Ricevi Aleteia tutti i giorni
Iscriviti alla newsletter di Aleteia, il meglio dei nostri articoli gratis ogni giorno
Iscriviti!
Aleteia

Banche salvate, ma i risparmiatori e gli imprenditori? Ecco come rivalersi

© Public Domain
Condividi

Oltre a risparmiatori, anche diecimila piccoli imprenditori hanno perso i propri risparmi dopo il salvataggio di Carife, Banca Marche, Carichieti e Banca Etruria.

di Massimiliano Casto

 

Dopo quanto successo pochi giorni fa con il fallimento ed il successivo salvataggio di Carife, Banca Marche, Carichieti e Banca Etruria, grande è la polemica che sta investendo l’intero mondo delle banche.

Molti piccoli risparmiatori hanno visto improvvisamente azzerati risparmi accantonati lungo tutta una vita! Ciò è riconducibile principalmente al fatto che le banche in questione erano molto legate al territorio di riferimento. Ecco perché ad essere danneggiati, in particolar modo, sono le persone di una certa età, che hanno affidato gran parte dei loro averi alla banca più vicina.

In realtà, ai piccoli privati, dobbiamo aggiungere circa diecimila piccoli imprenditori di tutta Italia che, trascinati nel salvataggio delle 4 banche, hanno perduto la totalità dei propri risparmi, secondo quanto denuncia la Comitas, l’associazione delle piccole e microimprese italiane, che ha annunciato iniziative legali a tutela dei risparmiatori: si tratta di titolari di piccole attività ai quali gli istituti di credito, in collegamento ai fidi concessi, hanno caldamente suggerito azioni e obbligazioni subordinate delle loro banche. Oggi, tali imprenditori – che non sono certo investitori istituzionali, ma titolari di piccole aziende e attività commerciali – si ritrovano ad aver perso tutti i soldi investiti.

Sono circa 44.000 mila in tutto i piccoli azionisti e obbligazionisti di BM che hanno visto bruciati i loro risparmi! Si calcola che in totale gli azionisti privati ci abbiano rimesso 740 milioni di euro (su un totale di 1,3 milioni di euro di azioni), mentre i possessori di obbligazioni subordinate hanno subito una perdita pari a 400 milioni di euro.

Adesso le domande si rincorrono: è mancata la vigilanza? I risparmiatori potevano essere salvati? Di certo molte cose non hanno funzionato, se anche dall’Europa è arrivata l’accusa alle banche dichiarando che vendevano alla gente prodotti inadatti.

 

Ma cosa sono questi titoli incriminati, questi ormai famosi bond subordinati che i direttori delle agenzie continuavano a vendere spregiudicatamente a piccoli risparmiatori?

Si tratta di una particolare categoria di titoli che le banche fallite hanno collocato a man bassa negli anni scorsi, per un totale che sfiora appunto gli 800 milioni di euro. Le obbligazioni subordinate, come tutte le obbligazioni, sono dei titoli rappresentativi di un debito, che consentono a chi le acquista di diventare creditore dell’istituto emittente, incassando periodicamente degli interessi: le cedole. Rispetto ai bond ordinari, però, quelli subordinati espongono i risparmiatori a un grado di rischio molto più elevato, simile a quello assunto di chi acquista un’azione. In caso di fallimento della banca emittente, infatti, i titolari delle obbligazioni subordinate sono considerati dei creditori di serie B, i cui diritti patrimoniali possono essere soddisfatti soltanto dopo aver risarcito altri soggetti come i dipendenti della banca, i correntisti o i sottoscrittori dei bond ordinari.

 

Cosa devono fare questi risparmiatori danneggiati

In attesa di vedere cosa farà il governo, la strada battuta da molti risparmiatori sarà probabilmente quella di sempre: far causa in tribunale contro i responsabili del crack, come ha già fatto chi è incappato negli scandali finanziari degli anni scorsi, dal fallimento di Cirio a quello di Parmalat fino al tracollo della repubblica Argentina e dei suoi bond. Poi, si stanno muovendo parecchie associazioni dei consumatori per iniziare le procedure di class action.

Non è ancora ben chiaro, tuttavia, quali società saranno il bersaglio di eventuali azioni civili per chiedere un risarcimento. Con molta probabilità, gli indennizzi verranno pretesi dalle nuove banche che hanno ereditato le attività sane dei 4 istituti falliti, ma c’è anche chi ipotizza un procedimento contro la nascitura bad bank in cui confluiranno i crediti deteriorati. Poi c’è addirittura un’associazione che non esclude una iniziativa contro Bankitalia, colpevole di non aver vigilato abbastanza sul dissesto finanziario dei 4 istituti.

 

È chiaro che gli avvocati dei risparmiatori avranno infatti buon gioco se riusciranno a dimostrare che le obbligazioni subordinate sono state piazzate dalle banche (magari in maniera truffaldina) nel portafoglio di persone che prima investivano soltanto i prodotti a basso rischio come i titoli di stato o i conti di deposito. A maggior ragione, i risparmiatori potranno rivendicare il diritto a un rimborso se sono stati convinti a destinare ai bond subordinati una quota molto rilevante del loro patrimonio finanziario complessivo, in barba a qualsiasi logica di buon senso che impone di diversificare il più possibile gli investimenti. Va ricordato, però, che i tempi di queste azioni civili non saranno brevi. Come fu nel caso dei crack di Cirio, Parmalat o dell’Argentina, ci vorranno purtroppo mesi o anni per ottenere i primi risarcimenti.

I consigli per il futuro

Molti risparmiatori, adesso, si stanno chiedendo come fare per essere sicuri di investire bene i loro risparmi. Come prima cosa possiamo dire che le migliori forme di investimento sono quelle dei conti correnti fino a 100 mila euro. In questo modo non si avrà un alto rendimento sui proprio risparmi, ma di sicuro si avrà la possibilità di ritirare tempestivamente i propri risparmi perché le somme depositate non avranno nessun tipo di vincolo.

Se invece si decide di investire in obbligazioni è molto importante sapere che conviene sempre e prudentemente investire in obbligazioni senior piuttosto che in quelle subordinate. In particolare le obbligazioni senior sono quelle che danno la priorità nel rimborso, quindi il risparmiatore sarà maggiormente garantito nel vedersi restituito almeno la somma che ha investito, a differenza di quelle subordinate, che invece prevede il rimborso del capitale solo dopo che sono stati rimborsati tutti gli altri creditori della banca.

Un altro consiglio che può essere vitale per i risparmiatori è di leggere molto attentamente i diversi fogli illustrativi che vengono dati in banca prima di firmare, infatti su questi fogli vi è indicato che tipo di obbligazioni si stanno andando a sottoscrivere. Se l’impiegato non provvede a darvelo rifiutatevi di firmare e andate a leggerlo su internet, dove deve essere disponibile.

Infine, di sicuro, conviene investire nelle banche che vengono considerate più solide nel nostro paese al fine di garantire la massima sicurezza per i vostri risparmi.

 

QUI L’ARTICOLO ORIGINALE

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni