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I 50 consigli spirituali di Padre Pio per una vita di grazia

Papaboys 3.0 - pubblicato il 13/12/15

L’umiltà e la carità sono le corde maestre, tutte le altre sono dipendenti da esse: l’una è la più bassa, l’altra la più alta: la conser­vazione di tutto l’edificio dipende dal fonda­mento e dal tetto.

Se si tiene il cuore indirizzato nell’eser­cizio di queste, non s’incontreranno poi dif­ficoltà nelle altre. Queste sono le madri delle virtù, quelle le seguono come fanno i pulcini colle loro madri.

Dì anche tu e sempre al dolcissimo Signo­re: voglio vivere morendo, perché dalla morte venga la vita che non muore e aiuti la vita a risuscitare i morti.

Devi piuttosto umiliarti davanti a Dio anzi che abbatterti di animo, se Egli ti riserba le sofferenze del Suo Figliolo e vuol farti esperimentare la tua debolezza: tu devi ele­vare a Lui la preghiera della rassegnazione e della speranza, anche allor che per fragilità si cade, e ringraziarLo dei tanti benefici di cui ti va arricchendo.

Bacia spesso con affetto Gesù e Lo ricom­penserai del sacrilego bacio dell’apostolo in­fido: Giuda.

Procurate di avanzare nella carità: allarga­te il vostro cuore con fiducia ai divini carismi che lo Spirito Santo è intento a versare in esso…

Se vogliamo raccogliere è necessario non tanto il seminare molto, quanto spargere il seme in un buon campo, e quando questo seme diventerà pianta, ci stia molto a cuore di vegliare a che la zizzania non soffochi le tenere pianticelle.

Non hai tu da tempo amato il Signore? Non Lo ami tutt’ora? Non brami di amarLo per sempre?

Dunque nessun timore.

Anche ammesso tu avessi commesso tutti i peccati di questo mondo, Gesù ti ripete: ti sono rimessi molti peccati perché molto hai amato.

Soffri, è vero, ma con rassegnazione e non temere perché Dio è con te; tu non L’offendi, ma L’ami: soffri, ma credi pure che Gesù stesso soffre in te e per te.

Gesù non ti ha abbandonato quando tu sfuggivi da Lui; molto meno ti abbandonerà adesso che vuoi amarLo.

L’umiltà e la purezza dei costumi sono ali che elevano fino a Dio e quasi ci divinizzano. Ricordalo: è più vicino a Dio il malfattore che ha vergogna di operare il male che l’uo­mo onesto il quale arrossisce di operare il bene.

Devi avere sempre prudenza ed amore. La prudenza ha gli occhi, l’amore le gambe. L’amore che ha le gambe vorrebbe cor­rere a Dio, ma il suo impulso di slanciarsi verso di Lui è cieco, e qualche volta potrebbe inciampare se non fosse guidato dalla pru­denza che ha gli occhi.

La prudenza, quando vede che l’amore potrebbe essere sfrenato, gli presta gli occhi. In tal modo l’amore si trattiene e, guidato dalla prudenza, agisce come deve e non come vorrebbe.

Il grado sublime dell’umiltà è non solo il riconoscere la propria abbiezione, ma amarla. Ho eletto, dice il profeta, di essere abbiet­to in casa di Dio, piuttosto che abitare nei tabernacoli dei peccatori.

Il troppo parlare non è mai esente da peccato.

Bisogna saper confidare: vi è il timore di Dio e il timore di Giuda.

La troppa paura ci fa operare senza l’amo­re e la troppa confidenza non ci fa conside­rare il pericolo che dobbiamo superare.

L’una deve dare la mano all’altra e pro­cedere come sorelle.

Così bisogna sempre fare, poiché se ci accorgiamo di aver paura o di temere troppo, dobbiamo allora ricorrere alla confidenza, se confidiamo eccessivamente, dobbiamo invece avere un po’ di timore, perché l’amore tende all’oggetto amato, ma nell’avanzare è cieco, non vede, ma la santa paura lo illumina.

Nessuno è giudice in causa propria.

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san pio da pietrelcina
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