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Che cos’è la Forza? E qual è la filosofia di Star Wars?

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 15/12/15

Lo stesso giovane Anakin Skywalker che studia come padawan al seguito di rinomati e saggi Maestri jedi come Qui-Gon Jinn e Obi Wan Kenobi, riconosce, prima di cedere nella propria determinazione passando al Lato Oscuro per diventare il temuto sith Darth Vader, braccio destro dello spietato Imperatore, che «i sith traggono il loro potere dalle passioni, sono egocentrici, pensano solo a se stessi; i jedi sono altruisti, si interessano solo agli altri».

Un sith opera per la guerra e per la discordia, per alimentare l’odio che discende e riconduce all’un tempo al Lato Oscuro, cioè agisce per diffusione del male; un Cavaliere jedi, invece, opera per la pace e la libertà, per alimentare la Forza e garantire la libertà di tutti gli esseri della galassia, cioè, in sostanza, per il bene.

Il sith ha una visione che si potrebbe definire coincidente con quella di Thomas Hobbes, per cui homo homini lupus; un Cavaliere jedi, invece, crede che l’uomo sia fatto per vivere in armonia con i suoi simili e con tutte le creature della galassia, coincidendo la sua visione con quella aristotelico-tomista del bene comune.

La Filosofia Politica dei due lati della Forza

Come riferisce Tempi:

Per Obi Wan Kenobi la Forza scorre in un Jedi, come la Verità scorre nell’uomo per S. Agostino.

L’etica Jedi è, dunque, un’etica razionale e relazionale, di apertura nei confronti dell’altro, del prossimo, riconoscendo in tale apertura l’impossibilità di soggiogare gli altri esseri viventi della galassia per raggiungere i propri scopi o per accrescere il proprio potere, cioè in definitiva l’impossibilità di negare la verità costitutiva dell’esistenza.

Diversamente per chi usa e si lascia usare dal Lato Oscuro, come i Sith.

Il maestro Yoda, infatti, insegna che «il Lato Oscuro è menzogna, inganno, diffondere il sospetto», cioè il germe di ogni divisione e di ogni inimicizia, quasi riecheggiando le parole di Dante che rinveniva la causa delle discordie e delle faide fiorentine “nelle tre faville c’hanno i cuori accesi, cioè la superbia, l’invidia e l’avarizia” (Inf. VI, vv. 74-75).

La profonda differenza etica tra Jedi e Sith si può evincere considerando la logica del sacrificio.

Un jedi crede nel proprio sacrifico (così il vecchio Obi Wan Kenobi si lascerà uccidere da Darth Fener sulla prima stazione da battaglia imperiale – la Morte Nera – dinnanzi al giovane Luke Skywalker), poiché solo così può dimostrare di anteporre il prossimo a sé evitando l’orgoglio del Lato Oscuro; il maestro, addirittura, si sacrifica per il proprio padawan, cioè per il proprio discepolo.

Un sith, invece, uccide e sacrifica il proprio maestro per prenderne il posto e accrescere il proprio potere (così ammette lo stesso Lord Sidious, ancora sotto le mentite spoglie del Cancelliere Palpatine, allorquando racconta al giovane Anakin Skywalker la fine del suo potente maestro sith Darth Plagueis da lui ucciso).

Il jedi sacrifica se stesso per gli altri; il sith, invece, sacrifica gli altri per se stesso; si ripropone quel confronto ideale tra l’etica di Kant, per cui l’umanità dell’altro deve sempre essere considerata un fine e mai un mezzo, e quella di Nietzsche, per cui il superuomo per affermarsi come tale può, anzi deve sopraffare gli altri (in ciò consistendo il suo non essere soggiogato alla mediocrità umana).

In questa dinamica bipolare anche la politica della galassia, cioè della Repubblica, assume rilevanza.

I sith, infatti, cercano di introdurre la discordia tra i vari sistemi planetari e le diverse popolazioni della galassia, per minare la stabilità politica e sociale della Repubblica.

Il Cancelliere Palpatine userà ogni mezzo come l’inganno, la menzogna, la reticenza, i complotti, la violenza epurativa contro l’ordine dei cavalieri jedi, per riuscire a scatenare una guerra e condurre il Senato della Repubblica a conferirgli poteri speciali per porre fine alla crisi, dopo aver formato un apposito esercito, l’esercito di cloni della Repubblica con cui riportare ordine nella galassia.

Si scopre, tuttavia, ben presto che il Cancelliere Palpatine è in effetti il Signore Oscuro dei sith, Lord Sidious, il quale, una volta concentrato tutto il potere su di sé, con il consenso unanime del Senato, sancirà la fine della Repubblica e la nascita del Primo Impero galattico auto-proclamandosi, appunto, Imperatore: «Nell’intento di garantire la sicurezza e una durevole stabilità la Repubblica verrà riorganizzata, trasformandosi nel primo Impero galattico per una società più salda, e più sicura».

Si scorgono le tinte della filosofia politica di Hobbes secondo cui il consenso di tutti i consociati serve a conferire il potere al leviatano che lo eserciterà per tutelare la pace e la sicurezza di tutti e di ciascuno.

I jedi, invece, si battono per la libertà e la democrazia; dichiara, infatti, lo stesso maestro jedi Obi Wan Kenobi al giovane Luke Skywalker: «Per oltre mille generazioni i Cavalieri jedi sono stati i guardiani di pace e giustizia nella vecchia Repubblica, prima dell’oscurantismo, prima dell’Impero».

Il Lato Oscuro è dunque la prometeica pretesa dell’umanità di essere padroni della vita e della morte senza remore, senza alcun limite rappresentato dalla vita altrui. E’ un umanesimo contraffatto, che rende schiavo sempre qualcun altro, rendendo tuttavia schiavi del Lato Oscuro, cioè del Male, chi ragiona in questo modo.

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