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Che cos’è la Forza? E qual è la filosofia di Star Wars?

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 15/12/15

Anche la pace è diversa…

La differenza tra Jedi e Sith su questo punto è la stessa che c’è tra la pace degli uomini e quella di Dio, o più prosaicamente tra la pace e il pacifismo. Per i servi del Lato Oscuro la pace è l’assenza di conflitto e l’estensione del loro dominio su tutta la Galassia, sul mondo, Anakyn ebbro della sua “conversione” al male dirà al suo maestro, dopo aver sterminato gli oppositori: «Niente prediche, Obi-Wan. Io vedo oltre le bugie dei Jedi. Non temo il Lato Oscuro come voi. Ho portato pace, libertà, giustizia, e sicurezza nel mio nuovo impero». Io, mio, no. Per i Jedi è simboleggiata dalla conservazione della Repubblica, cioè della possibilità del confronto e della sopravvivenza dei punti di vista anche delle piccole minoranze. E’ il principio democratico, ma più ancora, ritornando all’inizio, è l’assicurazione che l’ordine poliedrico del Creato resista e non venga sterilizzato dall’omologazione imperiale. I Sith infatti predicano il relativismo e praticano l’assolutismo, i Jedi custodiscono il cosmo come intreccio di vita e bellezza. Alla domanda “come riconosco il lato chiaro da quello oscuro?”, Yoda risponde: «Lo imparerai! Quando sei calmo, in pace! Passivo… un Jedi usa la Forza per saggezza e difesa, mai per attaccare», cioè mai per prevaricare il prossimo e renderlo omologo al proprio punto di vista.

Ma c’è un limite…

E ce lo rivela sempre Aldo Vitale su Tempi:

Del resto, forse è proprio in ciò che consiste il limite più grande del pensiero interno alla saga di Star Wars, cioè l’essere “semplicemente” una filosofia e non una vera e propria teologia, cioè non riuscire ad elevarsi verso ciò che Max Horkheimer ha definito il «senso del mondo».

In questa prospettiva, allora, è forse perfino erroneo definire il pensiero di Star Wars come una vera e propria filosofia, sebbene vi siano senza dubbio messaggi di carattere filosofico al suo interno, poiché una filosofia che non mirasse al senso, cioè al vero della realtà, non sarebbe, in buona sostanza, una autentica filosofia.

Ecco in che senso si può intendere l’intuizione di S. Agostino per il quale è vero filosofo solo chi ama Dio, poiché in questa relazione d’amore in cui l’amato, cioè l’uomo, percepisce l’amore dell’amante, cioè Dio, può esprimersi in tutte la sua potenzialità la dimensione creaturale umana cioè non solo nel senso dei limiti dell’uomo, ma nel senso della sua stessa essenza; e ogni filosofia che rivela l’essenza delle cose è la vera filosofia, per cui è vero filosofo solo chi ama Dio, Dio del tutto assente nella dimensione (immaginifica) di Star Wars.

In quest’ottica senza dubbio il pensiero sottostante la saga di Star Wars è un pensiero povero, è un non-pensiero che si dimena tra una forma di bio-determinismo – come si evince dai micro-organismi con cui i jedi percepiscono la Forza – e di emanazionismo dalla sfumatura gnostico-manichea, come si evince dallo scontro furioso tra bene e male senza che però vi sia una personificazione del bene (come accade nel Dio cristiano).

In fondo si tratta pur sempre di un film, un gran bel film, ragionevole, sebbene non totalmente razionale, edificante, ma non istruttivo, affascinante, ma non rivelativo.

Insomma, sebbene vi siano numerosi spunti filosofici, interessanti, attuali e universali, il pensiero contenuto nella saga di Star Wars sembra non riuscire a sostenere il proprio stesso peso, disperdendosi in una serie di rivoli pseudo-filosofici e sicuramente non solo non prettamente cristiani, ma soprattutto non teologici, cioè non autenticamente razionali, che consentono di rievocare l’osservazione di Karl Jaspers per il quale sembra che manchi «l’uno a tenere insieme il tutto».

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cristianesimofilosofiaguerre stellarioccidentestar wars
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