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Ripartire dalle famiglie

© Gigi De Palo
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Intervista al neopresidente del Forum delle Famiglie: Gigi De Palo

Avevamo avuto modo di ascoltare e raccontare le azioni di Gigi De Palo, da assessore alla Famiglia a Roma tra il 2011 e il 2013, poi  consigliere capitolino, sempre in prima linea nella difesa delle famiglie e dei loro diritti con la campagna “Io sto coi passeggini“. Al centro del suo impegno la concretezza della Dottrina Sociale della Chiesa che si era messo ad insegnare dentro e fuori il Grande Raccordo Anulare. Già presidente delle Acli di Roma, da poche settimane è diventato il nuovo presidente nazionale del Forum delle Famiglie. E’ sposato ed ha quattro figli.

Presidente, i dati dicono che – purtroppo – potreste avere ragione nelle vostre preoccupazioni. L’Italia sempre più fanalino di coda in Europa per numero di figli per donna, e sempre meno matrimoni sia civili che religiosi…

De Palo: Sono dati angoscianti e da questo emerge un dato molto triste: gli italiani vorrebbero fare famiglia e figli. Io conosco tantissimi giovani che vorrebbero sposarsi ma non conviene. Se io mi separassi avrei diritto a 400 euro di assegni familiari. Non c’è il riconoscimento del vantaggio sociale della presenza della famiglia. Nonostante questo ne avremmo grande bisogno, in Italia e all’estero. I costi sociali della separazione o delle famiglie liquide sono altissimi. Il terzo figlio in Italia è la prima causa di povertà. Secondo l’Istituto Toniolo il 92% dei giovani vede nella famiglia e nei figli il primo sogno che vorrebbero realizzare. C’è fame di famiglia.

Il Governo italiano, le amministrazioni locali, che tipo di atteggiamento hanno? Tu hai avuto anche dei ruoli decisionali al Comune di Roma quali difficoltà hai incontrato?

De Palo: E’ veramente una gran confusione. In Italia il principio di sussidiarietà insito nelle persone viene ucciso dalla burocrazia. Tutte le energie volte al bene del Paese, vengono disperse, però se uno le cose le vuole fare davvero allora le cose si fanno. Io riuscii a fare il quoziente familiare a Roma in un anno. Se uno ha una idea le risorse si trovano. Si semina perché altri raccolgano, ma la politica non ragiona così spesso, la famiglia sì, la famiglia è una scuola di amministrazione e di politica in questo senso perché tu non fai sacrifici per un effetto immediato, ma ragioni e ti applichi sui tuoi figli, l’investimento è a 20 anni in un certo senso. In politica il meglio è nemico del bene, qui si tratta di equità sociale e un fisco più equo per le famiglie non è una concessione, non è elemosina, è giustizia, una giustizia che deriva dagli oneri e dai doveri che una famiglia già assolve, e che vanno riconosciuti. Ma i sacrifici fatti con la crisi per chi li facciamo se non si fanno figli? Quando ti dicono “le famiglie vogliono più servizi” ottimo, ma in realtà preferiamo più risorse per poter scegliere ciascuno le proprie priorità.

L’Italia si vanta di essere un paese cattolico, ma in paesi storicamente assai meno cattolici o in generale più laicisti, per la famiglia si fa molto di più, in Francia o nei paesi scandinavi i soldi e le risorse messe in campo per i minori e per le giovani coppie sono moltissimi.

De Palo: La famiglia è come il turismo in Italia, si ragiona “tanto vengono lo stesso” quindi non c’è una vera pianificazione. Si dà per scontato che gli stranieri a Roma arriveranno comunque, poi si scopre che non è vero e si perdono posti di lavoro. Ma così è anche per la famiglia dove la politica dà per scontato l’aiuto delle famiglie, il welfare complementare. Ma con questa strategia tra qualche anno non avremo nessuno che paga le pensioni, avremo i costi sociali di vecchiaia e malattia che aumenteranno per la collettività. Lo Stato dà per scontato che le famiglie facciano già il massimo per i figli ma non si curano di cosa succede se poi le famiglie falliscono perché non c’è lavoro, per eventuali crisi interne al tessuto familiare, per una malattia, per una dipendenza. Noè costruiva l’Arca quando c’era il sole, noi andiamo avanti per emergenze. Lo prendevano per pazzo, ma poi…

Come sarà la tua presidenza, che cosa può fare il Forum delle famiglie e cosa farà?

De Palo: In questi anni il forum ha contato troppo poco rispetto al peso che ha: 4 milioni di famiglie suddivise in 400 associazioni locali e nazionali, 20 forum regionali, per un totale di 12 milioni di persone fisiche. L’obbiettivo è quello di dare voce ai 59 milioni e 100 mila di italiani che vivono in famiglia. Noi siamo il paese reale. Quello delle persone che non arrivano a fine mese, delle donne che non possono far sapere di essere incinte sennò vengono licenziate, dei nonni che sono costretti ad aiutare ancora i figli e i nipoti perché non c’è lavoro.

Noi sul tema della famiglia cercheremo di dare contributi concreti e mai polemici con tutti, dai comuni al Governo ovviamente. La delega alla famiglia non può essere un problema in un paese a nascita zero e i ministri dovrebbero fare a gara per averla, perché è la più importante. Vogliamo che il Governo riconosca questa centralità del tema della famiglia: non hanno senso i proclami se non ci saranno più bambini. Il futuro, la ripartenza dell’Italia ha senso solo se esiste un futuro e uno spazio per i figli.

Andare all’estero se è una scelta è bene, ma se è una necessità allora c’è un problema serio e tante famiglie sono lacerate dal dover vedere i figli lasciare il paese per necessità, per il bisogno.

Il mondo del posto fisso è finito, come si fa a costruire un sistema che sostenga la famiglia ora che i soldi sono pochi e il boom economico dei nostri nonni è più mito che storia?

De Palo: Siamo ad un punto di svolta del nostro paese, mi spaventa che non ci sia il senso di urgenza. Su questo non ci dovrebbe essere divisione, su questo si dovrebbe costruire un consenso ampio su quelle che non sono opinioni, ma dati di fatto: il declino di un Paese. Siamo in una condizione simile a quella appunto vissuta dai nostri nonni nel dopo guerra. O tutte le forze politiche e sociali trovano una sintesi unitaria al rialzo, come fu con la Costituzione, oppure non se ne esce.

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