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Arabi o ebrei? Chi c’era nel presepe?

Pixabay.com/Public Domain

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don Andrea Lonardo - Centro Culturale "Gli Scritti" - pubblicato il 13/12/15

C’erano arabi nel presepe? Chi c’era nel presepe?

L’imbarazzo nel rispondere a questa domanda – e l’ignoranza manifestata in questi giorni da alcuni famosi protagonisti dei media– dice quando dobbiamo tornare ad insegnare la storia.

La risposta è, comunque, molto semplice ed, insieme, complessa.

Fino all’arrivo dei magi nel presepe ci sono solo ebrei. Gli arabi arriveranno in Giudea – Betlemme appartiene alla Giudea – solo con l’invasione musulmana nel 637, appena morto Maometto.

Maria era ebrea, Giuseppe era ebreo, i pastori erano ebrei, Gesù era ebreo. Ebrei e arabi sono entrambi semiti, da un punto di vista linguistico: ebrei e arabi sono fratelli, si potrebbe dire, ma gli ebrei non sono arabi e quelle terre non erano arabe.

Gli evangelisti vogliono, però, sottolineare in modi diversi che Gesù non era solo ebreo, ma era soprattutto uomo: Dio si era fatto uomo per tutti gli uomini. Matteo ricorda che fra gli antenati di Giuseppe, il padre adottivo, che dette a Gesù la discendenza davidica, c’erano quattro donne pagane: Giuseppe non aveva solo sangue ebraico, ma anche sangue pagano. Perché quel bambino che diveniva suo figlio era venuto non solo per il popolo eletto, ma per l’umanità intera.

Giovanni, ebreo che scrive in greco, afferma che il Verbo divino si fece uomo, si fece carne (sarx in greco) per indicare l’umanità, prima ancora che l’ebraicità di Gesù.

Ed, infatti, nel Credo non si dice che “nel grembo della Vergine Maria Gesù si fece ebreo”, bensì che “si fece uomo”, a dire che la sua ebraicità è una specificazione del suo essersi fatto uno di noi, di tutti noi, arabi ed europei compresi.

L’ebraicità di Gesù dice comunque il compimento dell’alleanza stretta da Dio con il suo popolo, alleanza mai revocata, e dice dunque l’amore che tutti dobbiamo al popolo ebraico.

Dice anche l’origine mediorientale del cristianesimo. Chi dicesse che il cristianesimo è occidentale, non avrebbe capito nulla della fede cristiana. Ricordo una ragazza iraniana che voleva battezzarsi e la madre, che pure l’amava, le diceva che voleva farsi cristiana per divenire occidentale, per dissuaderla dalla scelta. Le dissi che l’affermazione della madre non era vera. Perché in Persia il cristianesimo c’era da diversi secoli prima dell’arrivo dell’Islam. Lei poteva essere cristiana e restare orientale. Essere cristiani non vuol dire diventare occidentali, come prova, appunto, la Chiesa caldea dell’Iran, così come tutte le Chiese orientali antiche, quella ebraico-cristiana quella sira, quella assira, quella copta, quella armena, quella araba, quelle del nord-Africa (si pensi solo ad Agostino e a Cipriano), quelle arabe (la penisola arabica conserva ancora fondamenta di basiliche cristiane e sepolcreti del primo millennio, pieni di croci scolpite sulla roccia), ecc. ecc., tutte molto più antiche dell’islamizzazione della regione, anche se poi alcune di essere vennero totalmente annientate nei secoli.

Ma, ad un certo punto, arrivano nel presepe i magi. Qualsiasi cosa si pensi della loro origine, l’evangelista lascia intuire un’origine dal lontano oriente – il termine “magi” fa pensare alla Persia. Ma quei magi sono la concretizzazione di tutti i popoli che avrebbero accolto il Vangelo, come aveva annunziato l’antica profezia di Isaia.

Ecco che i magi assumono talvolta i volti delle tre età dell’uomo, il giovane, l’adulto, l’anziano – così ad esempio in Giorgione. Oppure assumono le sembianze di tre re provenienti dai tre continenti allora conosciuti: l’Africa (uno di loro spesso è dipinto come nero di carnagione, l’Asia, l’Europa. Altre volte si aggiunge l’appartenenza di uno di loro alla popolazione araba. quindi, si potrebbe dire, gli arabi giungono al Presepe sette secoli prima dell’invasione musulmana, attraverso uno di quei cercatori di Dio che si reca al presepe insieme ai rappresentanti simbolici degli altri continenti.

I magi aprono il presepe alla terra intera. In quello sperduto luogo del medio oriente, il mondo intero è convocato a gioire.

Ecco perché con grande sapienza i presepi della tradizione italiana, in particolare quello napoletano, aggiungono figure di ogni luogo e tempo: nel presepe ci sono tutti. E se ci si recasse a comprare statuine a Napoli a San Gregorio Armeno, si troverebbero statuine di Obama, di Higuain, di Renzi, di Putin, di Assad, del presidente dell’Iran Rouhani, di Abu Mazen e di tanti altri.

Se dovessi fare un presepe in una scuola, ci metterei i profughi che attraversano il mare, ci metterei i giovani del Bataclan di Parigi, ci metterei Myriam, la bambina iraqena che perdona gli uomini neri di Daesh, ci metterei papa Francesco, ci metterei la mia famiglia e quelle dei miei amici, ci metterei cristiani, ma anche figure di uomini di altre religioni, perché quel bambino è venuto per tutti.

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