa”.

Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia”, osserva il pontefice. “Quando la persona umana viene considerata solo un essere in più tra gli altri, che deriva da un gioco del caso o da un determinismo fisico, si corre il rischio che si affievolisca nelle persone la coscienza della responsabilità”.

Il papa non tace neanche al momento di sottolineare, in continuità con il magistero di Benedetto XVI, che all’origine della crisi ecologica aleggia l’ombra del relativismo: “Se non ci sono verità oggettive né principi stabili, al di fuori della soddisfazione delle proprie aspirazioni e delle necessità immediate, che limiti possono avere la tratta degli esseri umani, la criminalità organizzata, il narcotraffico, il commercio di diamanti insanguinati e di pelli di animali in via di estinzione?

Non è la stessa logica relativista quella che giustifica l’acquisto di organi dei poveri allo scopo di venderli o di utilizzarli per la sperimentazione, o lo scarto di bambini perché non rispondono al desiderio dei loro genitori? È la stessa logica ‘usa e getta’ che produce tanti rifiuti”.

Non sarà quindi un vertice internazionale a risolvere la crisi ecologica, per quanto possano essere benvenuti le sue conclusioni e i suoi impegni, ancor più se si rispetteranno per la prima volta. La crisi è nel tessuto dell’opulenta società occidentale, nella sua mentalità consumistica, nella sua torre di guardia autoreferenziale e poco solidale e nel suo disprezzo del bene comune a favore del malato relativismo esistenziale.

 

[Traduzione dallo spagnolo a cura di Roberta Sciamplicotti]

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