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Le parabole del Vangelo ispirate alla Misericordia

Pixabay.com/Public Domain

Gelsomino Del Guercio - Aleteia - pubblicato il 17/12/15

Il tema al centro del Giubileo di Papa Francesco è indicato da Gesù in almeno tre "lezioni" evangeliche

Il tema della Misericordia, al centro del Giubileo indetto da Papa Francesco, è ricorrente nel Vangelo? Quali sono le parabole che lo affrontano? La risposta è sicuramente positiva.

Il vangelo di Luca viene appunto definito il “Vangelo della misericordia” e racconta la vita di Gesù scegliendo la misericordia come principale filo conduttore. In particolare sono tre, le “Parabole della Misericordia” per definizione (Lc 15,1-32): la pecora ritrovata, la dracma ritrovata e il padre compassionevole.

Il volume “Le parabole della Misericordia” (edizioni San Paolo), a cura del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, racconta il senso di queste lezioni di Gesù, tutte concentrate nel capitolo quindicesimo del Vangelo di Luca.

LA PECORA RITROVATA

«Quale uomo tra voi avendo cento pecore e dopo averne persa una non lascia le novantanove nel deserto e s’incammina verso quella perduta finché la trovi? E trovata, la pone sulle sue spalle con gioia, giunto a casa convoca gli amici e i vicini dicendo loro: Gioite con me, perché ho trovato la mia pecora perduta. Vi dico che così ci sarà più gioia nel cielo per un peccatore che si converte rispetto a novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione».

LA GIOIA DELLA CONVERSIONE

La gioia aggancia la parabola alla vita: trovare la pecora perduta è la gioia del pastore e di Dio che si rallegrano più per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno (o s’illudono di non avere) bisogno di conversione. Toccante è il modo con cui Gesù intende la conversione: è frutto non del soggetto che si converte, bensì dell’agire di Dio che cerca chi è perduto. La conversione è sempre azione della grazia, data da Chi si pone la pecora ritrovata sulle spalle e torna a casa.

LA DRACMA RITROVATA

«O quale donna avendo dieci dracme se perdesse una dracma, non prende la lucerna, spazza la casa e cerca accuratamente finche non la trovi? E trovatala convoca le amiche e le vicine dicendo: Gioite con me, perché ho trovato la dracma che ho perduta. Così vi dico: c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

IL “VALORE” DEL PECCATORE

La più breve delle Parabole della Misericordia non rapporta la moneta perduta alle altre, come invece la pecora perduta alle novantanove. La casalinga cerca la dracma a causa del valore che ha per lei e non per il confronto con le altre dracme. Ci fosse soltanto un peccatore, varrebbe la pena cercarlo, trovarlo e gioire.

LA GUARIGIONE DAL PECCATO

Gesù ritiene di essere inviato per guarire le ferite di tutti i peccatori, nessuno escluso. Naturalmente per tale frequentazione è accusato di essere peccatore (Gv 9,24-25) che vive con i peccatori. Ma i miracoli smentiscono l’accusa poiché un peccatore non può compiere i prodigi che lui realizza: le parabole spiegano le ragioni che lo portano a frequentare i peccatori.

IL PADRE MISERICORDIOSO

Un uomo ha due figli; uno gli chiede quanto gli spetta e il padre divide le sostanza. Mentre il minore sperpera la dote vivendo da dissoluto in una regione lontana, l’altra parte del patrimonio è al sicuro ed è amministrata dal figlio maggiore. Quello che aveva sperperato il patrimonio riflette sugli errori commessi e torna a casa.

«”Padre, ho peccato verso il cielo e davanti a te, non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate l’abito migliore e vestitelo, mettetegli l’anello al dito e i sandali ai piedi, prendete il vitello ingrassato, ammazzatelo e rallegriamoci».

Quando l’altro figlio torna dai campi a casa, rimane meravigliato per l’accoglienza riservar al fratello. «Il padre gli rispose: “Figliolo, tu sei sempre con me, e tutto ciò che è mio è tuo. 32Ma era necessario far festa e gioire, perché questo tuo fratello era morto ed è vivo, era perduto ed è stato ritrovato”».

IL PERDONO AL FIGLIO PECCATORE

Il padre non attende i due figli stando in casa, non verifica se il minore sia realmente pentito, non chiede dove sia finita la sua parte di eredità, ma organizza una festa con tanto di musica e di danze. Il padre ama visceralmente il figlio perduto, sino a sentire la passione umana più profonda. Fra tutte le azioni che il padre compie per il figlio minore quella decisiva, che segnala la svolta della parabola, è condensata nel verbo «ebbe compassione»

LA MANO TESA AL FIGLIO MAGGIORE

Drammatico è il rifiuto del maggiore che decide di non entrare in casa; la collera lo pietrifica all’uscio che avrà varcato innumerevoli volte. Allora il padre decide di uscire nuovamente di casa e di supplicarlo. Sconfinata è la misericordia del padre: avrebbe potuto rispondere che, fin quando si è in casa propria, comanda lui. Secondo il diritto patrimoniale, finché vive, può fare quel che vuole dei suoi beni! Invece il padre si cala nella situazione del figlio maggiore e lo esorta a ripensare i suoi rapporti. Immensa è la tenerezza con cui si rivolge al maggiore: pur non essendo chiamato mai «padre», lo chiama «figliolo» (teknon).

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